14
Ott 2012
ore 12:17

Guide di carta e guide digitali, una discussione asfittica

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Mentre anche in Italia sta per sbarcare il Kindle Fire, un'intera pagina della Repubblica è dedicata alla pubblicità di Kobo, il nuove lettore digitale scelto dalla Mondadori, mentre Apple sta per presentare il piccolo iPad e Amazon da alcuni mesi vende molti più libri digitali che di carta, è ripresa, seppur sommessamente, la discussione tutta italiana e per addetti ai lavori su guide tradizionali - dei ristoranti, dei vini, degli alberghi ecc... - e guide digitali.
Discussione surreale perché il destino delle prime è segnato e non lo si dice per portare sfiga, lunga vita a loro, o meglio, ad alcune di loro, che altre prima chiudono e meglio è, ma perché questo è il destino certo della carta, che non sparirà - ed è in errore chi lo pensa - ma sta perdendo sempre più terreno negli Usa, molto più lentamente da noi, e se si analizza cosa è una guida dei ristoranti si capisce che dovrebbe essere uno dei primi prodotti a ridimensionare il cartaceo e puntare sul digitale, ma da noi è una discussione asfittica alla quale non contribuiscono certo i cuochi, anche quelli di punta, attenti solo ai voti e all'applauso.

Discussione surreale perché non c'è dubbio che un'app dei ristoranti con aggiornamenti periodici batterà sempre 2-0 una guida cartacea anche se fatta bene.
Se è così, chiederanno in molti, perché non la si fa questa app?
Mancanza di visione, mancanza di imprenditorialità e anche mancanza di soldi, sono le prime risposte che vengono a mente.

Mancanza di visione

Ma secondo voi ci vuole un novello Steve Jobs per immaginare che un'applicazione ben fatta, con geolocalizzazione, brevi schede che fotografano cucina e piatti e tutti i dati per prenotare, caricata sul vostro smartphone, in italiano e in inglese, tanto per incominciare, sia imbattibile?
C'è già? No, ma ci sarà a breve e allora tutti si affanneranno a trovarne i difetti perché sarà un prodotto google e i contenuti rischiano di essere mediocri, almeno secondo i nostri standard e quello che si è intravisto.
Ma poi grazie ai soldi e alla diffusione globale questa guida prenderà il sopravvento.
Ci sarà perché Bulli Fundation con Telefonica sta progettando una piattaforma digitale che rivoluzionerà il modo di scrivere di cucina, pubblicare ricette e filmati, scrivere la storia della gastronomia.
Se fossi ancora in campo come editore avrei investito alcune centinaia di migliaia di euro su un progetto simile e rimango sbalordito che un grande editore come l'Espresso, sempre attento al digitale, ignori questo terreno. Si potrebbe dire perché una guida già ce l'ha, e importante.
Potrei rispondere che uno dei motivi potrebbe essere che il pur bravo Enzo Vizzari si trova bene con la carta per età e storia ma che con il digitale poco ci azzecca anche perché a stento sa accendere un computer - lo uso come modo di dire e non come offesa - e quindi questo discorso gli è sempre sembrato e gli appare esoterico, incomprensibile, velleitario.


