12
Ago 2012
ore 19:10

In Italia 8857 ristoranti hanno chiuso negli ultimi due anni

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La Confcommercio dà i numeri della crisi e si scopre che in Italia nel biennio 2009-2011 hanno chiuso 8857 ristoranti, una cifra impressionante che è il 67% del totale del settore Turismo, tempo libero, comunicazioni.
E' un settore dell'economia che coinvolge circa 2,5 milioni di lavoratori, ben 1,5 milioni dei quali operano nel settore ristorazione e alloggi, il cuore del turismo, un fatturato di 58,3 miliardi di euro.

IMG_9276.jpg

Nel 2012 le cose sono andate peggio e molti ristoratori ormai dicono apertamente che se continua così alla fine dell'anno chiuderanno.
I ristoranti e gli alberghi sono i pilastri attorno ai quali ruota il nostro sistema turistico, anch'esso in crisi.
Chiudono i ristoranti che sono mal posizionati come fascia di prezzo, chiudono i ristoranti aperti perché sembrava facile, chiudono i ristoranti della provincia in crisi.
Reggono ristoranti e trattorie a gestione familiare, quelli che hanno sempre badato all'equilibrio dei conti e quelli che fanno qualità a un giusto prezzo.
E non tutta l'alta gamma soffre, anche se si sentono molti scricchiolii.

Ci sono ristoranti della vostra città che voi conoscevate e che hanno chiuso?
Avete smesso di frequentare certi ristoranti per i menù troppo cari?
Qual è la cifra massima che spendete al ristorante nel 2012?



commenti 22

Quì le cose cambiano in fretta. Io, per esempio che ho una famiglia con cinque figli, come cavolo faccio ad andare in ristorante? La cosa buffa è che quando ci vai (con i cinque figli e la compagna) pensano che sia ricco... E ti fanno un conto formato single moltiplicato sette.

12 Ago 2012 | ore 20:25

Ho solo una figlia ma comunque faccio fatica ad andare fuori a cena per spendere 180 euro in tre (ed il vino lo bevo solo io). Di solito (diciamo in media 1 volta al mese) scegliamo ristoranti da 30€, raramente sperimentando posti nuovi per evitare fregature.

12 Ago 2012 | ore 20:58

Naturalmente intendevo 30 euro a testa.

12 Ago 2012 | ore 21:01

per una corretta valutazione mi piacerebbe conoscere anche i dati, attinti dalla stessa fonte, relativamente alle attività di ristorazione che hanno aperto...
grazie

12 Ago 2012 | ore 21:13

Basta andare al link della Confcommercio e si possono vedere tutti i dati scaricando il Pdf

13 Ago 2012 | ore 01:21

ormai vivo in grecia da quasi 5 anni e vi posso dire che crisi o meno, qui si mangia benissimo, e si spende poco. e difatti la gente esce a mangiare molto piu che da noi.

proprio ieri sera siamo usciti in 4 a mangiare pesce, in un quartiere di alto livello, e abbiamo speso la bellezza di 116 euro in 4, con vino, tsipouro (simil grappa da pasteggio), dolci e digestivo. e siamo dei mangioni. highlights della serata per me lo spiedino di capesante, il filetto di tonno "blu fin" ecccceezziunale veramente e delle acciughe marinate da urlo.

domenica sera, atene meta' agosto, e c'era gente che arrivava alle 11, ovviamente accolti a braccia aperte

mi e' anche capitato che una domenica una taverna tenesse aperto la sera per noi.

c'e' tutto un discorso da fare, che ingloba prezzi, qualita' e servizio...

13 Ago 2012 | ore 09:07

Ho sempre lasciato i ristoranti più cari (sia per il prezzo che per l'affetto) per le occasioni, quindi non ho cambiato abitudini.

Posso riferire che in Versilia i locali storici resistono alla crisi senza affanni, mentre i nuovi chiudono presto, per mancanza di idee, di sana gestione e di quel minimo di capitale che ti permette di restare aperto fino al momento in cui ti fai un nome e una reputazione.

13 Ago 2012 | ore 10:46

Il problema è sempre lo stesso : nel 70% per cento dei casi non c'è relazione fra prezzo e qualità/professionalità ( si perchè per me ci sta di mangiare degli ottimi surgelati piuttosto che scadenti prodotti 'freschi')E quindi, inevitabilmente, ho smesso di frequentare ristoranti perchè quasi tutti hanno menù troppo cari Posso spendee anche 45-50 euro a testa per un buon pasto , ma , sopra quella cifra pretendo cose che , qua da me , mi danno solo 1 o 2 locali ....

