12
Apr 2012
ore 17:05

"Good Morning Vietnam"

< >

IMG_3866.jpg

L’aereo sorvola il Delta del Mekong, grande e tentacolare, e dovunque si vedono rami del fiume e per minuti e minuti guardo la storia, sento nelle orecchie gli echi di quelle cronache giornalistiche della fine degli Anni ’60 che ci raccontavano la Guerra del Vietnam e infiammavano le università americane ed europee e quei nomi che erano il racconto di tante battaglie a Saigon, nel Delta del Mekong, a Da Nang, a Hué, l’offensiva del Tet e poi la strage di My Lai e ancora e ancora.
E poi la delusione per l'involuzione vietnamita, comunque decisa tra vietnamiti e non da truppe di occupazione.

Si atterra a Saigon, oggi una città enorme che è stata ribattezzata Ho Chi Minh ma resta sempre la Saigon città prostituta, e atterrando si vedono i capannoni abbandonati delle postazioni dell’esercito Usa attorno all’aeroporto, nel frattempo completamente nuovo e adatto alla nuova industria turistica che negli ultimi venti anni ha aperto le frontiere di questo paese che è un paradiso della natura.

IMG_3834.jpg

Saigon era ed è una città caotica dove i motorini la fanno da padroni.

E’ il porto d’entrata nel Vietnam del turismo e i vietnamiti hanno trasformato in tappa quasi obbligata anche il ricordo della guerra e lo hanno fatto in modo didattico e doloroso perché la guerra è stata parte di questo popolo dagli Anni ’40 fino all’inizio degli Anni ’90 dello scorso secolo, prima contro i colonizzatori francesi, poi contro gli americani, poi contro la Cambogia e la Cina, milioni di morti, enormi estensioni di territorio distrutte, bruciate, contaminate.
La cronaca della liberazione di Saigon l’avevo letta nel bel libro di Tiziano Terzani, Giai Phong - La liberazione di Saigon - e poi c’erano quelle immagini televisive del carro armato vietnamita che sfonda la cancellata del Palazzo Presidenziale, il 30 aprile del 1975.

IMG_3861.jpg

Ci sono scolaresche, vecchi reduci, famiglie e molti americani che si aggirano nel parco e fra le sale del palazzo.

IMG_3855.jpg

Non riesco a immaginare che effetto faccia a degli americani vedere questo palazzo e il vicino museo della guerra, incontrarsi con il ricordo della prima sconfitta dell’esercito Usa, ricordare i 50.000 morti americani nel Vietnam, una generazione segnata.
Qui nel palazzo c’è poco da vedere ma a poche centinaia di metri ci sono le gabbie di tigre dove i prigionieri vietcong venivano detenuti, torturati e uccisi e ci sono le foto dei principali reporter del mondo, molti dei quali morti sul campo, che documentano l’atrocità delle guerre del Vietnam.
Alcune sono foto storiche, impresse nell’immaginario collettivo di quel tempo e nella storia del giornalismo di guerra.

IMG_3908.jpg

Fuori, davanti a attorno al museo, l’aria è calda e umida, ci sono 35°, i motorini circondano le strade del quartiere in un carosello ininterrotto, la speculazione edilizia ha cambiato il panorama della città, Saigon o Ho Chi Minh che sia, resta sempre la capitale di un sud che non ha mai amato il nord, e viceversa.
In volo per Da Nag viene in mente la grande base Usa da dove partivano e atterravano gli attacchi degli elicotteri e dei caccia e dove sbarcavano rifornimenti di mezzi, armi e munizioni del più ricco e potente esercito del mondo.
Una gran parte del vecchio aeroporto è cintata e abbandonata perché gravemente contaminata.
Si vedono gli hangar di cemento, le torrette e una vegetazione selvaggia che ha occupato ogni spazio.

IMG_3917.jpg
IMG_7411.jpg

La spiaggia di China Beach, bella è infinita, lunga circa trenta chilometri, è ormai terreno di caccia dell’industria alberghiera internazionale e lungo le rive si susseguono alberghi brutti e bruttissimi, un Casinò, le case al mare dei neo ricchi ma la sabbia e il mare sono ancora incontaminati e i pescatori escono la mattina presto su quelle loro imbarcazioni tondeggianti e impossibili da governare se non da un pescatore vietnamita che c’era prima della guerra, ha convissuto con la guerra e che oggi il turismo sta facendo lentamente scomparire.
Ve lo ricordate il grido “Goooooood mooorning Vietnaaaam….” che Robin Wiliams faceva ogni mattina dai microfoni della radio militare Usa?
E quell’indimenticabile  “… io fare te amore lungo lungo per solo five dolla….." della ragazza vietnamita che si rivolge a Joker, il giornalista-militare di Full Metal Jacket di Kubrick, girato negli stabilimenti di Pinewood di Londra. La città di Hué della scena finale del film è stata ricostruita e distrutta a Beckton in un vecchio stabilimento per il gas vicino al Tamigi.
E il capolavoro di Coppola, forse il più bel film di guerra, quell’Apocalypse Now girato nelle Filippine, una rivisatazione del Conrad di Cuore di temebra con Robert Duval che vuole guardare i soldati che fanno il surf e fa sganciare il napalm per liberare il campo dai mortai vietcong e ne respira con piacere l’odore acre.
E Il cacciatore, di Michel Cimino, atroce e struggente, con una colonna sonora tra le più applaudite del decennio.
Platoon, di Oliver Stone, ci mostra lo spirito di corpo, paure e bassezze della vita di trincea ma anche in questo caso non è stato girato in Vietnam
Nessuno dei film e delle immagini che ci sono rimaste impresse della guerra del Vietnam raccontata dal cinema sono autentiche, era un Vietnam ricostruito, falso, eppure quando atterri a Da Nang riconosci il profilo della montagna, ti sembra di esserci già stato e la spiaggia di China Beach è quella dove i militari venivano portati in elicottero prima e dopo i turni al fronte.