Mancanza di imprenditorialità

La cucina italiana è famosa nel mondo, piace, i cuochi di punta ci sono e ci sono anche giovani scalpitanti nelle retrovie, è una base di partenza che pochi nel mondo hanno.
L'imprenditore del 2013 e seguenti deve pensare prodotti nuovi, agili, di basso costo e larga diffusione.
Bene, trovate qualcosa, oltre la moda, che contenga in sè i requisiti del made in Italy, del glamour italiano, che sia già conosciuto ovunque e che grazie agli smartphone, iPad ecc... abbia da subito un mercato globale senza bisogno di gigantesche campagne di promozione?
Certo, c'è un rischio di partenza, come in tutte le vere iniziative innovative, bisogna formare una piccola squadra di grandissima qualità e avere un progetto semplice e chiaro.
Parlare di pubblicità e di rapporto tra quella esistente su carta nelle guide attuali e di pubblicità sul digitale non ha senso perché questa è da subito una scommessa globale e quindi si rivolge a player globali, oltre che ad eccellenze di nicchia.
Ma, lo si sa, spesso chi eccelle in alcuni campi, la moda in primis, ha soldi e immagine globale ma non sa nulla della cucina italiana e se ci parli ti fa cascare le braccia.
Però sono così illuso da pensare che ci siano imprenditori che vogliano percorrere questa strada ora e non dopo che altri, in altri paesi, avranno aperto il sentiero nella foresta.


Mancanza di soldi

Sapete come una vera guida viene fatta?
Tra un po' il curatore X, dopo avere visto gli errori e le mancanze della sua guida e dopo avere esaminato le altre che ritiene concorrenti, indice la riunione del gruppo di lavoro e assegna, regione per regione, i ristoranti da recensire ai singoli collaboratori.
Di lì e per mesi inizia un lavoro che oscilla tra l'antico e il moderno con schede che vanno e vengono e ristoranti, la stragrande maggioranza, che una volta visitati a marzo, a aprile, a maggio e recensiti tali usciranno sulla guida presentata a ottobre e acquistata a Natale per essere magari usata nella primavera successiva.
Tutto questo non vi suona tanto di vecchio, di stanco, di conservativo?
Comunque se fatto bene questo meccanismo costa centinaia di migliaia di euro.
Un esempio?
2500 ristoranti recensiti, se tutti visitati il costo medio non può essere inferiore ai 35 euro l'un per l'altro.
2500 x 35 = € 87.500, credo una cifra per difetto alla quale vanno poi aggiunti viaggi, benzina e infine redazione, carta e stampa. Tranquillamente ci si muove tra i 150.000 e i 200.000 euro di spese redazionali e industriali.
Le copie vendute, invece, sono in contrazione anno dopo anno e non credete alle cifre che dicono gli editori o chi raccoglie pubblicità, già 40.000 copie vendute sono un risultato da leccarsi i baffi.

Una guida dei ristoranti digitale costa la metà, ha una formula redazionale molto più agile sul territorio, ha da subito un mercato internazionale.
Va concepita e scritta in un certo modo e il tentativo fatto circa un anno fa con Gazzetta Gastronomica & Passionegourmet è fallito perché è stato l'incontro tra una visione conservativa e il nuovo a cui si è aggiunta la mancanza di capitali.
Per la verità i capitali di partenza ci sarebbero stati ma chi li metteva voleva da subito essere il 51% e così il progetto si è fermato.
Ma questo non vuole dire che fare una guida dei ristoranti e tanto più una dei vini digitale non sia più che mai attuale.
Discuterne in modo costruttivo può solo arricchire il progetto che è nell'aria ma come per gli affittasi anche qui vale la precisazione, no perdi tempo.


Foto di Maurizio Camagna



commenti 46

Ci siamo. La domanda temo sia una sola: i ricavi? Fino a che la percezione del valore del prodotto "comunicazione digitale" e "indice digitale" sarà quella attuale qui siamo, e qui restiamo.

Certo, l'investimento a lungo termine... ma nel 2012?

14 Ott 2012 | ore 14:26

I ricavi sono dati da pubblicità e vendite, ma parliamo non dell'Italia ma del mondo.
Io sono stupito che un editore importante come Editoriale Domus non ragioni in questi termini e rimango stupito che un progetto di questo tipo, anche nel 2012, non si faccia.
Certo, se devo pensare quante applicazioni venderò in italiano posso chiudere baracca ma se penso che in Asia qualunque catena alberghiera che apra nuovi alberghi deve e vuole il ristorante italiano, allora si capisce che un'applicazione in inglese che racconti i migliori ristoranti italiani in Italia e nel mondo avrebbe un grande mercato.
Certo, l'ordinaria amministrazione è molto più comoda.