13 Ago 2012 | ore 11:49

Dott. Bonilli abbia pazienza, quale dei pdf nel sito di Confcommercio contiene queste (interessanti) informazioni. Grazie

13 Ago 2012 | ore 12:53

lei fa click sulla parola Confcommercio all'inizio di questo post, si troverà in una schermata Ufficio Studi, il primo Pdf della lista, quello del 31 luglio, è quello che contiene gli ultimi dati, poi bisogna fare un minimo sforzo di ricerca, ce la farà? :-))

13 Ago 2012 | ore 14:07

io ho notato che per pranzo molti ristoranti o propongono menù a basso prezzo oppure restano vuoti. E con 10 euro a pasto o metti nel piatto cose scadenti oppure mi sembra impossibile solo recuperare le spese.

13 Ago 2012 | ore 14:52

Il paragone con Grecia e Spagna non ci sta, perché pur essendo paesi afflitti da una crisi uguale a quella italiana (io per esempio ho perso il posto di professore visitante all'Universitá per colpa dei tagli di un Rayoj impreparato e assolutamente inadeguato ad affrontare la tempesta) in questi due paesi la cucina é una religione. Qui la gente anche senza tredicesima si metterá i soldi sotto il cuscino pur di celebrare il Natale con il jamon (da tagliare rigorosamente a coltello). In Italia bisognerebbe utilizzare la crisi per fare una selezione. Da eventi negativi possono anche nascere cose buone. Lo diceva Daverio l'altro giorno. Perché non utilizzare il tragico evento del l'Aquila per fare piazza pulita dei casermoni costruiti negli anni Sessanta e ricostruire solo i palazzi gentilizi e le belle chiese? Lo stesso si potrebbe fare per la ristorazione. Per esempio far rinascere la vergognosa cucina veneziana, chiudendo i ristoranti spenna turisti e rilanciando i pochi buoni che pur si trovano negli angoli nascosti della cittá. ma credo che sia soprattutto una questione di scelte, politiche e prioritá e quindi ho poche speranze. Comunque mi preoccupa molto di piú la sorte di quei romantici produttori di salumi o salvatori di razze autoctone che qualche anno fa hanno mollato professioni di successo per dedicarsi a produrre salumi, cinte senesi, maiali casertani o razze calvane e che stanno per lasciare tutto (le Sciuccaglie ha giá chiuso, lo Spicchio chissá fino a quando resiste, di Paolo Parisi e della Masseria dei Trianelli é un bel po' che non sento piú parlare...)

13 Ago 2012 | ore 20:15

Come sempre avete tutti ragione, il problema è che manca la cultura della pianificazione, troppi vogliono guadagnare in fretta, il berlusconesimo fà danni devastanti, io avevo un piccolo negozietto di prodotti bio, litigavo con mio fratello perchè siccome non si guadagnava subito dopo sei mesi non valeva più la pena, invece io sostengo che tu dopo tre anni puoi valutare se ne è valsa la pena o no. E abbiamo chiuso. Comunque nella mia piccola esperienza posso dire che la ricerca paga sempre e bisogna avere voglia di farla, il cliente che ti capisce arriva lentamente ma poi si fideizza, e su dieci se fai qualità sette ritornano una seconda volta, quattro una terza volta e due per sempre. La nicchia e il lusso non conoscerano mai la crisi, ma per essere di nicchia bisogna avere cultura generale eccelsa, non solo soldi, anzi spesso in gastronomia e enologia, è più ricerca che costo.
p.s troppi confondono mangiare con gli amici scorpacciate di cose a basso costo (è chiaro che soo buonissime) e poi vorrbbero essere trattati allo stesso modo a ristorante .... non è possibile.

14 Ago 2012 | ore 09:30

Capisco poco di cifre e statistiche, ma leggendo il pdf le cose parrebbero stare ancora peggio di come le ha descritte lei! Nel solo 2011 hanno cessato di esistere ben 24.629 ristoranti (rectius, imprese di ristorazione), a fronte di 15.772 nuove aperture, con un saldo negativo di 8.857 (la cifra indicata da lei) ristoranti in meno rispetto all'anno precedente! Il dato complessivo nel triennio 2009-2011 appare semplicemente incredibile: i ristoranti chiusi sarebbero complessivamente 73.299, a fronte di 54.911 nuove aperture, con un saldo negativo complessivo di ben 18.388 ristoranti in meno!
Una vera ecatombe!!!

14 Ago 2012 | ore 12:03

titoli da giornalai?
rapporto confcommercio
tab. 2.21 - numero delle imprese
ristorazione
2009 - 328.243
2010 - 337.407
2011 - 345.537
ah, la curiosità di sapere perché il numero assoluto delle imprese registrate aumenta e però si piange sul saldo netto negativo: la strana aritmetica dell'emozione?
titoli da giornalai?

