27
Lug 2012
ore 18:13

All'inizio fu il San Domenico di Imola

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Morini.JPG

Sono stato al San Domenico di Imola per parlare con Gianluigi Morini e Valentino Marcattilii, (il cognome con due i finali, mi raccomando) in vista della serata dedicata alla storia del San Domenico e di Morini che si terrà a Eataly Roma il 24 settembre.
Quella di Morini è una storia unica, forse un po' dimenticata, entrata nel circuito dei ricordi ma sconosciuta ai più, in realtà più che una storia, una vera leggenda.

"ll San Domenico è la storia di un grande impegno che, purtroppo, non è più riconosciuto - mi dice Morini, e io guardo questo gentiluomo quale non ce ne sono più, ormai, che parla a voce bassa e in questo nostro inizio di conversazione tradisce una certa amarezza - in Francia Bocuse è un icona, ha le tre stelle, nessuno lo discute, da noi invece tutto passa, si dimentica e allora rimane una certa amarezza."

E io penso che ha ragione, che Morini e il San Domenico sono stati dimenticati, sono diventati come tanti altri, quasi che l'unica misura sia la quantità di stelle, ma quante ne dovrebbe avere questa Storia che inizia il 7 marzo del 1970?
"Pensavo di fare più che un ristorante una casa dove si ricevono degli amici - racconta - e così ho detto a mio padre che volevo aprire un ristorante nella casa del nonno."
Si arriva a questo dopo varie esperienze, l'iscrizione al Centro Cinematografico Sperimentale di Roma, dopo avere fatto il segretario di edizione nel film di Luciano Emmer, Il Bigamo, e dopo l'impiego in banca.
Arriva all'idea di un ristorante dopo che è andato varie volte a Parigi, tra il '49 e il '53, ospite di uno zio, Mario Galvani, che è un alto funzionario della Sicurezza, e che lo ospita nei migliori e più costosi ristoranti francesi.
Arriva all'idea di essere ristoratore in prima persona dopo che per un periodo casa sua diventa sede abituale di cene importanti e curatissime, quasi professionali.

Valentino e Natale.JPG
Valentino Marcattilii, in primo piano, e il fratello Natale

La storia del San Domenico è anche la storia di Valentino e di Natale, che stanno da 43 anni a fianco di Morini, uno in cucina e l'altro in sala.
"Per me sono due figli - dice Morini -
E' la storia di come Morini convinse il grande Bergese, una volta chiuso il suo ristorante, La Santa di Genova, a trasferirsi a Imola per istruire alla sua cucina un giovane di 18 anni che si chiamava Valentino Marcattilii e che poi andò a scuola in Francia per due anni, prima alla Pyramide di Madame Point, poi dai Fratelli Troisgros, da Vergè e dagli Haeberlin all'Auberge de l'Ille, era il 1974, in Italia c'era Cantarelli, Marchesi avrebbe aperto di lì a tre anni, allora chiedeva informazioni sulle sue esperienze a Valentino.

il conto.jpg
Il conto di uno dei vari pranzi fatti da Morini alla Santa, allora un pranzo costava 1500/2000 lire ma da Bergese tutto era unico e speciale

L'uovo.JPG

La conversazione con Morini prosegue a tavola, lui ha già pranzato alle 11,30, si siede accanto e parliamo e io ogni tanto mangio, perché Valentino nel frattempo manda in tavola piatti classici, come questo che è l'uovo, oppure delle costolette di agnello della zona che nulla hanno a invidiare ai presalè di tutto il mondo.

IMG_5709.JPG

Il ristorante è bello, una vera casa dove si ricevono gli amici, sui tavoli degli argenti, le luci giuste, i tappeti, le poltrone in pelle, un servizio familiare, c'è anche il figlio diciottenne di Natale che come il papà ai suoi tempi inizia l'apprendistato.

Le sale.JPG

Morini ha 77 anni ma gira ancora per Imola in bicicletta. Valentino mi mostra una foto pubblicata sul giornale quest'inverno, quando l'Italia era finita sotto una grande nevicata, che ritrae Morini che pedala in una strada del centro tra due muri di neve.
Ricordiamo il filmato del Gambero Rosso Channel che lo riprendeva mentre arrivava al San Domenico in bici e poi mi racconta dell'avventura americana quando decise di aprire il San Domenico a New York con Tony May.
Non c'è mai rimpianto, mai una parola pesante, eppure quell'avventura americana è finita male, la società con Tony May si è sciolta e Morini ha regalato il marchio San Domenico al ristoratore campano-americano.
Morini ha un ricordo e una parola gentile per tutti, non come Marchesi che a 83 anni non smette di parlar male di tutti perché lui solo è il genio.
E poi Morini ha raccontato altre storie, di altri protagonisti, ma il resto venitelo a sentire e ad assaggiare i piatti del San Domenico a Eataly di Roma il 24 settembre.