14 Ott 2012 | ore 16:09

Lda il tuo link è una guida del 2012!!

14 Ott 2012 | ore 16:32

In questi pochi anni, Stefano, ho visto matrimoni e divorzi sbucare come funghi. Questo sarebbe certo interessante, con una celebrita' come te arruolato in ruoli di grande prestigio. Per certo tu i computer li sai aprire con ben altra baldanza :-) Farei solo attenzione alla scelta dei collaboratori, o meglio delle collaboratrici: talune non sanno nemmeno riportare a carta/ stampa dei semplici copia-incolla dell'ultima guida presentata l'altro giorno, cioe' l'a- b c. Figuriamoci se sono in grado di fare recensioni in inglese:-)

14 Ott 2012 | ore 17:21

Parlando da ragioniere e anche dando per buona la tua stima a 40.000 copie( che almeno in un caso reputo riduttiva)una guida a 22 euri farebbe quasi 900.000 euri. Piu' pubblicita', che mi pare valga qualcosa. Pur con tutti i costi e gli aggi immaginabili mi pare che qualcosa rimanga attaccato. Forse con il computer VizzAri non ci sa fare, ma temo che il lato economico della faccenda lo maneggi, largamente, meglio di tutti :-)

14 Ott 2012 | ore 17:37

Non so quanto abbia attinenza sul tema in discussione, ma chiedo a voi esperti di comunicazione web e di applicazioni assortite:

che Trip Advisor abbia raggiunto le più alte indicizzazioni Google su quasi ogni locale dove andare a mettere i piedi sotto un tavolo e che quindi tutto il mondo prima passi di li può disturbare questi ambiziosi progetti?

14 Ott 2012 | ore 18:11

Hai già scritto ieri da un'altra parte una critica dello stesso tono, mi sembra eccessivo continuare, si può sbagliare specie se si scrive in condizioni difficili e comunque averne di collaboratori così, ti assicuro.
Quanto a Vizzari e agli incassi, non dimenticare che il 50% di quella cifra, se non qualcosa di più, va al distributore.

14 Ott 2012 | ore 20:22

Sai, io sono un tipo modesto. Non pensavo mi avessi letto, di la':-) Per quanto riguarda la signora, della quale non metto assolutamente in discussione la competenza,si vede che i tempi sono cambiati. Allora a me dicevano: prima fai i compiti e poi vai a giocare al pallone :-)

14 Ott 2012 | ore 21:42

Colpo di scena: Vizzari (che nel frattempo ha evidentemente imparato ad accendere il computer) non solo non considera "questo discorso...esoterico, incomprensibile, velleitario" ma addirittura sta lavorandoci, con un occhio particolare anche ai numeri. E si scusa di non averne informato Bonilli.

P.S. Quando e dove Vizzari ha mai dichiarato "questo discorso...esoterico, incomprensibile, velleitario"?

14 Ott 2012 | ore 23:50

Lo sapevo che il computer lo sai accendere e aspettavo anche la precisazione sull'esoterico ecc... ma dopo Firenze non si poteva non riprendere il discorso su carta e digitale non tanto come sterile battibecco ma come serio discorso su uno sviluppo che dovrebbero fare i grandi, anche in tempi di crisi, ma se mi guardo in giro di grandi ne vedo pochi e questi pochi alle prese con tagli e razionalizzazioni.
Ma, colpo di scena, mi sembra di capire che Vizzari - senza informarmi, ahimè - stia valutando progetti nuovi e relativi budget, e ne sono contento.
In fondo un giornalista deve cercare le notizie e questa mi sembra esserlo :-))

15 Ott 2012 | ore 00:12

Caro Bonilli, il suo intervento come sempre suscita l'attenzione degli addetti ai lavori ma non quello degli utenti normali e questo mi fa pensare che l'idea di avere una guida per iphone e ipad e non su carta non sia molto gradita o per lo meno non interessi.
Mi ricordo che lei ha cominciato a scriverne quando era ancora direttore del gambero rosso, quindi quattro o cinque anni fa.
Nel frattempo nulla è accaduto di nuovo e questo mi fa pensare che un'idea come quella di una guida dei ristoranti solo digitale sia difficile tecnicamente da fare e poco remunerativa.

