24
Mag 2012
ore 16:17
ore 16:17
Eataly Roma, il negozio più grande del mondo
Fuori è così, un cantiere che fa intuire qualcosa di spettacolare ma dentro si lavora ancora perché l'inaugurazione di Eataly Roma, nell'ex Terminal Ostiense, è vicina.
Costruito per i mondiali di calcio del 1990 e usato una ventina di giorni, il Terminal era abbandonato da allora ed era diventato uno dei punti di maggior degrado del quartiere.
Dentro al Terminal, diventato Eataly, gironzolando per i vari piani si ha la stessa impressione del giorno prima dell' apertura di una fiera, tutto sottosopra, operai che lavorano, scaffali che cominciano a riempirsi, interi reparti ancora indietro, in questi 18.000 mq di cucine e scuole, il più grande spazio dedicato al cibo, ai negozi, enoteche, bar, pizzerie, ristoranti, friggitorie e scuole di cucina che esista al mondo.
Si lavora all'impianto dell'aria condizionata, un lavoro complesso che riguarda uno spazio di quattro piani con una cubatura enorme.
Qui sopra i banchi del pesce già pronti.
A Eataly si produrrà anche la birra, ovviamente, e sarà una birra artigianale super prodotta da Teo Musso e Leonardo Di Vincenzo, cioè Baladin e Birra del Borgo.
Farinetti fa riunioni per preparare i programmi delle scuole, discute con i tecnici dell'aria condizionata, porta in visita gli ospiti nei vari piani di Eataly, telefona, fa incontri con la burocrazia capitolina che ha trovato da ridire su particolari del progetto e comincia a diramare inviti per l'inaugurazione del 14 giugno, magari a porte chiuse, magari Eataly Roma aprirà al pubblico il 21 giugno ma sicuramente per tutta l'estate i 420 dipendenti, i 18 ristoranti e tutto ciò che ruota attorno a questo "mostro" dovranno fare un grande rodaggio.
Foto di S. Bonilli
Stefano Bonilli
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CATEGORIA Progetti nazionali e internazionali | TAG Baladin, Birra del Borgo, Eataly Roma, Farinetti, Terminal Ostiense
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notizie in breve

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Sarà per via della crisi? Può essere, oppure è semplicemente stanchezza, è non poterne più...
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voglio andarci subitoooo
18 mila è tantissimo!! ma avevo letto che non gli avevano dato i permessi????
Sarà almeno un investimento di 30 milioni di euro e poi ci sono più di 400 dipendenti, ma quante persone dovranno andare ogni giorno a Eataly, 10mila, 20mila e in quanto tempo raggiungeranno il pareggio in questi tempi di crisi?
Speriamo bene, auguri.
speriamo che non faccia la fine della citta del gusto
ah no ma non sei te che gestisci stefano quindi va bene
ciao
Vedo che conosce delle jene, caro direttore, perché uno che fa una battuta così è uno spiritoso con rancori pregressi.
Molto bene, mi piacerebbe conoscere i loro studi di marketing per capire qual è il target cui si rivolgono, perché il romano medio quello del "annamose a fa un rinforzino" non ci va per certo. Direttore, perché eatitaly dovrebbe riuscire dove la cittadelgusto ha fallito?
La Città del gusto non ha fallito, fin quando il dott. Bonilli è stato ,presente, quella Città è stata per Roma il fulcro dell' enogastronomia basta vedere oggi che tutti fanno quello che Bonil li ha iniziato dieci anni fa quante scuole sono nate negli ultimi anni? Quanti pseudo teatri? Andato via lui è andato via anche il pensatore di eventi, la mente creatrice di tutto quel palazzo. Ed anche fuori non è più riconosciuto come il centro importante di cultura gastronomica. Ve lo dice una che ha dato 11 anni del suo lavoro al gambero e che ha sofferto molto ad andare via, ma ci lavorano ancora tante persone meravigliose! Andato via Bonilli semplicemente il gambero non è stato più quello ideato da lui.... Si è trasformato! In meglio o in peggio non sta a me dirlo. Buona giornata!
Farinetti ministro per le infrastrutture, subito.
E perchè non ci può andare a farsi un "rinforzino",anche a torino dicevano quello, eppure i ristorantini sono sempre pieni: una pizza buonissima, farine macinate a pietra ecc.ecc, per 5,80 euro non mi pare male.
Si potrebbe invertire la domanda: perché Eataly a Roma dovrebbe fallire mentre ha avuto un successo clamoroso ovunque è stata aperta?
Lei cosa ne pensa direttore di questo progetto?
Ne penso tutto il bene possibile e non ha senso fare i raffronti con la città del gusto, altri anni e ben altri capitali stanno dietro a questa operazione.
Farinetti sta facendo un'operazione di rilevanza internazionale e in cinque anni il marchio Eataly è noto nel mondo.
Applausi.