Foto di S. Bonilli


commenti 20

Che storia magnifica, io non ci sono mai stata ma ho il libro sul San Domenico che racconta anche di Morini che dev essere una persona eccezionale.

27 Lug 2012 | ore 20:06

Sempre ottimo e interessante

27 Lug 2012 | ore 23:56

Marchesi non smette di parlare male? ma quando mai :)?

Di tutte le interviste che ho visto a Marchesi, non ne ricordo una dove non criticava negativamente all'operato delle guide o di altri soci, sembra faccia a posta

28 Lug 2012 | ore 09:40

Mi fa davvero piacere leggere questo articolo e soprattutto questo tributo a chi ha contribuito alla cucina Italiana.

28 Lug 2012 | ore 13:10

vado spesso al san Domenico, tipo 3, 4 volte all'anno poiche' la mia agenzia di comunicazione Erba Cipollina e' a Imola, e mi hanno introdotto nel magnifico mondo del signor Morini e dello chef Valentino Marcatillii di questo sono loro grato infinitamente.

ora quello che penso e':

Primo, la cucina e' straordinaria e vera senza furbi escamotage di moda, la accoglienza e il servizio senza pari e curatissimo.

Secondo, la conoscenza di ingredienti, tecniche e presentazione e' sincera e perfetta e si sente forte nei piatti.

Terzo c'e' un giovane, umile e bravissimo chef, a mio avviso, che e' Max Mascia nipote di Valentino che e' di una generosita' pari solo al suo talento.

Quarto l'uovo in molle', l'uovo in raviolo, Il tortellino fritto (esiste credetemi) sono per me patrimonio dell'unesco.

Quinto della cantina non ne parlo nemmeno.

28 Lug 2012 | ore 13:26

bellissimo articolo,complimenti!
Serbo un ricordo magnifico della signorilità di Morini e dei suoi collaboratori, dello stile del San Domenico, che risale al lontano 1983, quando giornalista enogastronomico alle prime armi, andai ad intervistare Morini per la Gazzetta di Parma.
Sicuramente uno dei grandi protagonisti della storia della ristorazione italiana.
Bravo Stefano

28 Lug 2012 | ore 16:09

Grazie per questo splendido affresco ... non vedo l'ora di saperne di più ...a presto

29 Lug 2012 | ore 00:10

che mondo e che ricordi... un mondo in cui noi ragazzi si collezionavano tavole come fossero le figurine dei calciatori, in cui si aspettava l'uscita della guida come un appuntamento (la guida era quella dell'espesso con i cameo di Gault e non di blogger :)), un mondo in cui si pellegrinava da Morini favoleggiando che avesse scelto personalmente anche la biancheria delle cameriere (oggi sarebbe considerato insopportabilmente sessista), un mondo in cui ci si sedeva all'Harry's bar sognando Hemingway, un mondo in cui Pinchiorri era un luogo in cui si poteva bere e se eri fortunato beccarti le scolature dei tavoli a fianco e il Trigabolo di Giacinto Rossetti e la nostra Next Big Thing, un mondo in cui Saperi e Sapori ad argenta valeva quanto woodstock... Un altro mondo appunto e questi squarci di Stefano sono sempre un regalo...
Ciao A

29 Lug 2012 | ore 11:01

Quello che non capisco di quest'articolo, forse sono troppo ingenuo e troppo giovane, è il lato nostalgico e polemico.
Da cosa si evince che il locale sarebbe stato dimenticato? è poco frequentato?
Se è questo il punto, non penso che la gente abbia dimenticato certi gloriosi ed antichi locali, ma siamo in un periodo di forte recessione economica, Imola oltretutto è a fianco di una zona martoriata dal terremoto, normale che attività come queste soffrano.
La crisi sta colpendo stellati antichi e non, mentre altri celebri ristoranti, antichi e moderni lavorano a pieno regime, non vedo nessun vizio italiano, semplice crisi economica.

30 Lug 2012 | ore 16:45

Caro Mauro, se negli ultimi anni hai letto molti articoli sul San Domenico dammene nota.
Questo è il vero significato di dimenticare e basta andare dalle parti di Lione e fermarsi da Bocuse - solo se paga qualcun altro, altrimenti non c'è motivo - per capire come i francesi non dimenticano.
Bocuse ha mantenuto sempre le tre stelle Michelin, ed oggi è una vera provocazione per chi non le ha e le meriterebbe, e le ha mantenute perché è stato uno dei padri della grande cucina francese del dopoguerra, non per altro.
Morini e il San Domenico sono stati un esempio molto copiato per tutta la ristorazione italiana ma poi sono passati nel dimenticatoio tanto delle guide che dei giornalisti.
Il terremoto non c'entra nulla.