15 Ott 2012 | ore 11:40

Buongiorno a tutti
Vero che ormai cercando su google le più alte indicizzazioni legate a "recensioni ristoranti" riportano a tripadvisor, il problema per l'utente è: quanto sono affidabili?

L'esperimento è semplice, cercate nella classifica tripadvisior dei ristoranti della vostra città o quartiere, miracolo se ne frequentate uno fra i primi dieci!

Ormai l'utente internet interessato alle recensioni, prima di un viaggio o una vacanza, scandaglia le recensioni dei propri blog preferiti (nel mio caso ad esempio paperogiallo e passione gourmet) e vi assicuro, con gran soddisfazione (ricordo con piacere gli ultimi viaggi in Sicilia, Marche e Costa Azzurra)

Quindi la guida digitale dei miei desideri dovrebbe essere "alleata" o "certificata" da questi siti di riferimenti in modo che l'utente si possa fidare a occhi chiusi.

Anche perchè tendenzialmente si leggono i recensori/siti con i gusti più affini ai propri.

15 Ott 2012 | ore 11:58

Dimenticavo!!!
Mi raccomando, che la app sia per tutti, non solo per la nicchia iPhone/iPad ma anche per blackberry/android ecc..

15 Ott 2012 | ore 12:01

Oggi ho pensato questo leggendo il tuo post. Le guide prime servivano per trovare i ristoranti, le classifiche a far parlare.
Due esigenze che si sovrappongono ma che sono diverse tanto è vero che: 1) l'esigenza di trovare ristoranti viene soddisfatta da TRipadvicor et similia. 2) quella delle classifiche da nuove graduatorie all'americana che ci parla solo dei migliori che interessano al pubblico più attento e agli chef.
Forse la difficoltà vera è reinventare un prodotto che sia capace di rimettere insieme queste due esigenze che si stanno separando come i binari fuori la stazione Termini.
Carta o app ha poca importanza. Io credo che questo compito possa spettare solo a un grande editore che si affidi all'autorevolezza dei curatori e dei collaboratori. Ma sinceramente non so predire come andrà a finire.
Chiudo con un battuta che ho fatto a Firenze, in occasione della Guida Espresso: quando il mondo web sarà capace di creare una mobilitazione altrettanto vasta, autorevole e completa allora si potrà parlare di fine del cartaceo. Sinora i raduni web mi pare raccolgano piccoli gruppi, magari qualificati, ma piccoli e di parte.
Cmq sono entusiasta della fase di transizione perché apre nuove possibilità a tutti

15 Ott 2012 | ore 13:20

L'esperimento è semplice, cercate nella classifica tripadvisior dei ristoranti della vostra città o quartiere, miracolo se ne frequentate uno fra i primi dieci!

Fatto l'esperimento per Londra. I primi cinque sono Petrus, Ledbury, Ramsay, Gavroche, e Apsleys, che hanno rispettivamente una, due, tre, due e una stella, e che mi sembrano decisamente frequentabili :)

In Italia i giudizi su TA sono molto meno affidabili, e' vero. E' solo una delle tante dimensioni in cui siamo un popolo piu' ciarlatano degli inglesi.

15 Ott 2012 | ore 14:51

Ups.. non avevo cosiderato l'estero evoluto.. ;)

La mia personale impressione è che l'utente medio italiano di tripadvisor sia quello che cerca i posti "dove si mangia tanto e si spende poco..."

