10
Mag 2012
ore 17:02
ore 17:02
Nostalgia
A volte può essere un sapore, a volte è un paesaggio, più spesso è un ricordo che spunta dal nulla e non sai neppure il perché ma in ogni caso è un momento di nostalgia che è quasi dolorosa perché sai che quell'istante non tornerà più.
Quella volta che Mirella Cantarelli per ringraziarmi di un favore "Le mando in tavola due tagliatelle col ragù" mi disse con quel suo sorriso discreto e timido e io feci un'esperienza quasi mistica, io che di tagliatelle ero considerato un rabdomante, sempre a caccia delle migliori a Bologna e in provincia.
La prima volta da Adrià, una sera a cena al Bulli con Andrea Petrini e Ferran che ci cucinò i piatti della cucina catalana tradizionale e fuori la baia di Cala Montjoi al tramonto era emozionante e la strada sterrata per arrivare era stata una continua sorpresa, paesaggi nuovi a ogni curva e poi l'emozione di arrivare lì.
Gli agnolotti di Lidia Alciati la volta che andamma a Costigliole d'Asti, prima perplessi dal condominio dove stava il ristorante, poi travolti da una cucina che era famiglia, tradizione e passione.
La prima cena al Boccondivino di via della Mendicità Istruita con Carlin e Gigi a fare progetti. Era il 1986 e c'era una bella striscia di futuro davanti a noi.
I tre giorni a casa di Veronelli, a Bergamo Alta, nel 1999 per girare un servizio con lui come protagonista per il neonato canale televisivo del Gambero Rosso.
La zuppa mangiata al Mercato del pesce di Tokyo alle 7 del mattino dopo avere assistito alle 5,30 all'asta del tonno, uno degli spettacoli più unici e affascinanti. Era il 1992.
Stefano Bonilli
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CATEGORIA La Memoria | TAG Andrea Petrini, Boccondivino, El Bulli, Ferran Adrià, Lidia Alciati, Mirella Cantarelli, Veronelli
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> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".
Sarà per via della crisi? Può essere, oppure è semplicemente stanchezza, è non poterne più...
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No, non ci siamo, articoli così non eccitano il lettore assetato di polemiche, non determinano spaccature e intimidiscono perché lei era a Tokyo già nel '92, andava a casa di Veronelli a fare la televisione e ha mangiato da Guido quando stava a Costigliole d'Asti.
Capirà che, messa così, succede che l'ego altrui si senta un po' frustrato.
Lei è un uomo molto fortunato.
Non lo dimentichi mai.
Un saluto
Concordo con Ambrogio Lei e' veramente un uomo fortunato,ma e' anche un Maestro e questo blog e' veramente fantastico, la seguo da un paio d'anni e devo dire che ho imparato un sacco di cose,ho visto fotografie meravigliose,ho provato ricette grazie ai suoi"Cucinare insieme"grazie a Lei ho conosciuto altri blog molto interessanti.
Grazie Sig.Bonilli.
Marina
Chissà perché devo ricevere, quasi come ammonimento, la sottolineatura che sono un uomo fortunato :-))
Sono, molto più semplicemente, nato prima di molti dei lettori e quindi ho conosciuto tanti protagonisti della cucina.
Ma scrivere un proprio ricordo era la risposta più logica, invece di parlare di fortuna, o no?
Direttore non smetta mai di farlo...
non si arrabbi, hanno solo sottolineato un privilegio che le vita le ha offerto,
senza comunque mettere in dubbio le sue capacità e la sua lungimiranza, ma in questo momento così triste e frustante dove è difficile intravedere un futuro ci può stare o no?
ps: sembra uscire un pò di romanticismo! la ammiro!
Mammia mia Direttore non pensavo di offenderLa,anzi volevo solamente elogiare Lei il suo bloog,mi spiace,non mi permettero'piu'di
disturbare.
