07
Mag 2012
ore 14:17

The 50 Best Restaurant's fanno sempre litigare

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Da sinistra Martín Berasategui, Pedro Subijana, Hilario Arbelaitz, Eneko Atxa, Juan Mari Arzak y Andoni Luis Aduriz Foto Hernandez

I cuochi spagnoli litigano a proposito dei The 50 Best Restaurant's.
E' stato Martin Berasategui, che nella classifica del 2012 è al 67° posto ed è sceso di ben 38 posizioni, a sparare ad alzo zero per il secondo anno contro la classifica inglese differenziandosi dai suoi colleghi baschi Mugaritz e Arzak e dal catalano El Celler de Can Roca, che invece la difendono e riconoscono che ormai è una classifica dalla quale non si può prescindere e che porta clienti, come e forse più della Michelin.
Berasategui si riconosce solo nella Michelin, lui che ha tre stelle, gli altri, che occupano il secondo, il terzo e l'ottavo posto nella classifica inglese contestata, difendono The 50 Best Restaurant's.

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Il paradosso è che proprio lo spagnolo Ferran Adrià, per quattro volte primo con El Bulli, dal 2006 al 2009, nella classifica dei The 50 Best, indicato da Robuchon come il migliore cuoco del mondo, tre stelle Michelin, ovviamente, ha dato credibilità alla manifestazione inglese partecipando ogni anno alla premiazione di Londra, un fatto questo che, vista l'immagine mondiale di Adrià, non poteva che attirare l'attenzione di tutti i media del mondo.
La discussione riguarda anche i francesi che non partecipano mai alla premizione dei The 50 Best e che vedono la classifica inglese come un attacco alla loro supremazia internazionale e alla loro guida più famosa.
Solo Barbot e Inaki sono presenti ogni anno a Londra, mentre Robuchon, che è 11°, Passard, che è 16°, Gagnaire, che è 17° non si sono fatti vedere e riconoscono solo la classifica della francese Michelin che, tra parentesi, dà ad ognuno di loro le tre stelle.

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Massimiliano Alajmo, 32° nella classifica The 50 Best restaurant's

E gli italiani?
Ammaccati ma silenziosi e disuniti.
Massimo Bottura ha perso una posizione, non si capisce perché, ed è 5° avendo avuto proprio questo anno le tre stelle Michelin.
Le Calandre degli Alajmo, altro tre stelle Michelin, sono al 32° posto e Lopriore al 46°
Ma sono le retrocessioni fuori dai primi 50 ristoranti del mondo di Cracco, Scabin e Pescatore che hanno colpito per la dimostrazione di sciatteria della giuria ovvero per l'incapacità italiana di fare gruppo.
Ho pranzato nei giorni scorsi da Cracco ed è stata un'esperienza di livello altissimo anche perché lui non c'era e quello "strano" secondo che è Matteo Baronetto ha preparato un pranzo perfetto dall'inizio alla fine.
Prossime visite obbligate da Scabin e Alajmo ma il risultato è altrettanto prevedibile.
I cuochi italiani non hanno litigato, non hanno neppure fatto dichiarazioni ma in privato ci sono rimasti malissimo.
E noi con loro perché mai come oggi si è mangiato così bene in Italia.




commenti 25

E' una classifica falsa, fatta solo per gli sponsor e l'eco mediatica che riesce ad avere.
Ma se è così famosa è anche grazie ad Adrià quindi gli spagnoli dovrebbero stare zitti, gli italiani stanno sempre zitti. I critici italiani sono contenti che ci sia casino e se ne parli male perché loro sono esclusi.

07 Mag 2012 | ore 15:57

Mi sembrano autentiche sciocchezze perché The 50 Best ha dieci anni di storia e dopo l'arrivo della San Pellegrino è diventata la classifica che più porta clienti ai ristoranti e di questo proprio i ristoratori sono i primi testimoni.
Non è mica obbligatorio avere il solo metodo di classificazione delle guide tradizionali, come la classifica inglese sta a dimostrare.