Poco importante la qualità, molto importante il prezzo; tanto che spesso piovono recensioni di ristoranti che hanno convenzioni con ticket groupon o similari..

sono certo che la guida pensata dal Direttore non si basi su questi presupposti!

15 Ott 2012 | ore 16:14

Purtroppo non conoscete i ricavi della pubblicità e delle ''VERE COPIE VENDUTE''.

15 Ott 2012 | ore 16:28

Credo che tempi siano già maturi per fare il salto.
Qualcuno ha già mosso i primi passi: non so quante siano le app della guida Espresso vendute, ma io nel 2012 ho comprato la cartacea e poi anche la app, quest’anno aspetto solo la app e la cartacea l’ho lasciata al mercato di Firenze.
Lo stesso ha fatto la Michelin (e altre) con la sua app, con in aggiunta la possibilità di lasciare commenti: un piccolo passo in più ma siamo ancora sul primitivo.
TripAd ha un modello troppo aperto, poco credibile: funziona molto bene sugli alberghi (anche perché su questo aspetto le foto non mentono quasi mai: la stanza è quella) ma sui ristoranti non regge, non solo in Italia (basta vedere classifica di Parigi)
Sono d’accordo con Stefano: tra guida cartacea e guida sempre dentro lo smartphone non c’è partita, è come schierare la Spal contro il Barcellona.
La svolta sarà creare qualcosa che non sia la trasposizione telematica di una guida cartacea.
Un qualcosa dove i lettori hanno una voce importante, dove i social network svolgono un ruolo fondamentale. Non una guida a senso unico, ma una finestra costantemente aperta.
Io ci credo ancora moltissimo. Qui si tratta solo di vedere chi ci arriverà per primo

15 Ott 2012 | ore 17:05

Se funziona come per il gambero rosso che ne dichiara 80.000 e ne vende realmente tra le 20.000 e le 25.000 se va bene e stimando che la Guida Espresso è molto più forte, gode della pubblicità gratuita sui quotidiani e periodici del gruppo e vende bene anche in edicola sfruttando la distribuzione e forza di Repubblica, direi che loro vendono 50.000/60.000 copie e comunque il fatto che tutti tengano gelosamente nascosti i veri dati delle vendite la dice lunga che non devono essere splendididi per nessuno e in continua discesa.

15 Ott 2012 | ore 19:36

Bravi!
ANDATE A GIOCARE A PLAY STATION

16 Ott 2012 | ore 01:56

Potrebbe essere un'ottima idea se la Sony un giorno si decidesse a produrre un gioco con i cuochi che cucinano. D'altronde campioni come Alonso, Valentino Rossi, prima di ogni gara si allenano sui circuiti virtuali della Playstation. Pensi che figata, potremmo diventare tutti dei novelli Bottura.

