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Giu 2012
ore 17:10
ore 17:10
La Fiaschetteria Beltramme è stata sfrattata
Moravia, Pasolini e Laura Betti fotografati da Mario Dondero alla Fiaschetteria Beltramme
La Fiaschetteria Beltramme è stata sfrattata definitivamente dalla sua sede di via della Croce, nel cuore di Roma.
Affitto non pagato da otto mesi e da ultimo un tentativo di saldare l' arretrato di un affitto non leggero, € 9200, ma a questo punto Alberto Romagnoli, il proprietario, ha alzato la posta e chiesto € 12.500 al mese.
Non se n'è fatto nulla e lo sfratto è divenuto esecutivo.
L'attuale affittuario dei locali, Cesaretto Fazioli, che era subentrato a Luciano Guerra nel 1993, non è riuscito nell'impresa riuscita trentadue anni fa a Luciano Guerra, detto Cesaretto, e ai suoi clienti.
Quando Luciano Guerra, lo storico proprietario della Fiaschetteria Beltramme degli anni Settanta e Ottanta, si trovò in grande difficoltà perché il padrone di casa voleva sfrattarlo per affittare il locale a un negozio di jeans, i clienti famosi si mobilitarono, una delegazione capeggiata da Maccari, di cui faceva parte Giovanni Russo insieme a Tito Scialoia, La Capria e a Urbani, si reco' dall' allora ministro dei Beni Culturali, Biasini, e riusci' ad ottenere un vincolo che ne garantiva la continuita.
Alla parete di ingresso da allora c’è una targa, datata 19.6.1980, che dichiara che "Cesaretto è, su decreto del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, di valore rilevante ai sensi della legge sulla tutela delle risorse di interesse artistico e storico".
Fu allora che Soldati scrisse un elzeviro sulla Terza Pagina del Corriere della sera intitolato “O da Cesaretto o da Chez Maxim” e Luciano Guerra e la sua Fiaschetteria Beltramme furono salvi.
La storia di Cesaretto, così era chiamata da tutti la Fiaschetteria Beltramme negli anni Cinquanta e Sessanta, è stata la storia di una parte della cultura e del cinema italiano del dopoguerra.
Negli anni Cinquanta Ennio Flaiano da Cesaretto era quasi un padrone di casa, un nume tutelare e per la sua origine abruzzese godeva di particolare prestigio presso Cesaretto Guerra, un ometto basso e robusto con occhi vivissimi che era venuto da Amatrice, aveva cominciato come garzone ed era diventato il gestore del locale e portava in tavola i piatti aiutato dalla moglie Elena, dalla sorella Crocetta e dal cognato Rolando; mentre le due proprietarie, Felicetta e Elena, due anziane e distinte zitelle vestite d' un camice bianco, servivano a tavola e porgevano i piatti con i guanti bianchi.
Oggi la trattoria era un'altra cosa, quel mondo è scomparso da tempo ma la fine di una storia procura sempre dispiacere.






Che grande fotografo che è Dondero e che bello doveva essere il vecchio Cesaretto, quello che chiude è stato un luogo di attrici e personaggi di moda, dalle stelle alle stalle leggendo chi erano i vecchi frequentatori e in fondo è una normale chiusura come mille altre in tempi di crisi.
Le notizie sono sempre tendenziose perchè ho saputo da fonti certe che il locale rimarrà così come si trova,visto che c’è un vincolo della Soprintendenza, e che la proprietà lo vuole salvaguardare a tutti i costi ….verrà cambiato soltanto il gestore dato che non pagava il canone da ben due anni e non alla cifra che dice il gestore! Che dire poi di tutti i quadri storici e di autore che lo stesso gestore “Cesaretto” si è portato via! Anche questi quadri sono sottoposti a vincolo della Soprintendenza….sarebbe come portare via i quadri da un museo……che ne pensate!