Marina
Nessuna offesa, tra l'altro c'era il sorriso, questo qui :-)) alla fine della seconda riga, a dimostrazione di una risposta divertita e non risentita, casomai un po' stupito anche perché non sono in rete da due giorni ma dal 2004, non penso che sia esatto dire fortunato, la fortuna se non aiutata da tanto lavoro non basta.
Vede Direttore dai suoi ricordi, personalmente, ho appreso una passione, non dai termini ma dal coinvolgimento che le parole lasciavano trasudare...
Pochi giorni fa su FB sono intervenuta su un simpatico scambio di vedute esprimendo il mio pensiero sui food blog... sempre più spesso si leggono ricette e chi le scrive si sente un guru incontrastao del settore.
Personalmente trovo che manchino di passione, curiosità.
Nei miei ricordi per adesso posso annoverare la mia neonata all'Ora d'Aria prima esperienza stellata, in un ristorante di un certo livello... in quella cena ho capito la vera differenza tra un posto che eroga cibo per sopravvivere ed un luogo dove si respira cibo... quando arrivano le portate non puoi fare a meno di guardarle prima di assaggiarle... e nel sapore senti anche quella ricerca fatta per arrivare ad ottenere quel risultato ultimo di un lungo lavoro di ricerca e cultura...
Smetto che mi vengo anoia da sola ;-)
Sbagli o manca la prima volta a Casa Vissani, quando sembrava di entrare in un ristorante di campagna e invece poi scoprivi che in una epoca in cui in Italia quasi non esisteva alta cucina questi gía utilizzava ostriche francesi, maialino spagnolo cose che allora nessuno nello Stivale conosceva...
Dovendo scegliere i ricordi più emozionanti senza farla troppo lunga questo è quello che mi è venuto in mente di getto.
Pensavo che altri come te avrebbero completato il mosaico di ricordi.
Senza saperlo ho cenato a Costigliole l'ultima sera prima della chiusura del ristorante nel condominio, indimenticabile.
Ma quelle stesse emozioni le provo tutte le volte che vado da Andrea Alciati a Santo Stefano Belbo, come essere a casa ma in un posto e con una cucina fantastica.
Le altre grandi emozioni da Vissani, da Alajmo e all'Olivo del Capri Palace.
Saluti e baci.
personalmente ho un bellissimo ricordo di quando siamo stati insieme a Su Gologone a girare l'isola del Presidente... un caro saluto CV
Fine anni ottanta. Tante, tantissime curve, da Campiglio su, poi giù, e ancora una volta, fino alla fine di tutto; posti di una bellezza sconvolgente, rimasti per assurdo intatti nei decenni anche a causa della violenta presenza di una diga e di una centrale idroelettrica. Fin lassù, dove finiva la val d'Ultimo, per trovare un omino di gesti antichi, quali solo certi piemontesi sanno avere, che tra montagne non sue ci faceva partire di nuovo per un viaggio tra sapori a noi allora sconosciuti. E quella sua specie di baracca si trasformava d'incanto in una casa delle fate...
Riesco a comprendere pienamente il tuo sentimento. Non è facile liberarsi da emozioni così forti perché è anche piacevole ricordarle. Entrare in una grande cucina, quella del Hotel Hilton, in pieno svolgimento di una grande manifestazione: la presentazione della guida più importante d'Italia. E con il fotografo cercare di documentare il lavoro di tanta gente, catturare le emozioni degli chef, la tensione dei camerieri, l'entusiasmo e la gioia degli invitati di trovarsi li. Un vortice di sentimenti e tanto tanto lavoro. Dopo vent'anni ti rendi conto quell'emozione la provi solo nel ricordo, ed è bello averla vissuta. E non era solo la fortuna di trovarsi lì, ma tanto tanto tanto lavoro.
chissà perchè, quando ho letto il titolo del post, ero convinto di trovare tra le righe qualche ricordo da San Vincenzo...
Dovendo scegliere i ricordi più emozionanti senza farla troppo lunga questo è quello che mi è venuto in mente di getto.
la polenta che faceva mia nonna materna, più mangiata così buona, nonostante la cerchi sempre