16
Set 2012
ore 10:00
ore 10:00
Roberto Roversi, Poeta
E' morto Roberto Roversi e la notizia è stata data a funerale avvenuto.
Lo conoscevo da molti anni, la sua libreria antiquaria La Palmaverde era davanti al mio Liceo, il Galvani, in via Castiglione, ero amico del figlio, Antonio, morto di tumore nel 2007.
Nel 1987 gli avevamo chiesto di scrivere un articolo, C'era una volta il tortellino, per Il Gambero di Natale, il quaderno di articoli e disegni che usciva due volte l'anno col Manifesto - in quel quaderno i disegni erano di una giovanissima Francesca Ghermandi -
Ecco la parte dove Roversi descrive il tortellino:
... Il tortellino costringe a stare in campana. Non ti fa divagare, nossignori. Subito intransigente e loico, con gli occhi aguzzi dentro a quella sua pelle leggera, non ti perde di vista; e ha le sue misure da cui non puoi sballare. In questo, e in modo egregio, interpreta il carattere di fondo del bolognese autentico, che mentre bacia e abbraccia la moglie nel talamo, con l'occhio destro sbircia la tasca del calzone. Poco si fida, dentro al suo sano entusiasmo.
Nell'Artusi, fissata in un disegno che non sopporta deroghe, è anche chiaramente disegnata la larghezza della sfoglia che deve servire a un tortellino. Sembra l'O di Giotto. Ha un diametro di 3 centimetri e mezzo; che si allarga a 6 e mezzo per i cappelletti. Così che il tortellino vero bolognese è guizzante come lo scarabocchio di un bambino e non deve lasciarsi fronzoli ai lati, quasi avesse una sciarpa a ciondolone. E nel suo involucro, perla in una conchiglia, raccoglie prosciutto grasso e magro, mortadella di Bologna, midollo di bue, parmigiano grattato, un uovo, l'odore di noce moscata e niente (è la raccomandazione) sale e pepe.
Stefano Bonilli
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CATEGORIA La Memoria | TAG Bologna, Francesca Ghermandi, Gambero di Natale, La Palmaverde, Roberto Roversi, tortellino
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Guardi che la maggior parte dei magnaccioni che la leggono di Roversi non ne avevano mai sentito parlare, gourmet e ignoranti.
non tutti, per fortuna.
Cara Lidia, per fortuna no, non sono solo amanti del cibo i lettori di questo blog intesi come categoria appassionata di uno dei molti aspetti della cultura italiana, quello appunto del cibo, dei prodotti artigianali, dei ristoranti, delle trattorie e del vino.
Del resto la storia del Gambero Rosso ne è un esempio: nato nel ventre di un quotidiano politico e culturale quale il Manifesto, ideato graficamente da un intellettuale raffinatissimo qual era Piergiorgio Maoloni, con dei collaboratori come Roversi, Severino Cesari, Gianfranco Capitta, Domenico Starnone, Franco Carlini è stato per lungo tempo il ponte tra una cultura ritenuta alta e una che, solo in Italia, veniva considerata bassa.
Il gambero rosso, quello vero, è stato fondamentale per la crescita della cucina e anche del vino italiano.
dopo solo riviste di ricette e gossip gastronomico, anche sul web
Fortunatamente si può essere magnaccioni e amare anche la musica, la poesia, la fotografia, la grafica (fantastica la Ghermandi!), la pittura, la cronaca, la storia. E non dimenticare mai niente di tutto questo. Anche con la bocca piena.
Ho conosciuto bene Maoloni perché nel 1997/98 fece il restyling del Mattino: fresco e vivace, trascorse molti mesi a Napoli.
Certo fa davvero impressione leggere Roversi sul Gambero, si misura ancora meglio la trasformazione di questi ultimi anni