16 Ott 2012 | ore 08:26

Secondo me poco importa il supporto. La questione è semplicemente di logistica, tempestività ed aggiornamento, più una fetta di interattività naturalmente, che fanno prevalere la snellezza della rete. Come in ogni campo il problema vero restano i contenuti vuoi affidati a una critica anche di spessore ma circoscritta ad un'utenza di appassionati ed affiliati (e talvolta un tantino conflittuale) vuoi a vox populi col risultato del dubbio in merito ad una seria attendibilità almeno in Italia. Di Trip si parlava sopra: qualche volta riferisco un parere o un'esperienza ma quante volte vedo risultati a dir poco incauti se non lesivi ovvero basati su concezioni eccessivamente personalistiche, in bene ed in male naturalmente, con concetti generalisti, approssimativi ed analisi financo puerili. Per quanto riguarda la sintesi del punteggio non so quanto il “complesso algoritmo” sia indice di attinenza visto che spesso si vedono assegnare uno o cinque pallini da un solo giudizio, eccelso o tranchant, di fantomatici e curiosi nick iscritti mezz’ora prima. Penso che ogni supporto vada letto col beneficio di inventario dei suoi limiti congeniti e che la stella polare rimanga sempre la valutazione e comparazione delle fonti, l’incrocio dei dati, il confronto con penne autorevoli assai frequenti in rete e, naturalmente, l’esperienza e le esperienze personali. Poi concordo che la “finestra aperta” cui allude Roberto sia un potente mezzo di confronto interattivo, stimolo alla critica, spunto per un’educazione alla gastronomia a contraltare di format televisivi giocoforza incompleti e generalisti se non fuorvianti. Quante volte sarà capitato (a me parecchio) di provare o evitare apposta qualcosa in modo inversamente proporzionale al biasimo o alle lodi di un amico di dubbi gusti gastronomici? Ebbene la rete è anche l’amico ma è anche il futuro, è globalizzazione ed accesso, rapidità ed interattività, libertà e patologia, uso ed abuso pur nella consapevolezza che già molti e molti anni fa un certo Lucio Anneo Seneca sosteneva che l’applauso (o il biasimo n.d.r.) della folla è la prova dell’empietà di una causa. Ecco la rete è (anche) la folla.

16 Ott 2012 | ore 10:41

La stima è ottimistica! Basterebbe chiedere i dati agli stampatori e/o ai distributori e per la pubblicità alle concessionarie oppure al geniale Stefano Bonilli anche se è passato qualche anno dalla sua esperienza e bisogna aggiornare i numeri in negativo.Sono comunque prodotti che generano stampa e conferma di Brand, destinati a durare ancora per anni.Io ho molti amici e conoscenti che mi chiedono dove andare a pranzo o cena, è un segnale negativo e molte volte li spingo a comprarsi una guida e no andare in internet perchè potrebbero trovare tutto ed il contrario di tutto .Per una Guida on line digitale 2.0 basta che si mettano d'accordo un gruppo di recensori ''accreditati''.......

16 Ott 2012 | ore 10:46

ecco questa sarebbe una bella idea...
una piattaforma libera, dove un network di degustatori affini e legati tra loro postassero le loro impressioni sui luoghi frequentati, basterebbe trovare una piattaforma, firmare tutte le schede con la propria faccia, mettersi d'accordo su un format condiviso di schede e iniziare... sarebbe bellissimo, una sorta di trpadvisor di qualità, un sasso nello stagno, chissà dove atterrerebbero le onde concentriche! sarebbe, dico... perché la verità è che questo è un mondo (come parecchi) dove ci si odia per cose dimenticate, la sinergia è impossibile! :D
Ciao A

16 Ott 2012 | ore 11:05

Già, gli odi che io, però, chiamerei paure, l'odio è una sentimento serio che non scomoderei per questi nostri discorsi.
Pensa che c'è chi ha "paura" di me e io, in fondo, lo capisco perché obiettivamente tu conosci molte persone che abbiano creato una guida dei ristoranti diventata nel giro di un decennio una delle più importanti e innovative d'Italia?
Da sempre credo nel web, non lo mitizzo, ma ne avverto tutta la carica innovativa e per questo penso sia arrivato il momento per avere una "guida" ma non penso a ciò che esiste adesso trasferito sul digitale, penso a ben altro e penso in grande.
Certo, non sono più l'editore di un tempo, ma la testa è sempre quella, forse migliore, però tra me e Vizzari la differenza la fa il suo editore e se loro si avvieranno sulla strada del digitale andando oltre quella delle app come pura trasposizione o poco più della guida cartacea, io applaudirò perché anche se pochi capitali, per la guida nuova comunque di capitali ce ne vogliono. E ce ne vogliono anche per la piattaforma libera di cui parli tu e che si avvicina alla mia idea di "Nuova Guida" che io immagino e progetto da tempo e della quale scrivo dal 2007, quando facevo ancora l'altro mestiere.
Cosa che potrebbe farmi apparire velleitario.
O forse visionario, in fondo mi chiamo Steve :-))

16 Ott 2012 | ore 11:38

Ecco un Trip (o altro) di qualità. Di grande qualità che annoveri trasparenza, selezione, grammatica, sintassi, foto, video, contributi esterni, didattica, informazioni accessorie, mappe, interfaccia navigatore, link di consultazione, ecc. ecc. ma soprattutto autorevolezza quella che deriva da conoscenza, esperienza e passione, quella vaccinata da sottoboschi di fini commerciali, lecchinismi e chi più ne ha più ne metta. Forza...Steve!