Si è un'operazione molto importante per Roma, a fine giugno corro a vederlo finito!
sono d'accordo che non hanno senso i paragoni e comunque l'operazione, i tempi e gli investimenti sono diversi, ma non posso fare a meno di ricordare quando molti anni fà durante uno shooting che avevo organizzato a Roma ho preso un taxi al volo e mi sono fatta portare alla Città del Gusto per vedere con i miei occhi quel meraviglioso progetto.......)))
Una volta ero scettico e prevenuto nei confronti di Farinetti ma dopo aver visto mi sono ricreduto. Ora attendo Londra...
Io spero che abbia successo a Roma e sarò anche una delle prime clienti. Una ventata di freschezza: giovani al comando (giunti li per caso non perchè figli di), turni di lavoro guidati dalla passione e senza l'angoscia delle ore imposte da questi ridicoli contratti di settore, nuove strutture, nuovi posti di lavoro, fiducia nel mercato e nei romani e anche una sberla a questi burocratici del cavolo che arrivano e bacchettano tutti per stupidaggini perchè...perchè, beh le motivazioni tante. Ma insomma, ma che altro si desidera? Ma poteva andar meglio a questa Roma? Io non credo.
Direttore,quando apre a Milano Eataly?, alla fine lo faranno nell'ex-teatro Smeraldo?
Ma scusate non è troppo vicia alla Città del Gusto, nato per far chiudere quell'altra, quante piccole botteghe dei dintorni chiuderano ... Sicuramente bello ... bellissima inpresa ... per Farinetti sicuramento, attenti non gufo.... sono solo realista 420 dipendeti per 360 giorni lavorativi, solo per pagare i dipendenti serve incassare 1.225.000 euro al giorno aperto 20 ore al giorno deve incassare 61.000 euro l'ora. Dipende quanto pensa che sia la media di spesa, se riesce a far entrare più di 2.500 persone l'ora c'è la può fare. scusate questo gioco scolastico
Il prossimo anno apre Eataly Milano al Teatro Smeraldo e stanno organizzando l'ultimo spettacolo prima dell'inizio dei lavori.
Direttore, una domanda o.t.: ultimamente girando tra i vari blog di casa nostra ho notato l'intenzione di essere internazionali e però anche il limite della mancanza del traduttore. No l'ho trovato neppure qui, ma certamente sto sbagliando.
Comunque constatavo che tra i foodies, soprattutto tra gli americani, quanto sia importante darsi una collocazione in base alle proprie origini e tutti con il forte desiderio di farsi, come dire, "ambasciatori" di una tradizione, o almeno fortemente ispirati dalla tradizione familiare.
Però prendiamo gli italo-americani: quasi nessuno (ma il "quasi" è generoso), riporta link ai principali blog italiani in fatto di cibo e vino (gli unici sono i link ai siti delle aziende che vendono prodotti).
Mi chiedevo,in generale i desideri di queste persone così attratte dall'Italia (di diffondere la cucina italiana, ma anche di fare un viaggio in Italia) non potrebbero fornire un ulteriore tramite per arrivare ancora più in profondità e far crescere la domanda di "Italia" più di quanto non sia attualmente nel mondo? E in tal senso appoggiarli nelle loro intenzioni non potrebbe fornire un prezioso tornaconto? E qui mi allaccio al discorso Eataly (di cui non saprei dare una definizione, ma la cui leva è certamente la valorizzazione della tradizione enogastronomica italiana).
Mi chiedevo perché se nel mondo reale tutto ciò è possibile, in quello virtuale un blog come questo e come GG ed altri più o meno noti sembrano non interessati ad entrare in queste realtà, a non gettare un ponte sul mondo.
Anche il sito di Eataly, ad esempio, sembra ispirato più a formare una propria community di consumatori che non votata a quell'incontro che nella realtà cerca.
Rileggevo l'aneddoto della cena alla quale ripeteva la storia del tiramisù (confesso che io non la conoscevo) e ho pensato a quante persone, non italiane, avrebbero volentieri voluto conoscere quella storia (come la storia di altre persone che hanno contribuito all'evoluzione della cucina, una passata nel dimenticatoio è quella di Paracucchi).
Perchè dunque i blogger nostrani non si propongono ed intervengono fattivamente anche nelle discussioni tra blogger che stanno dall'altra parte del pianeta.
Perchè continuano a stare arroccati in un proprio feudo, e preferiscono cantarsela e suonarsela e non si confrontano davvero con quella parte di pubblico che forse sarebbe molto più propensa a prestare attenzione a quanto hanno da dire.
La casalinga di Voghera è davvero così più intrigante e meno disperata della casalinga di Bum Bum Ga? Non credo.
E allora perché non confermare certe seduzioni per il belpaese, magari correggendo o, magari, difendendo il lavoro di questi "paladini per caso" (riferito ai blogger ispirati dall'Italia) della tradizione, se è vero che la Tradizione merita di essere propagandata e difesa a tutto campo.
Ma soprattutto perché non incoraggiare queste persone, se vedono nell'Italia una qualche missione.
