22
Lug 2012
ore 15:17

Cena a Eataly Roma tra gnocchi, coniglio e Barbaresco

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Vi vorrei raccontare dell’ingegner Italo Stupino, del Barbaresco cru Santo Stefano, del Castello di Neive ma prima va detto della serata alla quale ho partecipato e dove ho conosciuto questo simpatico ed entusiasta produttore.
Il piatto nella foto si chiama agnello al pino ed è collo di agnello arricchito da sapori e profumi di alta montagna.
Piatto molto buono e anche bello a vedersi, opera del duo Juri Chiotti & Diego Rossi delle Antiche Contrade di Cuneo.
I due giovani cuochi, classe 1985, sono scesi a sud, fino a Roma, dalla lontana Cuneo per la prima delle Cene “stellari” a quattro mani – in questo caso a sei mani – organizzata da Eataly Roma, la nuova mega struttura farinettiana di 18.000 mq, aperta esattamente da un mese nel quartiere Ostiense e già alle prese con affluenze giornaliere al di là di ogni aspettativa.
Le altre mani della serata erano di Fabio Baldassarre, del Ristorante Unico di Milano, un nome noto a Roma perché per molti anni Baldassarre è stato il cuoco di L’altro Mastai e prima ancora sous-chef con Heinz Beck alla Pergola dell’Hilton.

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Nella foto vedete il dessert di Baldassarre, Sorbetto al sedano su infusione di mango, arance e zenzero.
L’altro suo piatto della serata sono stati gli Gnocchi alle erbe su crema di patate, vongole e tè nero affumicato mentre il duo delle Antiche Contrade ha aperto la cena con Il meglio delle Valli Occitane: terra di patate, Toumin del Mel, aioli, spinaci di montagna e lavanda.
 Una bella cena, clima rilassato e tanti volti nuovi tra i prenotati in una Roma che la sera di venerdì 20 luglio è molto più affollata degli altri anni, crisi, spread, tasse le cause più probabili.
Una bella serata anche perché al nostro tavolo sedeva l’ingegner Italo Stupino, proprietario, insieme ai tre fratelli, del Castello di Neive, nome storico dell’enologia piemontese che l’ingegnere ha riportato agli antichi spledori in poco più di un decennio.

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Lui non usa l’iPad ma un quaderno con i raccoglitori in plastica trasparente dove ci sono le foto delle cascine di proprietà, dei vigneti, della cantina del castello, dei fratelli e ti racconta i suoi vini con entusiasmo e senza “sentore di…” facendo girare il quaderno e narrando storie di uomini e di ricerche, di collaborazione nel 1978 con la Facoltà di Agraria di Torino e i professori Eynard e Gandini e della riscoperta dell’Arneis, un’uva abbandonata e a quei tempi ormai sconosciuta.
Ti racconta della sua antica amicizia con Veronelli, del fatto che le sue uve le acquista Giacosa e non viceversa e te lo dice sorridendo sornione e con una bonomia di fondo dove l’italiano si alterna al piemontese stretto, specialmente quando parla con il padrone di casa, Farinetti. 
Nel corso della cena beviamo il suo Barbaresco Santo Stefano 2008, quasi un infanticidio, tannini forti ma già che buono, e beviamo anche il Moscato d’Asti e il Brut Metodo Classico 2008 la cui prima vendemmia è stata nel 1995.
Nel Castello di Neive, ci racconta, era stato trovato un infernotto che all’origine fungeva da dispensa e vista la limitata escursione termica nel corso dell’anno si decise di usare questo infernotto per la fermentazione in bottiglia. E così si impiantarono vigneti di Pinot Nero e si iniziò la produzione di Spumante Metodo Classico. 
L’ingegnere ha una cartella nera dalla quale estrae appunti, anche il suo vestito blu non è all’ultima moda e questo lo rende simpatico, senti che per lui il vino è passione e capisci che un signore così che gira il mondo per promuove il made in Italy vale più di qualunque promozione Ice.

