18
Lug 2012
ore 15:17

Mozzarella e mafia, made in Italy sfregiato

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Le Mafie hanno individuato da tempo il settore alimentare come uno dei più permeabili, lo raccontava un libro L'ultima cena - a tavola con i boss, del 2010, lo aveva ben narrato Massimo Carlotto nel romanzo del 2008 Mi fido di te, scritto con Francesco Abate.
L'ultimo episodio dell'accoppiata cibo-mafie riguarda Mandara, azienda leader nella produzione della mozzarella, i cui veri proprietari, si è scoperto dopo lunghe indagini, erano i Casalesi.

Eppure i bravi produttori di mozzarella sono tanti e conosciuti, come il Caseificio Il Casolare, di Mimmo La Vecchia, del quale vedete qui sotto le foto, ma da queste vicende subiscono, pur essendo incolpevoli, un grave danno.

Alto_casertano_6.jpg

Così come un grave danno lo subisce tutto il made in Italy alimentare perché gravi nubi sulla mozzarella di bufala non sono solo di oggi ed è per questo che i bravi produttori non possono continuare a non intervenire, prima di tutto sul piano della comunicazione.

In questi ultimi anni ho viaggiato molto all'estero, in particolare in Asia e Australia, e sono rimasto colpito dall'ammirazione e amore che c'è per i nostri prodotti alimentari.
Un amore e una ammirazione quasi ingenua, una voglia di made in Italy come garanzia di qualità e di bontà.
Immaginate come queste notizie abbiano un effetto devastante, prima di tutto provocando un appannamento della nostra immagine a vantaggio dei prodotti concorrenti, Francia in testa.

Nessuno può limitarsi a dire "io produco bene, io faccio qualità" perché in tempi di comunicazione globale non basta guardare solo a casa propria.
E per capirlo si deve ricordare il lontano 1986 e lo scandalo del menatonolo, che dalla sera alla mattina ha portato all'azzeramento dei mercati del vino di Usa e Germania.
Eppure tutti sapevano delle sofisticazioni che avvenivano a Narzole, tutti vedevano le autobotti che entravano e uscivano dal casello di Asti ma nessuno parlava perché allora come oggi ognuno pensava "io produco bene, io faccio qualità".

E invece se il mercato è globale anche la notizia diventa globale e che tu produca vino, formaggi, salumi, pasta per una nicchia o industrialmente ormai "produrre bene e fare qualità" non basta più.
Bisogna comunicare bene e difendere le filiere produttive di qualità.




commenti 12

Ognuno pensa al suo orticello, voi giornalisti arrivate sempre a cose fatte e le inchieste non le fate più, la gente è disorientata e il futuro è grigio tendente al nero.
Ma tanto fa più notizia la Minetti

18 Lug 2012 | ore 17:04

Il consorzio della mozzarella di bufala campana dop ha invitato alcuni mesi fa tanti giornalisti e blogger a una bella scampagnata di più giorni, tutti ospiti e c'erano tutti, giornalisti, direttori di guide e blogger famosi.
Mai nessuno di loro che abbia scritto o scriva delle aziende di cui si mormora, e sono tante e tanti sono quelli che ne parlano.
Perché stupirsi oggi?

18 Lug 2012 | ore 17:45

Stupirsi o o non stupirsi, di queste aziende ce ne sono,sicuramente di piu' quando si parla di grandi numeri,dove gli interessi aumentano.
Pero' il "lato buono" della medaglia e' che almeno ogni tanto li scoprono,forse il sistema di controllo non e' poi cosi' lacunoso.
Peggio certi politici collusi che lasciano aggredire il territorio con reati ambientali di ogni tipo senza che vi sia una legislazione adeguata che ne prveda l'ergastolo,poi vedi tu se sti reati di mer.. continueranno.

18 Lug 2012 | ore 20:40

C'è la crisi, tutti pensano a sopravvivere e di queste cose non gliene frega niente a nessuno.

19 Lug 2012 | ore 10:26

Se non ricordo male la DOP della Bufala campana era stata oggetto tempo addietro di un altro scandalo dove i vari associati sembrava non rispettassero il disciplinare.

A mio modo di vedere i campani con queste cose non stanno facendo altro che stringersi un cappio al collo che prima o poi li soffocherà.

Prima poi finierà la fiducia verso questo fantastico prodotto e chi ci rimetterà saranno solo i pochissimi onesti che hanno sempre creduto nel loro prodotto e nella loro azienda.

19 Lug 2012 | ore 16:28

Purtroppo i buoni produttori in Italia sono sempre penalizzati, dalle mafie, dalle politiche e anche dai consumatori che sono responsabili quanto gli altri, con il loro menefreghismo. É notizia di oggi che a fine anno chiude le Sciuccaglie di Genoveffa Lanni. A mio avviso il miglior produttore italiano di salumi, vincitore di vari premi per il prosciutto biologico e forse principale artefice del recupero del maiale nero casertano. Ho guardato su internet e nessun commento...mi immagino se qui da noi la crisi si fosse portato via Joselito...

19 Lug 2012 | ore 16:59

Di produttori seri ce ne sono,ma purtropo questi "personaggi" fanno danni d'immagine allucinanti.
Ma purtroppo il truffaldino spunta ovunque si possa guadagnare.Guardate cosa succede con i prosciutti "italiani",o formaggi tipo grana per i quali non si capisce bene che latte si utilizzi visto i prezzi sempre minori della grande distribuzione.

20 Lug 2012 | ore 00:47

se in più aggiungiamo Bonili quello che è successo nel settore suinicolo, dove sono stati nutriti con rifiuti speciali, la situazione non è rosea

20 Lug 2012 | ore 19:05

Piuttosto che la camorra, alla mozzarella dop farà più male la decisione di inserire nel disciplinare la possibilità di utilizzare il caglio congelato. La mazzata definitiva agli allevatori di bufale (il numero di capi è già creciuto a dismisura) e, credo, al prodotto.

21 Lug 2012 | ore 11:00

Il "made in italy" si sfregia e benea da solo, la mafia al limite rende più semplici le cose. Quanti produttori massimizzano i profitti attraverso vie alternative? Numerosi, cambia solo la natura del prodotto. La notizia del prosciutto è ancora più recente delle mozzarelle... e chi è ai vertici e dovrebbe tutelare che fa? Si costerna, si indigna e si impegna, poi getta la spugna con gran dignità (cit. FdA)

21 Lug 2012 | ore 15:34

Riguardo al caglio congelato condivido la critica.
Piuttosto non si assegni la dop. Ma come avviene per il prosciutto di Parma (si possono usare maiali dalle Marche al Piemonte)e altri disciplinari, allentando la maglia dei requisiti perde di valore.

24 Lug 2012 | ore 14:13

Siani e MSimone, ma di cosa parlate? non sapete neppure la differenza che passa tra caglio e cagliata, caglio congelato ah ah ah. quanto alle sentenze come "L'ultimo episodio dell'accoppiata cibo-mafie riguarda Mandara, azienda leader nella produzione della mozzarella, i cui veri proprietari, si è scoperto dopo lunghe indagini, erano i Casalesi" lasciamole fare al giudice, questa è solo l'accusa e visto come funziona in genere in italia ci starei attento ad abbracciarla come la verità rivelata, e lo dico scanso equivoci, da sinistra.

25 Lug 2012 | ore 12:49

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