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Mag 2012
ore 16:17
ore 16:17
Il cacio e pepe della Sora Margherita, quella vera
Dalla Sora Margherita di Piazza delle Cinque Scole, nel cuore del Ghetto, voi non ci siete mai stati.
Chiariamo subito le origini del nome della piazza, le cinque scole in questione erano le sinagoghe dei cinque gruppi etnici ebraici presenti a roma ai tempi del ghetto: scola italiana, tedesca, spagnola, catalana e aragonese e si chiamavano scole perché il luogo della preghiera e quello dello studio, nella cultura ebraica, spesso coincidono.
Dicevamo della Sora Margherita ed è chiaro che molti di voi ci sono stati ma il locale è quello della nuova gestione che da una decina di anni è subentrata e ha rimodernato l'osteria.
Io invece parlo di un'altra Sora Margherita, parlo di quella trattoria unica in Roma, che non avrebbe mai potuto rimanere aperta più di un giorno, quella senza i bollini certificatori delle varie guide sui vetri della porta, dove ti capitava di sederti accanto ai muratori di un vicino cantiere e all'agente di borsa nel suo vestito sartoriale che osservavi con ironia perché poi lo avrebbe dovuto portare in tintoria per toglierli l'odore di fritto.
Quattro tavoli addossati al muro, pareti scrostate e nessun articolo incorniciato, cucina a vista, e che vista, i due fornelli dove Margherita cucinava, roba da far svenire qualunque ispettore ASL o Vigile Urbano, ma era un'altra Roma, era il 1992, in Via Arenula transitavano almeno trenta linee di autobus, del tram nessun progetto, l'angolo Argentina-Arenula era il più inquinato da smog di tutta la capitale e il divieto di sosta una suggestione.
La Sora Margherita era aiutata nel servizio a tavola dal parcheggiatore, ovviamente abusivo, della piazza delle Cinque Scole e noi che avevamo la redazione in via Arenula venivamo a mangiare qui quasi tutti i giorni.
Il cacio e pepe era in porzioni adatte ai muratori di cui sopra, poi c'era la pasta e fagioli, la pasta e lenticchie, gli aliciotti con l'indivia, le polpette e i carciofi alla giudia che il mio fegato ricorda ancora tutti uno per uno, ma il locale era divertente, si pagavano 20.000 lire per un pasto completo ma noi ce la cavavamo con 5.000/6.000 lire perché clienti abituali e poi a pranzo nessuno andava oltre un primo e poco altro.
Era un'altra Roma, o forse è solo il ricordo che la rende bella.
Ma quella Sora Margherita era unica.






Hai dimenticato gli gnocchi del giovedì. Anche quelli in porzioni mega.Forse hai ragione che è solo il ricordo a renderla bella, però che nostalgia.
un giorno in fila fuori, perchè c'era sempre la fila fuori, passa un tipo in vespa e fa: "ma che se magna gratis?"
Già, nostalgia di quel gruppo e di quei tempi.
Sarà vecchiaia ? :-))
Studiavo al Liceo Virgilio, a volte ci andavo a pranzo con le compagne di scuola. Un giorno accanto al nostro tavolo abbiamo riconosciuto padre e figlio: Vittorio e Alessandro Gassman.
Caro diretùr, ricordo benissimo. Ci siamo stati parecchie volte all'epoca, anche perché come accennavi era a circa sei metri e mezzo dalla vecchia sede del Gambero.
Avendo deformato fantasticamente la relativa immagine mentale con gli anni, mi piace alimentare il ricordo che il conto finale stesse più dalle parti delle 10/12.000 lirette italiche.
Per la stessa alterazione iperbolica direi che le porzioni non erano da muratori, ma da atleti di gare di resistenza (5 km a nuoto, poi 30 di corsa, poi 40 in bici, poi lotta libera con alligatori nel fango, poi disboscamento di tre ettari di foresta, eccetera).
Che belli che sono questi ricordi scritti in poche righe, in rete non si trova nulla di simile e capisco che sono frammenti del libro che sta scrivendo, ma a questo punto la domanda è d'obbligo: quando esce?
Direttore,attendo anch'io il suo libro,i suoi scritti e le sue foto ci istruiscono, ci rallegrano,grazie.Marina
In fondo al locale, la foto con l'"Osteria del tempo perso" c'è ancora ...
E la sera prima di andare a teatro, l'unico e definitivo panino con il pastrami o con la lingua al baretto davanti al Ministero della Giustizia...
Vero, quello era il nostro bar, accanto alla redazione, e il pastrami arrivava dalla Germania. Il barista era un grande professionista e il bar era sempre pieno, era l'inizio dei '90
Mamma mia, sono passati vent'anni...e c'era anche la concia di zucchine...non amo la parola, ma nostalgia ci vuole..
Ho fatto in tempo ad andarci una sola volta, per conto mio a pranzo, e il ricordo è ancora vivissimo, sia del pasto, proprio le polpette e anche il carciofo alla giudia, la bottiglia di Peroni, sia dei modi burberi ma anche affabili e famigliari, e quasi protettivi verso il ragazzetto forestiero che ero. In seguito sono tornato e l'ho trovata chiusa, poi sapevo che era stata riaperta da una specie di cooperativa o associazione, ma forse mi sbaglio. Gran ricordo.
Ora la loro cacio e pepe è ancora abbondante, ma secca, una mega porzione di ottime tagliatelle con pecorino grattugiato sopra... ah, la fanno anche con la ricotta, ma non migliora. il resto però è tutto buono, forse per i carciofi restano i migliori
Galeani,si chiamava galeani,io e sandrino gli portavamo la pizza e ci sparavamo pastrami e pizza con salmone e salsa rosa
buono il panino con il pastrami...si può avere un suggerimento su dove mangiarne di molto buoni a roma? grazie :)