30 Lug 2012 | ore 17:12

Caro Bonili,

Se lei mi dice che la quantità e la qualità degli articoli dedicati al San Domenico è fortemente calata negli ultimi, diciamo 5-6 anni, le credo sulla parola data la sua professionalità e la passione

Quello che non leggo nella sua risposta è se è stato dimenticato anche dalla gente, ovvero dai clienti dell'alta ristorazione.
Le due cose non sono sempre legate.

Infine, Dimenticato dalle guide? 2 stelle di Michelin ininterrottamente da quasi 40 anni, Espresso 17/20, GR 88, non direi dimenticato dalle guide

30 Lug 2012 | ore 17:32

Aggiungerei che nel 2012 mettere un menù sul sito senza prezzi non aiuta di sicuro.

30 Lug 2012 | ore 19:45

perdonate il mio semplicismo, ma sono sempre più convinto che la crisi, e questo locale mi pare stia soffrendo non di dimenticanza, ma di scarse entrate economiche, si combatta con prezzi più consoni a quello che c'è nel piatto

30 Lug 2012 | ore 23:33

io invece credo, che trane qui' non ho sentito parlare del San Domenico, il locale ha compiuto 40 anni, l'anno scorso, mi fate un altro esempio? a me sembra che sia uno spunto interessante guardare ad un posto che di crisi ne ha viste almeno 4 nella sua vita.

31 Lug 2012 | ore 00:02

Di crisi come questa ne ha vista solo una, almeno a livello nazionale, non conosco i loro conti.
E' presente in tutte le guide più importanti con voti alti, Michelin, Espresso, Gambero Rosso ed altre meno note.

31 Lug 2012 | ore 08:31

Senza togliere alcun merito a cio' che San Domenico e' stato, si potrebbe anche rovesciare il discorso e chiedersi se quegli alti punteggi nelle guide non siano altro che un omaggio alla memoria storica, e se non siano anch'essi una provocazione per chi le due stelle non le ha...
Ci sono ragioni, altre che commemorative, per cui si dovrebbe discutere animatamente del San Domenico? Si sta rinnovando in maniera interessante?
Io ci sono stato due sole volte, ma devo dire che entrambe le volte ho trovato la cucina pesante, deludente e vecchia, e sicuramente non al passo con i migliori bistellati italiani (ad esempio, anni luce lontani da un Crippa) e stranieri (ad esempio, anni luce lontani da un The Ledbury o Hibiscus a Londra - forse Le Gavroche e' il ristorante piu' paragonabile ma Michel Roux Jr. mi sembra esprimere una ben altra comprensione del cambiar dei tempi e capacita' di rinnovare la tradizione famigliare).
I prezzi del San Domenico sono altissimi, e' vero, e forse per questo (con quella che secondo me e' un'abitudine fastidiosa) non li mostrano in rete, ma non sono in se' ingiustificati considerata l'opulenza del trattamento, la qualita' della materia prima, l'ambiente, la cantina, eccetera. La vera questione e' se questo tipo di ristorazione (e a Imola, non Parigi o Londra) abbia un futuro oltre che un passato.

31 Lug 2012 | ore 12:39

Il fatto più triste della vita è che il tempo passa.
L'Italia, anche (ma non solo) in campo enogastronomico, ha perso grandi cuochi, grandi produttori, grandi ristoranti, e grandi conoscitori.
L'unico sollievo è pensare che la vita funziona così: per uno perso (o che stiamo perdendo), ce ne sarà uno nuovo che sale alla ribalta.
Certo, nei racconti del Sig. Stefano c'è una bella Italia che io non ho vissuto per motivi anagrafici. E di ciò mi rammarico alquanto.

31 Lug 2012 | ore 18:25

Penso che il paragone tra il San Domenico e Crippa vale come quello tra Bocuse e Thierry Marx oppure, come scusatemi l'irriverenza Caravaggio e Picasso, penso solo che a Parigi si tengano stretti entrambi come si diceva prima, noi forse un po piu' insicuri e provinciali tendiamo a dimenticare il passato anche prossimo.
Il prezzo il costo ed il valore sono oramai termini aleatori e molto personali, il mercato (ahime') che noi tutti formiamo e influenziamo anche marginalmente decidera' il giusto equilibrio.

01 Ago 2012 | ore 15:34

Cavolo, paragonare San Domenico a un pittore del '600 e' crudele, e' davvero volerlo bollare definitivamente come 'passato' :)

01 Ago 2012 | ore 19:28

anche perché in cucina ora c'è un ragazzo molto giovane

02 Ago 2012 | ore 00:03

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