07 Mag 2012 | ore 16:19

guarda Stefano l'argomento è di attualità stringente... fra qualche minuto su glocal esce un mio contributo in questo senso, su qualcosa che cerchiamo di costruire... il problema, per come la vedo io, è del mondo della comunicazione e della critica, troppo spesso preso a guardare il proprio ombelico e a schierarsi in una via Pàl virtuale... più che a raccontare lo stato di salute della cucina italiana e del prodotto italiano. la colpa non è ovviamente della 50best, che fa il suo mestiere di comunicare una cucina tecnica e modernista, mi ricorda sempre più la top hundred di wine spectator di qualche anno fa. I tre posti italiani non si possono sentire: in quest'anno mi sono seduto in alcuni dei top della classifica, e non solo Bottura, ma molti cuochi italiani sono molto più avanti come cucina... Ma non vengono narrati come meritano, non vengono celebrati e raccontati, quindi sono soli e si sa da soli si può fare solo un pezzo del cammino. Il momento è maturo per fare qualcosa in questo senso, per provare a fare sistema e critica una volta per tutte...
Ciao A

07 Mag 2012 | ore 18:27

Ma perché voi giornalisti non riprendete a raccontare cuochi e cucine come storie e non come fredde recensioni che rompono le palle perché sono tutte uguali?

07 Mag 2012 | ore 18:31

Le storie sono interessanti se complessivamente compongono una storia più grande. E anche in questo modo di pensare la critica ha un ruolo. Comunque come potete leggere sul pezzo di Alessandro, noi stiamo cercando di creare in Italia un movimento che faccia sistema oltre le casacche. Una nouvelle vague di critica che racconti il nostro paese in modo nuovo, pardon vecchio!, che ragioni sulla ristorazione al di là degli episodi e attraverso gli episodi!

07 Mag 2012 | ore 18:47

Cari Giorgio e Alessandro, sono contento che vi proponiate di fare qualcosa e vi auguro successo perché questo farà bene a tutti ma devo dire che dirlo qui, quasi come un inciso e non parlandone prima, dirlo sul paperogiallo e a chi ha iniziato da alcuni mesi un percorso con la Gazzetta Gastronomica mi procura un certo imbarazzo perché allora devo anche dire che le storie delle persone contano, conta quello che hanno fatto e scritto e io non mi metto, certo, tra coloro che hanno fatto gossip, che hanno sparlato degli altri o che hanno ignorato il mondo gastronomico meno illuminato dai riflettori per andare sempre dietro ai soliti noti.
Le storie personali contano e io, che non sono certo la nouvelle vague, sono da sempre attento al nuovo, ai giovani, a un buon giornalismo e a tutto ciò che contribuisce a formare una grande storia collettiva.
Poi arriva qualcuno, nella fattispecie voi, e decide che bisogna farla finita con le casacche e che bisogna raccontare la realtà in modo diverso.
Ma io che casacca ho?
E quale sarebbe il modo nuovo di fare giornalismo enogastronomico di cui parlate?

07 Mag 2012 | ore 19:34

Stefano, proprio per questo lo ho detto qui... proprio per la tua storia, e un po' anche per la mia... poi non pensavo fosse per te una novità quanto stiamo provando a fare, perché persone a te vicine sono state coinvolte sin dal principio ;)
Mai pensato che tu fossi portatore di casacche, hai creato l'esperienza più importante del settore degli ultimi anni... ma questo lo sappiamo tutti e te ne siamo grati...
Il modo nuovo, anzi antico, è quello che conosci benissimo e che ci hai insegnato, fare sistema e provare a far comprendere l'importanza del comparto, a quanti grazie alle millanta divisioni hanno agio a fare orecchie da mercante...
ciao A

07 Mag 2012 | ore 19:52

Uno dei pochi giornalisti gastronomici veri è lei, caro direttore, insieme con Vizzari, con Bolasco, con Trabucco, con il Raspelli prima dell'infatuazione per la tv e le starlet.
I giovani, i blogger? Mi sembra un deserto, si, qua e là ci sono ogni tante buone cose ma non c'è storia.
Vediamo cosa faranno Bocchetti & C, speriamo non sia l'ennesima idea velleitaria.