16 Ott 2012 | ore 12:02

No non ti trovo per niente velleitario... Penso che tu, ma anche altri, possano avere la visione giusta... Questa la sarebbe a patto di non ridurla alla solita faccenda di parrocchia... Io ci sto provando da anni, nel mio piccolissimo, ad abbattere steccati e casacche che ci ingessano un po' tutti e non fanno il bene di nessuno... I soldi servono, ma le idee e le persone di più... Quanti soldi pensi avesse FB quando è partito? La velocità di zuckerberg e soprattutto di Sean Parker a riconoscerlo e mettersene al servizio... ;)
Ciao A

16 Ott 2012 | ore 12:33

In realtà però, per una guida digitale che non sia semplice trasposizione dell'edizione cartacea, di capitali ce ne vogliono, e tanti. Per aggiornare una scheda nel corso dell'anno ci vogliono altre visite: e quindi altri conti (almeno 3 a locale) da pagare, e altri collaboratori da retribuire

Per quanto riguarda il discorso di Alessandro, il problema non sono solo gli odi (o le paure o le diffidenze reciproche). Il problema è che una guida presuppone che ci sia una direzione, che decida chi va a visitare cosa, dove e quando. Il network di recensori di qualità, spiriti liberi e battitori liberi, lasciato al suo libero arbitrio, si affollerebbe invece, come già avviene, ogni anno nei soliti 100-200 posti top e semi-top o sotto casa. E gli altri (almeno) 2500 locali, quelli semplici e anonimi, da 12-13 punti, distribuiti in tutta Italia, che servono a fare una guida degna di questo nome chi li visita? Chi ha l'autorità di dire a uno degli spiriti liberi che deve andare a visitare un ristorantino molisano da 12,5 punti? Ecc Ecc

Questo se si vuole fare una guida vera. Se invece si vuole fare semplicemente un sito amatoriale e per divertimento personale con 2-300 locali allora ok, ognuno va dove gli pare :-D

16 Ott 2012 | ore 15:17

Caro Antonio, non è che una volta entrato in una guida Guida ne hai assunto in toto il format? :-))
TripAdvisor non manda ispettori ma riceve segnalazioni. Quello che la rende criticabile - io però nei miei viaggi la uso sempre, basta saper leggere e selezionare - è la mancanza di un centro che selezioni, non può essere lasciata solo al giudizio dei texani e dei giapponesi la miglior trattoria di Roma, tanto per intendersi.
Se assumi quel modello come un format sul quale lavorare e migliorare ecco che "le guide" così come le intendiamo oggi restano un prodotto diverso, annuale e cartaceo.
Il problema è che una scheda come quella della Rustica di Enna, tanto per fare un esempio, si può fare al telefono e quindi ben venga una segnalazione da Enna di un appassionato.
L'una scheda, ne converrai, vale l'altra.

