03
Mar 2012
ore 17:50

Lucio Dalla e la Piazza Grande degli Anni '60

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La Piazza Grande di Lucio Dalla è quella di un'altra Bologna, di una Bologna degli Anni '60 che non c'è più.
Si rischia il racconto nostalgico ma non avrebbe senso, infatti così come non c'è più quella Bologna non c'è più neppure quell'Italia.
Chi ci ha perso da questo cambiamento? Io una risposta ce l'ho, hanno perso i bolognesi perché negli Anni Sessanta Bologna era un altro pianeta, e lo era non solo se confrontata con la sola Italia ma era una città unica anche a livello internazionale.
Bologna era infatti la vetrina del comunismo emiliano, un riformismo socialdemocratico nell'epoca della Guerra Fredda che incuriosiva gli americani, i francesi, gli svedesi che mandavano l'inviato del New York Times e degli altri grandi quotidiani a raccontare gli asili nido di Bologna e Reggio Emilia, a intervistare il sindaco comunista di Bologna, Dozza, e il suo successore Guido Fanti, e il Cardinale Lercaro, uno dei protagonisti del Concilio Vaticano II e arcivescovo di Bologna fino al 1968.
Bologna, che era la città di Dossetti e del riformismo cristiano, sconfitto, di una parte della Dc.

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E mentre i bolognesi fanno la fila in Piazza Maggiore, la Piazza Grande di Dalla, per rendere omaggio a Lucio Dalla, il cui feretro è esposto nel cortile d'onore di Palazzo d'Accursio vale la pena raccontare perché Bologna era diversa.

Era una città che non dormiva mai, c'erano ristoranti aperti fino alle 3 o alle 4 di notte come Cesari, il San Paolo, la Birreria Lamma e ce n'era uno, in via Indipendenza, che chiudeva solo tra le 5 e le 6 del mattino per fare le pulizie.
Era la Bologna più simile alla Svezia che all'Italia, dove si viveva bene, con i servizi sociali che funzionavano perfettamente, l'anagrafe che dava i certificati grazie a un mega computer IBM, ed eravamo negli anni '60 non nel 1990, i bar, le osterie e le trattorie dove ci si conosceva di vista tutti, sia che si andasse all'Osteria delle dame, regno di Guccini e Claudio Lolli, o al Palasport di Piazza Azzarita a tifare per le V Nere della Virtus, allo stadio a vedere il Bologna di Nielsen, Perani e Pascutti o a mangiare da Vito e dove quelli del Foglio, non quello di Ferrara ma il quotidiano finanziato da Pedrazzi, si incontravano con Stefano Bonaga, Massimo Osti, Roberto Dionigi, Lucio Dalla, Stefano Benni e Bonetti, già, perché Bonetti esisteva ed era uno degli amici di Dalla.

Bologna diversa anche nella contestazione perché all'Università la leadership non era di Potere Operaio o Lotta Continua ma era della Sezione Universitaria del Pci, fucina di futuri dirigenti sindacali, come Claudio Sabbatini, futuro segretario generale della Fiom o Piergiorgio Cremaschi, uno degli ultimi segretari dell'organizzazione metalmeccanica.

E di questa Bologna Lucio Dalla era uno delle immagini quotidiane e tranquillizanti perché lo trovavi al bar, all'aperitivo, da Feltrinelli o in trattoria sempre gentile, disponibile, ironico.
E le migliaia di bolognesi in fila per salutarlo sono venuti a dire addio a un amico.


commenti 11

temo siano le stesse cose che qualunque generazione di persone over-anta dice a proposito della sua giovinezza da almeno 2 secoli.
I tempi cambiano, gli usi e i costumi pure.
Chissà che diranno i cinesi della Cina di trent'anni o quarant'anni fa o magari anche solo di quindici...