07 Mag 2012 | ore 20:18

lo spero anche io ;)
cmq non esiste nessun Bocchetti e C. ma solo amici (vecchi e nuovi) che provano a fare un pezzo di strada assieme...
Ma non volevo parlare di questo, ma di quanto diceva il direttore: "I cuochi italiani non hanno litigato, non hanno neppure fatto dichiarazioni ma in privato ci sono rimasti malissimo.
E noi con loro perché mai come oggi si è mangiato così bene in Italia." appunto... qualcosa si deve essere inceppato ;)
ciao A

07 Mag 2012 | ore 20:41

Caro stefano proprio perché si va oltre le casacche si può parlare liberamente qui, su facebook, su scatti di gusto, su glocal... Oltre le parrocchie, finalmente! Tu hai la casacca di papero giallo, della gazzetta e di una storia che definire importante è poco! E per questo spero di vederti con noi a ragionare di futuro! Noi non abbiamo una ricetta da proporre, ma vogliamo coinvolgere tutti i giornalisti in una discussione. NOn mi sembra poco. Ognuno porterà un suo contributo. Quello che abbiamo capito è che c'è qualcosa che oggi non esprimiamo. Il giornalismo di domani deve essere capace di fare sistema, appropriarsi di temi condivisi e accompagnarli in giro per il mondo. Ce ne sono tanti. Noi pensiamo di avere nelle corde di più di quello che esprimiamo "dentro" le casacche! Vorrei che la giornata di settembre si chiudesse con un manifesto italiano firmato da tutti. Già sarebbe una notizia!

07 Mag 2012 | ore 21:17

Il mondo sta cambiando , e la cucina con esso . forse non ce ne stiamo accorgendo . Che C. di senso ha parlare ( sparlare )di Modernist ? Magari ci fossero i presidi del territorio ( vedi le famiglie vocate (votate) al sacrificio in osteria trattoria come nei decenni trascorsi ) : sono scomparsi . La tecnica e' semplicemente conoscenza applicata , sta ad un bravo interprete utilizzarla per creare emozioni . Sempre suo ammiratore caro direttore ;)

07 Mag 2012 | ore 21:52

Non lo so sono un semplice lettore, raramente partecipo. Ma penso che fare sistema sia sempre un pregio. Come molti la curiosità per il cibo e il vino mi porta su molti blog, a comprare molte riviste e quello che leggo spesso non mi piace. Vedo livori e club, non credo faccia bene, qualsiasi cosa venga per superare questo è ben accetta ;-)

07 Mag 2012 | ore 22:40

Fare sistema significa poter segnare la vita culturale che ruota intorno alla cultura del cibo. Volete degli esempi? Expo Milano, ci siamo? No. Grandi fiere sul cibo ad esempio cibus a parma. Ci siamo? No Academia Barilla si occuperà di vino. Chi é per adesso il loro referente: donato lanati! Un applauso a noi che abitiamo in regione e non abbiamo un ruolo. Il mipaaf ascolta tutti, noi no, non siamo rappresentati. Potrei anche continuare, ma mi sembra che basti così. Siamo come i famosi polli di Renzo...

08 Mag 2012 | ore 00:01

Scusa Giorgio, ma quando dici "noi" a chi ti riferisci?
Per essere presi in considerazione da Expo Milano o sei Slow Food o come singoli, anche se bravi, non ti fila nessuno.
E allora cosa sarebbe il progetto, fare una associazione?
E poi chi sarebbero i rappresentanti di questa associazione?
Sento già i vari ego in movimento perché non crederai che questa situazione di spappolamento sia un caso, è la foto di un piccolo mondo che produce solo invidie e copiature.
Io sono molto scettico anche perché non abbiamo parlato del lato politico per carità cristiana.

08 Mag 2012 | ore 00:39

Intendo noi che facciamo questo mestiere. Tu, io, tutti noi. Difficile? Certo... Intanto su Expo c'è davide paolini. Ah, allora si può fare! Noi eravamo impegnati a...

08 Mag 2012 | ore 01:42

Infatti il problema è restare singoli, continuare con divisioni e ripicche. Non fare sistema... Anzi in alcuni casi farsi proprio la guerra... Risultato: le istituzioni per narrare il cibo chiamano le società di comunicazione, i nostri cuochi (come tu giustamente dici) sono soli, gli artigiani vengono raccontati alla prova del cuoco come fossero Trudi e Pietro Gambadilegno... E, ciliegina sulla torta, ci spiegano che muschi e licheni, Acai e camu camu sono meglio della minestra di crostacei... Non vi sembra che quella mancanza di un "noi", di un sistema abbia fatto sin troppi danni?
Fare un'associazione? Con chi? Non so, o forse si ma non voglio che sia una ricetta precostituita, vorrei innescare delle energie, metterci intorno ad un tavolo parlarne a viso aperto (già una conquista) e scatenare l'energia: il cambiamento è un processo irreversibile... Lo stiamo vedendo im queste ore per l'Europa, se ne fotte di chi lo attiva e chi lo gestisce. Stefano, ho passato una vita nella politica, e non è vero che non si può fare niente sempre e comunque, regioni, ice, istituzioni, fanno quello che noi gli rendiamo semplice, gli abbiamo sempre reso semplice... ;)
Ciao A