IMG_7458.jpg

Pensi a tutto questo disteso ai bordi della piscina in riva al mare di questo Vietnam del XXI secolo dove turismo, industria, bandiere rosse e Samsung compongono un mix che sa tanto di globalizzazione e non più di ideologia.
Goodby Vietnam.



Foto di S. Bonilli


commenti 10

Grandissimo.....grazie

12 Apr 2012 | ore 22:00

Quando sento parlare di Vietnam non posso fare a meno di pensare alla guerra (e che guerra!) a cui seguì l'odissea tragica dei boat people. È consolante vedere che il Vietnam di ora è un'altra cosa.

13 Apr 2012 | ore 10:03

Magari qualcuno può pensare che sia un ricordo ideologico ma chi non ha vissuto il '68 non può capire cosa è stata quella guerra lontana e come fu l'ultima volta che l'orrore di una guerra venne raccontato in presa diretta creando grandi danni di immagine all'esercito Usa.
Da parte vietnamita ovviamente non ci fu la stessa apertura.
Da allora l'esercito americano non ha più permesso di seguire la "vera guerra" ma ha imbarcato i giornalisti in reparti speciali e proprio sulla base di quell'esperienza li ha portati a vedere una guerra meno cruda.
Ma la guerra è di un solo tipo, dolore e morte.

13 Apr 2012 | ore 10:31

Io la guerra del Vietnam l'ho letta solo sui libri ma questo racconto mi ha molto colpito perché mi ha trasmesso la sua emozione.

13 Apr 2012 | ore 11:42

sig. bonilli, visto che vedo che é a Saigon, le consiglio (se posso) un posto STUPENDO per una favolosa BBQ vietnamita. ancora oggi dopo anni me la ricordo como una bellissima esperienza. Quan Nuong Vietnamese Barbecue. É un po nascosta, in una terrazza molto ampia che non si vede dalla strada, al terzo piano affianco a una famosa gelateria. Vale la pena una capatina. Piena di locals, quasi nessun turista. http://www.dopplr.com/place/vn/ho-chi-minh-city/eat/quan-nuong

13 Apr 2012 | ore 14:13

Grazie del suggerimento ma è troppo tardi, sono di nuovo a Roma.

13 Apr 2012 | ore 15:20

Quanti cinquantenni leggeranno questo ricordo che viene dal cuore?
Erano bei tempi, si sognava e sembrava tutto possibile.
Grazie

13 Apr 2012 | ore 22:54

Non ho visto la guerra, ero troppo piccolo, ma ho visto questo fantastico paese e ho potuto farlo nel modo migliore possibile: zaino in spalla, da nord a sud, dalla piccola perla Hanoi alla caotica Ho Chi Minh, passando per tanti splendidi posti come Ha Long, My Son, Hue, Hoi An, il Mekong e le dune rosse.
Andateci perché è un posto incredibile.
Grande direttore, buon rientro!

14 Apr 2012 | ore 14:29

pronto per Crippa

15 Apr 2012 | ore 11:26

scrivi un commento

Puoi scrivere quello che vuoi, ma se è una sciocchezza posso cancellarlo. Se il tuo commento non viene pubblicato subito, è colpa dell'antispam che ha dei criteri tutti suoi. Non ti preoccupare, magari scrivimi un breve messaggio per avvisarmi, appena posso recupero tutto.

Pasta_sarde_1.jpg Pasta con le sarde

Eccola qui la pasta con le sarde, una di quelle ricette che tutti conoscono e nessuno...


ultimi commenti

  • Dafare - Salve. E' vero, la registrazione su un blog (come...
  • oelle - ... Franceschini sta per sposarsi, altre incombenze, altri pensieri...
  • Stefano Bonilli - Naturalmente anche se con quattro giorni di ritardo sul...
  • Max - Sei poi stato alla pergola, direttore? :-)...
  • Sale&Pepe - Il male peggiore per l'Italia è essere abitata da...
  • Franca Formenti - E magari far leggere agli americani la storia dei...

ultimi post

07
Lug
La cucina - Esiste una cucina delle donne?Io penso...
25
Giu
Scavi di Pompei, un vero casino - Negli ultimi mesi si sono verificate chiusure...
21
Giu
Solstizio d'estate a Rimini - Si lo so, il giorno più...
19
Giu
Repetita iuvant ovvero Ode alla cucina romana - Repetita iuvant dicevano gli avise mangi una...
17
Giu
Like a Rolling Stone? - Gli italiani che scrivono di cibo...
15
Giu
La grande bellezza della cucina romana raccontata da L'Express - "Se facciamo uno speciale su Londra...
09
Giu
Io vado a Spessore, tu vai a Spessore, egli va a Spessore - A Fausto piace che il Povero...
03
Giu
La gricia di Nabil e il nuovo bancone - Il banco è nuovo e anche...
Pollo_arrosto_erbe.jpg Pollo arrosto alle erbe aromatiche

In momenti di crisi il pollo è un'ancora di salvezza perché anche i polli buoni esistono...


ultime letture

9788862431552.jpg Colette e il caffelatte della portiera

Il caffelatte della portiera è semplice, si...


IMG_3446.jpg Cappelli, un romanziere che ama l'Aglianico, i paccheri e le frattaglie

Con Gaetano Cappelli ci siamo visti da...


IMG_2291.JPG Viaggiare in aereo con 200 romanzi, saggi e libri di cucina

Leggendo sul New York Times alcuni autorevoli pareri...


Twitter
Friendfeed