Perché non dotarle di tutte le "dritte" affinché abbiano la giusta visione di quello che era, è e probabilmente sarà l'Italia ? E perché non rendere di pubblico dominio quei piccoli vademecum per organizzare dei viaggi senza beccarsi delle fregature o per riconoscere un sòla e così rischiare di rovinare un ricordo importante di Roma, di Firenze, di Venezia, di Napoli etc, così che possano anch'essi, a loro volta, trasferire questa immagine ad altri ?
Basterebbe leggere il contatore delle visite per comprendere se il gioco vale la candela.
Del resto qualcuno saprebbe trovare persona più motivata e idonea di queste nel farlo?
In altri termini Farinetti ha il suo tornaconto nel soddisfare persone vogliose di Italia. Ma credo che questa passione non sia ancora interamente soddisfatta dall'esperienza.
Penso che il vero desiderio sia invece quello di trasferire ad altri questa esperienza, come, per fare un esempio, questa persona(http://prouditaliancook.blogspot.it/).
Al momento tutto mi sembra molto ingessato e che alcuni abbiano addirittura idee confuse sull'Italia.
Se a questo associamo i fattori politici, economici, sociali ecco fatto che l'opinione si trasforma in pregiudizio ed il pregiudizio, inevitabilmente, in deterrente in termini turistici.
Segnalo tra rischi le "modernità" del NYTimes (http://www.nytimes.com/2012/05/23/dining/easy-homemade-mayonnaise.html?pagewanted=1&_r=1&ref=dining)... si parlava del segreto dell'acqua nel fare la maionese e si suggeriva di usare la versione della "maionese al bacon" come condimento di un'ipotetica insalata di pasta alla carbonara da disporre sul letto di pomodori a fette, con parmigiano e fette di limone on top:
PASTA SALAD CARBONARA Boil your favorite chunky pasta (fusilli, penne, etc.) and dress with bacon mayonnaise while still warm. Serve topped with Parmesan curls and lemon wedges. This is nice warm or at room temperature, on a bed of ripe tomatoes.
Ah, per inciso, questa la provo :-)
a Bologna è molto piccolo, trovo che il marchio sia fantastico!
Orlandooo, mi sa che hai toppoato un po' i conti...
Il posto dev'essere una meraviglia!
Creare dei link non solo tecnici con le più interessanti realtà del mondo blog anglosassone è difficile non solo per lo scoglio della lingua, che per altro è un bello scoglio.
Poi c'è la difficoltà di dialogo che vuole dire andare oltre i luoghi comuni.
Molti americani, per esempio, ci vedono come mangiatori di pasta, non sanno nulla di riso e risotti, il tiramisù lo mangiano ma non hanno idea dove e quando sia nato, dei vini conoscono poco o nulla poi arrivano a Roma e chiedono di andare a mangiare in locali da Dolce Vita anni '60, vanno in Via Veneto, dove tutto è mediocrità, con punti di mafia - uno dei grandi bar è stato messo sotto sequestro - dove tutto è molto costoso.
Un po' come noi italiani che pensiamo che gli Usa siano come New York e la costa est e invece nella grande provincia americana le distanze tra l'Europa e gli Usa risultano quasi incredibili.
Insomma, proviamoci, ma io penso che sia molto più difficile di quel che sembri trasmettere il senso del cibo e del vino italiani, quello della nostra provincia e della tradizione.
Non riusciamo a farlo neppure tra italiani perché blog come questo lo leggono solo appassionati e addetti ai lavori, non certo il pubblico normale che tra l'altro non legge i blog.
Che bello! una delle poche cose di cui ancora possiamo andare orgogliosi è Eataly.Io frequento quello di Bologna, un posto piacevole dove di mangia bene e si fa la spesa... è piccolo ma proporzionale alla città.
Tutto è in crisi mentre il mondo del cibo, del vino, dei foodie sono una risorsa per il nostro paese e ben vengano queste iniziative.
un saluto a tutti
Sono molto felice che Eataly apra finalmente a Roma.
Non vedo perché in qualsiasi altro posto abbia avuto un grande successo, e qui no.
Come trovo singolare, ma non così strano, che proprio qui l'organizzazione abbia avuto un sacco di problemi con permessi e burocrazia.
Sono stata a quello di New York, affollatissimo in qualsiasi orario, e vedere la fila per mangiare una fetta di pane e olio a 8 dollari, mi ha stupita.
Al di la dei vari costi, è comunque evidente il successo americano del marchio italiano.
Mi auguro che Eataly Roma divenga un punto di incontro e di piacere gastronomico per tutti, italiani e stranieri.
"Non riusciamo a farlo neppure tra italiani perché blog come questo lo leggono solo appassionati e addetti ai lavori, non certo il pubblico normale che tra l'altro non legge i blog."
beh....pubblico normale...presente!
Io nel mio, ci provo a trasmettere il senso del cibo e del vino italiano (ps:anche un certo tipo di agricoltura!)...e nella vita sono solo un chimico, non certo un addetto del settore.
Buona giornata da Bologna
in aritmetica sei bravo, in italiano ("c'è la può fare", punteggiatura futurista etc.) un po' meno...