La serata si conclude con Farinetti che porta a tavola i suoi Barolo Borgogno 2003 e 2004, i cuochi che si siedono con noi a parlare e io che ripenso a vecchie cene di tanti anni fa e riscopro un mondo, quello del vino, che mi era diventato sempre più insopportabile per la presenza di esperti presuntuosi e ormai incomprensibili e produttori che si erano montati la testa.

PS L'articolo è uscito sabato su Gazzetta Gastronomica
 http://www.gazzettagastronomica.it/2012/coniglio-barbaresco-a-eataly-roma/
ma ho scoperto, non so se con piacere o disappunto, che alcuni fedeli lettori di questo blog leggono saltuariamente la GG -
a proposito, perché? - e quindi ripubblico qui un articolo che si, forse era più adatto a questo blog.
Meglio tardi che mai.




Foto iPhone S. Bonilli

commenti 9

Con che piacere, ho letto l'elogio di questo vino e del produttore scritto come racconto e non col linguaggio insopportabile e arido che ormai "gli esperti" di vino usano parlandosi solo tra di loro.
Insopportabili

22 Lug 2012 | ore 19:44

i[OT]
leggo piu questo blog che la GG per due motivi, il primo è tecnico (questo sito è piu fruibile è veloce di quello della GG) il secondo affettivo: qui è come sei un amico mi raccontasse una storia di là tutto è più impersonale. In ogni modo trovo la GG molto interessante e anche se la leggo con meno assiduità non potrei farne a
meno.

22 Lug 2012 | ore 23:34

La GG ha un'impaginazione tra le meno fruibili in assoluto. E manca di personalità, a mio modo di vedere.

23 Lug 2012 | ore 08:22

io leggo entrambi ma mi sto chiedendo se non dovrei semplicemente leggere la GG visto che ci sono un sacco di articoli del direttore. ci vuole poco a leggere entrambi ma penso che il successo della GG (impaginazione a parte) ponga un quesito di non facile soluzione, ovvero come evitare che il papero non diventi una costola della GG e finisca per essere assorbito.

23 Lug 2012 | ore 09:00

Io li leggo entrambi, ma il Papero è come il primo amore , non si scorda più!!

23 Lug 2012 | ore 09:10

Trovo la lettura del papero più confidenziale, scritta prima per il suo piacere e poi per altri. Non mi dispiace la GG, anzi la leggo volentieri, ma ho come l'impressione che le visite ai ristoranti o trattorie siano fatti per obbligo mentre qui si raccontano sue esperienze personali.

23 Lug 2012 | ore 09:43

Questo è stato il primo blog del settore, il primo dove qualcuno ci metteva la faccia, qualcuno di famoso. Da allora lo leggo sempre ed è un appuntamento che raramente mi delude quindi prima leggo il paperogiallo e poi la gazzetta gastronomica.

23 Lug 2012 | ore 13:37

Caro direttore Papero Giallo e da tanto tempo nei miei preferiti, che dire... E' una piacevole lettura.

Ho visitato stasera eat italy, ho provato la piadineria, una crudo e squacquerone annaffiata da una piacevolissima re Ale ambrata.

Ragazzi giovani e volenterosi. E' stato simpatico vagabondare per quest mega supermercato del fud.

Ho provato i dolci di Montorsino ma li ho trovati deludenti.

Nel complesso una bella idea per ridare vita ad una zona piuttosto bruttina della citta'.

Ale Roma

24 Lug 2012 | ore 00:20

Per me PAPERO GIALLO è qualcosa di confidenziale, un racconto, qualcosa di molto amichevole..La GG è più impegnata, più fredda ma non meno interessante. Fra qua e là.. preferisco QUA
(per restare in tema di paperi..)

Clelia
padova

24 Lug 2012 | ore 18:51

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