08 Mag 2012 | ore 15:21

Ma non è che buttando il cuore oltre l'ostacolo si risolvono i problemi.
Prima era meglio fare un giro di consultazioni, non di taglio politico ovviamente :-D per sentire cosa ne pensavano i soliti noti, me compreso.
Così la vedo grigia, non vorrei essere pessimista ma mi sembra che il clima non sia dei migliori, ce li vedo Pignataro, Pagano, Paolini, Bernardi ecc.. riuniti per discutere come lavorare insieme.
Credimi, queste cose prima vanno costruite nelle retrovie, comunque vedremo chi ha ragione.

08 Mag 2012 | ore 17:09

ma guarda Stefano, non è che non le abbiamo costruite nelle retrovie... anzi sono settimane che lavoriamo e se vedi le note FB da cui tutto è nato vedrai pubblicamente che confronto ce n'è stato eccome, e se vedi su Glocal, vedrai che in pubblico in questo momento ce n'è parecchio... Poi in privato eccome. Mi dispiace non averti contattato, ma a volte il Papa sembra un po' difficile da contattare ;)... e davo per scontato che quelli a te vicini che hanno partecipato alla discussione lo avessero fatto... mea culpa!
Noi lavoreremo assieme ai molti che vorranno farlo e alcuni o dei nomi da te fatti (non che per me siano più fondamentali di altri ;)) ci sono, molti altri fondamentali anche... vedremo! Ma penso che i tempi siano maturi per farlo, bisogna iniziare... Piuttosto quello che mi interessa molto è un tuo parere sulla questione, al di la delle imperfezioni formali e dei problemi di etichetta... ma nel merito... perché penso che il tuo parere nel merito sia imprescindibile...
Ciao A

08 Mag 2012 | ore 17:55

Quanti guai nelle retrovie! Quanto apparato. Quanto potere fine a se stesso! Adesso tutti avanti a faccia scoperta!

08 Mag 2012 | ore 20:50

Un'iniziativa velleitaria della quale non si capisce lo scopo, forse quello di creare una struttura che interagisca con le istituzioni?
Ma andando a toccare interessi economici e di immagine dubito che sia destinata a successo.

09 Mag 2012 | ore 10:09

Caro tristano, mi spiace sentirti cosi pessimista e senza quella bella voglia di vita che avevi quando eri giovane!!!! Quando combattevi con allegria... Questa iniziativa serve proprio a darci la forza per rivendicare un ruolo, per raccontare finalmente questo mondo come lo possiamo fare, serve a non lasciare ad un certo mondo che soprattutto la tv legittima la possibilità di promuovere dei modelli e delle banalità. Poi verranno anche delle altre cose o forse nulla, ma lo spirito deve essere uno spirito di corpo. Sai chi ci sta insegnando qualcosa? Il mondo del vino naturale. La loro è una piccola rivoluzione, hanno talento e passione e improvvisamente qualche vecchio giornalista (e diversi enologi star!) si sono trovati senza il microfono in mano, hanno alzato la testa e... Le telecamere inquadravano altrove. Allegro tristano, allegro!

09 Mag 2012 | ore 12:26

perchè invece di giudicare i ristoranto solo per la capacità do proporre qualità più o meno apprezzata gastronomica non si integra il giudizio anche con la qualità del sistema di gestione per la sicurezza alimentare?(leggasi HACCP ma si può andare ovviamente oltre)la qualità anche se non percepita ditrettamente nel piatto non è data anche da questi aspetti?In Inghilterra la Food Standard Agency pubblica annualmente il rating della qualità dell'igiene dei ristorani su una scala di 6 giudizi..nel futuro non sarebbe logico integrare i 2 giudizi?il problema è che poi ci vorrebbero degli ispettori adeguatamente preparati su entrambi i fronti..

10 Mag 2012 | ore 22:14

perche lei bonilli ha rovinato la citta del gusto?

19 Mag 2012 | ore 05:34

Caro Roberto, ma che cazzo dici?

20 Mag 2012 | ore 13:32

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