15
Gen 2012
ore 14:39
ore 14:39
Quelli che combattono la crisi
Questa è la Baia di Auckland, siamo in New Zealand, un paese bello e lontano dove la moneta corrente è il NZ$, l'economia ha dei problemi ma il rating è AA, come quello della Francia.
Questa è Noosa, nella Gold Coast, Queensland, siamo in Australia, un paese bello e lontano dove la moneta corrente è il AU$, l'economia va bene e il rating è AAA, come quello della Germania o Hong Kong.
Questi sono due paesi belli da visitare per turismo ma ora stanno diventando mete per una emigrazione europea di nuovo tipo, quella dei giovani senza futuro, senza lavoro.
Non sono tutte rose e fiori, sia ben chiaro, anche perché il visto di lavoro e l'entrata in questi e altri paesi fuori dall'euro e dall'Europa stanno diventando difficili.
Eppure anche oggi appare un articolo sulla Stampa che descrive questa nuova fuga verso il Brasile, l'Australia, l'Africa.
Sono appena rientrato da un lungo viaggio in Cina, Australia e New Zealand e molti mi hanno chiesto come si vive, qual è il tenore di vita, se un italiano trova lavoro laggiù.
Mi colpisce molto la mancanza di futuro che alcuni interlocutori trasmettono nei loro ragionamenti, il senso della crisi ormai introiettato, la perdita di sogni.
E' un'Italia impaurita, ripiegata e stanca eppure avremmo molte carte in mano per riprenderci, senza dover pensare alla fuga, alla nuova emigrazione, una di queste è il turismo, la nostra cucina, i nostri monumenti.
Chissà se il nuovo governo se ne rende conto, temo di no.
Per mettere a reddito questi nostri tesori e contribuire a contrastare la crisi bisognerebbe però dare servizi superiori a quelli dei concorrenti, europei o asiatici che siano, avere pochi lacci e lacciuoli ma soprattutto voglia di lavorare bene.
Forse, però, è proprio la voglia di lavorare bene che si è persa in Italia.
Stefano Bonilli
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Concordo in pieno. Io sono un giovane giornalista con il pallino dell'enogastronomia. E' brutto, ogni volta che ti chiedono cosa vuoi fare nella vita, sentirsi dire "è durissima", "rinuncia", e così via. Io resisto e persisto, nella speranza che un giorno riesca a realizzare il mio sogno!
Come si può non condividere appieno il suo ragionamento, ma ancora di più condivido il momento di paura che in italia si respira, e forse è proprio la paura la scusa per cui non si vuole migliorare. Ce la possiamo fare
Mi spaventa che il pensiero in generale negli Italiani sia di profondo pessimismo con una sensazione palese di attesa della "fine" paralizzante. Credo che ci si debba rimboccare le maniche (faticare ovviamente!) per risalire la china - otteremo dei risultati strabilianti.
Bisognerebbe smettere di fare inni alla crisi, ma incitare le persone all'impegno e come avete già sottolineato ad avere voglia di "fare"
Tra il dire e il fare, c'è di mezzo l'Agenzia delle Entrate, il Parlamento, ennemila leggi e leggine medievali e l'italiano medio.
Il resto è chiacchiera, sono vent'anni che mi rimbocco le maniche e sto peggio di quindici anni fa, altro che.
In barba a tutti quelli che hanno cercato di scoraggiarmi a Civitavecchia stiamo lavorando proprio per far si che la voglia di lavorare bene risorga e serva d'esempio a tutti, e vi assicuro che la voglia di fare bene è contaggiosa!!!
Non credo che si debbano alzare le mani e arrendersi anche se per un italiano tutto è più difficile, basti pensare che nell'indice sulla concorrenza l'Italia è al 92° posto e la vicina Svizzera al 4° posto.
Come gareggiare con una gamba sola.
Per il momento sarei già molto felice se riusciamo a non distruggere la costa e l'Arcipelago Toscano - salvandola dal mostro distruttore incagliato al Giglio. Per il resto, poi vediamo.
La verità è che in Australia ci si viene per gioco e poi ci si rende conto che quì si sta molto meglio che in Italia!Ciò che sconforta è sapere che il "Bel Paese" avrebbe tutte le potenzialità per offrire le stesse possibilità che offre l'Australia...E' il rispetto reciproco che manca...Ognuno si vuole fare i cavoli suoi e se ne frega del prossimo.
C'è una vaga coincidenza: http://www.bistrotchezmaurice.com/2012/01/14/voglia-di-lavorare-poca/
Concordo appieno con Matteo, nel nostro paese c'e' una mancanza di civilta' nel quotidiano e poi un approssimazione nel lavoro che fa' paura. Entrate in un ufficio e vi renderete conto di quanto siamo allo sbando.....solo con il turismo potremmo "campare di prepotenza" peccato che invece andiamo avanti con il nostro qualunquismo e l'indifferenza quotidiana. Finche' la crisi non e' arrivata allo scoperto andava bene a tutti tanto chi non arrivava a fine mese oggi continua a stare sulla soglia di poverta'.
Evviva l'Italia ;)
Ale Roma
Questi paesi hanno un vantaggio di fondo: tutto è più semplice e pratico, alla fine mantenersi li facendo il "glass collectorr" diventa immediato e finchè dura l'entusiasmo va pure bene.
In questi paesi mafia, 'nrangheta e camorra sono assenti o quasi o perlomeno non così' pervasivi. Il senso civico e' diffuso, l'ambiente non e' devastato dai palazzinari collusi con la mafia o mafiosi loro stessi, ne' utilizzato come discarica per ogni genere di rifiuto, e così' pure il mare. Finche' in Italia si minimizzerà' il problema MAFIA, vero freno per ogni possibile sviluppo virtuoso, e non si sradicherà' la mentalita' mafiosa alla base di quasi tutti i comportamenti dell'italiano-tipo, non vedo alcuna via di uscita per il nostro paese.
Chi ama questo paese (chiunque esso sia) non può pensare che la soluzione sia abbandonarlo. È un comportamento simile a quello tenuto dall'ormai, fin troppo, noto capitano. Bisogna avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità e combattere per ciò in cui si crede, cominciando a pensare che il proprio benessere passa attraverso quello degli altri.