15
Giu 2012
ore 17:10

La Fiaschetteria Beltramme è stata sfrattata

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Moravia, Pasolini e Laura Betti fotografati da Mario Dondero alla Fiaschetteria Beltramme

La Fiaschetteria Beltramme è stata sfrattata definitivamente dalla sua sede di via della Croce, nel cuore di Roma.
Affitto non pagato da otto mesi e da ultimo un tentativo di saldare l' arretrato di un affitto non leggero, € 9200, ma a questo punto Alberto Romagnoli, il proprietario, ha alzato la posta e chiesto € 12.500 al mese.
Non se n'è fatto nulla e lo sfratto è divenuto esecutivo.
L'attuale affittuario dei locali, Cesaretto Fazioli, che era subentrato a Luciano Guerra nel 1993, non è riuscito nell'impresa riuscita trentadue anni fa a Luciano Guerra, detto Cesaretto, e ai suoi clienti.

Quando Luciano Guerra, lo storico proprietario della Fiaschetteria Beltramme degli anni Settanta e Ottanta, si trovò in grande difficoltà perché il padrone di casa voleva sfrattarlo per affittare il locale a un negozio di jeans, i clienti famosi si mobilitarono, una delegazione capeggiata da Maccari, di cui faceva parte Giovanni Russo insieme a Tito Scialoia, La Capria e a Urbani, si reco' dall' allora ministro dei Beni Culturali, Biasini, e riusci' ad ottenere un vincolo che ne garantiva la continuita.
Alla parete di ingresso da allora c’è una targa, datata 19.6.1980, che dichiara che "Cesaretto è, su decreto del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, di valore rilevante ai sensi della legge sulla tutela delle risorse di interesse artistico e storico".
Fu allora che Soldati scrisse un elzeviro sulla Terza Pagina del Corriere della sera intitolato “O da Cesaretto o da Chez Maxim” e Luciano Guerra e la sua Fiaschetteria Beltramme furono salvi.

La storia di Cesaretto, così era chiamata da tutti la Fiaschetteria Beltramme negli anni Cinquanta e Sessanta, è stata la storia di una parte della cultura e del cinema italiano del dopoguerra.
Negli anni Cinquanta Ennio Flaiano da Cesaretto era quasi un padrone di casa, un nume tutelare e per la sua origine abruzzese godeva di particolare prestigio presso Cesaretto Guerra, un ometto basso e robusto con occhi vivissimi che era venuto da Amatrice, aveva cominciato come garzone ed era diventato il gestore del locale e portava in tavola i piatti aiutato dalla moglie Elena, dalla sorella Crocetta e dal cognato Rolando; mentre le due proprietarie, Felicetta e Elena, due anziane e distinte zitelle vestite d' un camice bianco, servivano a tavola e porgevano i piatti con i guanti bianchi.

Oggi la trattoria era un'altra cosa, quel mondo è scomparso da tempo ma la fine di una storia procura sempre dispiacere.


commenti 2

Che grande fotografo che è Dondero e che bello doveva essere il vecchio Cesaretto, quello che chiude è stato un luogo di attrici e personaggi di moda, dalle stelle alle stalle leggendo chi erano i vecchi frequentatori e in fondo è una normale chiusura come mille altre in tempi di crisi.

15 Giu 2012 | ore 21:01

Le notizie sono sempre tendenziose perchè ho saputo da fonti certe che il locale rimarrà così come si trova,visto che c’è un vincolo della Soprintendenza, e che la proprietà lo vuole salvaguardare a tutti i costi ….verrà cambiato soltanto il gestore dato che non pagava il canone da ben due anni e non alla cifra che dice il gestore! Che dire poi di tutti i quadri storici e di autore che lo stesso gestore “Cesaretto” si è portato via! Anche questi quadri sono sottoposti a vincolo della Soprintendenza….sarebbe come portare via i quadri da un museo……che ne pensate!

23 Giu 2012 | ore 21:07

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