03 Mar 2012 | ore 23:03

Dubito che la Bologna del dopoguerra sia replicabile.
C'era la guerra fredda e Bologna era la vetrina, poi l'Emilia essendo stata nello stato pontificio è sanamente laica e le donne sono belle.
Un mix che non si ripeterà più e quindi non è la solita solfa ma una solfa unica di una città che è stata unica e non lo sarà più

04 Mar 2012 | ore 00:10

Bello questo ricordo di Bologna, si vede che lei direttore la sua città non l'ha mai dimenticata.

04 Mar 2012 | ore 13:29

Sempre un piacere passare di qui e leggere un bell'articolo.
Grazie anche per il suo commento/appoggio a Sigrid che io condivido.

04 Mar 2012 | ore 18:59

Tutto vero direttore, però quando ti trovi in Piazza Maggiore di sera capisci la meraviglia del mondo.......

04 Mar 2012 | ore 21:57

Poi, dopo il 68, arrivò il 77 e da li sono cominciati i guai : il gruppo dirigente del PCI, arroccato, perse il contatto con la città, cominciò una sorta di guerra per bande che finì per spianare la strada a Guazzaloca, per battere Guazzaloca chiamarono Cofferati.........il resto lo sappiamo.....

04 Mar 2012 | ore 23:30

Io ho studiato e lavorato a Bologna (1990- 1998) e, per quanto città vivibile e dai servizi per me efficienti, ho sempre avuto la percezione che vivevo in una città dal grande passato ma che stava perdendo pian piano quella che era stata la sua identità!
Noi giovani studenti venivamo in città inseguendo un idea o meglio una realtà, ma si finiva spesso per rimanere delusi! Ho vissuto in via Paolo Fabbri e vedevo spesso ragazzi smarriti che andavano da Vito o bussavano a casa di Guccini in cerca di quelle sensazioni!
Direttore, la sua riflessione rende molto bene quella sensazione provata a suo tempo!

05 Mar 2012 | ore 12:57

Non sono d'accordo, è vero che la nostaglia abbellisce i ricordi,e magari vale anche in questo caso, però se parli di Bologna, di Emilia Romagna di quel periodo storico stai parlando di qualcosa di particolare davvero,uno squarcio su quel che avrebbe potuto/dovuto essere tutto il paese, e infatti da quelle parti,qualcuno, viaggiando con una uno bianca cercò con la violenza di sporcare quella possibilità, al pari di chi, anni prima , ai primi governi di centro-sinistra in Italia rispose mettendo le bombe, da Pzza Fontana in poi.

05 Mar 2012 | ore 15:51

cambiano i tempi ma nessuno impedisce di essere all'avanguardia , sempre e comunque..
città stupenda , ricchissima di cultura, di arte e di storia, tantissima roba ,ma completamente scavalcata dai turisti sulla tratta venezia-firenze-roma pur passandoci "dentro"....
mi viene in mente una città come ferrara, dove con 200 aquiloni, fanno una manifestazione di richiamo nazionale....un collega illustre ha appena aperto qualcosa di nuovo per la città, nel concetto e , superata la questione morale, negli investimenti e la città chiacchiera già sui mille difetti che manifesta, nonostante sia ancora palesemente in fase di rodaggio...ma forse è giusto così, inutile abbaiare alla luna e polemizzare , rimane il fatto che Lucio Dalla è bolognese nonostante Bologna!

06 Mar 2012 | ore 15:14

Rudeboy, i delitti della Uno bianca con la strategia della tensione non c'entrano davvero nulla.
Non c'entrano nulla con la Uno bianca neppure i tanti, e grossi, problemi che bologna ha incontrato negli ultimi anni.

06 Mar 2012 | ore 17:43

Si parlava di Bologna del periodo degli anni 60, non della Bologna di questi anni, a cui rimando a quanto scritto da WU MING e che puoi trovare in rete, circa il ruolo della uno bianca negli anni 80 se ne prlava come di strategia di destabilizzazione, magari si sbagliava'pero'.....

06 Mar 2012 | ore 23:09

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