14 Ago 2012 | ore 12:26

Secondo me questa crisi devastante ha solo fatto emergere, come in molti altri settori, le magagne che già stavano sottotraccia. Il turn over di locali (ristoranti, ma se parliamo dei bar è anche peggio) è ormai velocissimo, spesso passano pochi mesi tra l'inaugurazione e la chiusura. mancanza di professionalità, sicuramente, ma quello che una volta poteva essre tenuto nascosto ora emerge con questa crisi, con rapidità e violenza impressionante.
Quanto a me ed alla mia famiglia sebbene ricchi per il fisco (i crediti sono ivati e tassati e per non mandare a casa nessuno si è rinunciato noi allo stipendio) abbiamo semplicemente smesso di andarci, siamo in 5 e, come dice il buon Cianferoni che saluto, se ti vedono entrare fai la figura del ricco e di conseguenza tendono a pelarti. Fino ad 1 ano e mezzo fa, due si andava regolarmente, dicamo un paio di volte, anche tre in ristoranti di buon livello (dai 50 in su, media 80), ora ho applicato al bilancio familiare una spending review che quella dei professori è roba da dilettanti.
saluti
PS più avanti sarà anche peggio, inutile illudersi.

14 Ago 2012 | ore 12:48

Conosco famiglie della borghesia impoverita che andavano al ristorante come scelta normale e più volte al mese.
Da cinque anni a questa parte hanno scoperto che quella scelta normale e libera, un tempo, è una scelta che va meditata, non possono più andare al ristorante quando ne hanno voglia ma solo quando è possibile, e ogni mese è possibile un numero limitato di volte, e questo ha fatto loro scoprire che si erano "impoveriti" e allora hanno iniziato ad abbassare il tiro, basta ristoranti da € 80 a persona, si scende a € 40 e poi si scopre la pizzeria, ma così si perdono gli amici notai, avvocati, gente che la crisi la vede, non la sente, almeno per la scelta del ristorante.
E tutto questo sta creando un grande cortocircuito.

14 Ago 2012 | ore 18:37

Come spesso accade, su questo forum vengono scritte cose condivisibili e corrette.
In questa crisi della ristorazione vedo la possibilità per fare un po di pulizia, è brutto da dire, ma ci sono troppi locali banali, con cucina del territorio eseguita in modo mediocre ed ingredienti scadenti.
Vengo da una famiglia che andava al ristorane raramente, ho fatto mia questa cultura nonostante vada fuori con maggiore frequenza rispetto ai miei genitori.

Troppi locali mediocri, gestiti da dilettanti, seppur volenterosi e appassionati, ma senza quel livello di conoscenze utili a dare qualità ad un servizio.
Perché spendere 30-40€ per mangiare in modo insoddisfacente?
Meno locali, ma di maggiore qualità è uno slogan, ma anche un auspicio.
Ultimamente frequento quasi tutti gli event dello Slow Food a Mantova, e trovo qualità a prezzi corretti, ingredienti genuini, buona tecnica di esecuzione, tre-quattro portate a 20-28€
Sugli agriturismi, poi si potrebbe dire tante e cattive cose.

14 Ago 2012 | ore 20:24

parole sante.  il ceto medio è in apnea (affossato anche da dubbie politiche fiscali) e tutta la catena soffre, resistono solo i bujaccari. personalmente ho sempre articolato  ristorante in tre tipologie:  per convivialità, per fame, per vivere un'emozione e  per wuei posti ritengo giusto spendere rispettivamente tra i 30€ e oltre i 100€. Ho ridotto la frequenza preferendo la qualità, nel senso che preferisco andare 2 volte in un posto decente anzichè far tappa in 5 discutibili. E nei posti in cui vado per fame non faccio più un pasto completo. Se posso evito le grandi città ormai si spendono cifre folli.

non condivido che questo chiudere faccia solo del bene alla categoria, semmai è il contrario! resta solo il posto per la casta ed il gastrofichetto ed il bujaccaro con menù completo a 7€, 12€ se pesce.

15 Ago 2012 | ore 18:55

La situazione è drammatica, troppe aperture, ci sono state,a volte, uno attaccato all altro.Qui non è, la ,concorrenza,il problema.Quella,ha sempre fatto bene alla qualità.Il problema è che andrebbero fatte norme in base al tipo di area e al numero di residenti.Oltrecio ,sopra una fascia di prezzo si chiamano ristoranti e ,spendendo è richiesta la qualita .

17 Ago 2012 | ore 18:53

Qui vi riassumo;era fisiologico,che molti avrebbero chiuso,visto che la crescita economica si è arrestata.In futuro i ristoranti per avere questo appellativo devono produrre artigianalmente(perche il turismo va difeso)le tavole calde devono costare poco ,ma quel turismo ci interessa meno.é basilare nonstare nel mezzo.

17 Ago 2012 | ore 19:00

Per motivi professionali conosco avvocati, commercialisti e professionisti in genere e posso dirle che, almeno qui da noi,la crisi la sentono eccome! certo, qualcuno si ostina a tenere uno stile di vita legato a status symbol (macchinone etc)ma sono pochi quelli che veramente non fanno fatica ad arrivare a fine mese, all'apparenza si va alla grande, poi quando ci si parla fuori dai denti la cosa prende un'altra piega. Ed il peggio deve ancora venire, ne sono purtroppo stra convinto. saluti

20 Ago 2012 | ore 15:51

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