16 Ott 2012 | ore 16:30

Antonio, quando parlavo di format intendevo proprio quello ;)
Ciao A

16 Ott 2012 | ore 16:42

Sulla seconda parte mica sono d'accordo... Segui il mio ragionamento, ammesso che sia corretto. Ma segulo... Se esistesse una community (mi piace piu il termine societa) enogastrononomica, ragiono per assurdo , basterebbe mettersi d'accordo sul format, poi io, te, Stefano, Beppe, Alfonso, Maurizio e chiediaminevuoi, giriamo 200 gg all'anno se fossimo d'accordo di postare su una piattaforma condivisa,, mettendoci la faccia, credi che il risultato non sarebbe la migliore guida possibile? Io penso di si, po' gli sponsor arriverebbero... Basterebbe poco per partire... Ma si sa, sono un sognatore... È poi sono benestante di mio, come brillat Sabatini e tallyevant :D
Ciao A

16 Ott 2012 | ore 16:51

Saper leggere è indispensabile ed ancor più saper selezionare (a questo pensavo nel mio post precedente). La Redazione materiale o virtuale può anche astenersi dall'assegnare chi e cosa visitare ma certo deve interagire e selezionare appunto. "non può essere lasciata solo al giudizio dei texani e dei giapponesi la miglior trattoria di Roma, tanto per intendersi". Verissimo. Ma se la guida è internazionale bisogna forse intendersi su cosa sia la miglior trattoria di Roma per un romano, per un piemontese come me o per un giapponese o texano che intende come migliore quello che in realtà a lui (e magari ai costumi di quel popolo) piace o meno. Guida infatti non è necessariamente una somma di pareri, lo è anche certo, ma forse più ancora un riassunto di circostanziati argomenti e motivazioni.

16 Ott 2012 | ore 17:07

linguaggio in una parlola... Non 10.000 locali, ma quelli nei vari campionati giusti per raccontare il belpaese :D
ciao A

16 Ott 2012 | ore 17:19

Osservo la discussione da fuori (da utente, diciamo): molto interessante.
Ho però una obiezione al suo ultimo intervento.
Io credo che anche un texano e un mandarino possano, ad esempio, votare il miglior locale di Modena.
Il problema è che sono i modenesi a dare più voti a Ermes (mito) che a Bottura!
Ora, con tutto il bene che voglio al mitico Ermes, però Bottura (diciamo così) è meglio.
O si fa una guida professionale, o si lascia stare. La gran parte degli utenti non ha gli strumenti necessari ad essere considerati attendibili.

16 Ott 2012 | ore 20:00

Mi dispiace, ma allora temo di non aver capito qual è la vostra idea. Sintetizzo brutalmente: una sorta di Passione Gourmet aperta ai contributi dei lettori-recensori? Un aristo-tripadvisor, con un comitato degli ottimati che seleziona il meglio dei pareri della ggente?

16 Ott 2012 | ore 20:02

Caro Stefano, questo modello di cui tu parli esiste già ... è Zagat, appena comprata da Google :-) (faccina perchè so che lo sai).
E mettersi in competizione con google c'è da farsi male, molto male

16 Ott 2012 | ore 21:05

Aggiungo ... se ai Texnani non dobbiamo lasciare il giudizio su Roma anche dai Romani (della direzione) non possiamo pretendere attendibilità su un locale a Phoenix :-)
E quindi ricadiamo comunque in una selezione, che non può essere non solo di milioni ma neppure di migliaia di indirizzi. Se presidio lo faccio con cognizione di causa, mica sul sentito dire ...

16 Ott 2012 | ore 21:09

Mah, temo che non usciamo da una visione tradizionale delle guide... Allora tanto Ale tenersi quelle in corsaa da anni, che nel bene e nel male fanno il loro lavoro annualmente... Un supporto nuovo richiede un linguaggio nuovo, contemporaneo e attuale... No non parlo delle primarie del pd, ma di racconto del comparto più importante d'Italia...
@ Antonio sei così sicuro che parleremo dei soliti posti? Quanti di noi hanno in questi anni "scoperto" e sostenuto posti di cui non parlava nessuno?
Ciao A

16 Ott 2012 | ore 21:17

Ma secondo te frega qualcosa a qualcuno di un ristorante a Phoenix?
Io parlo dell'Italia, Zagat non c'entra nulla.
@Scuteri Qui non c'é una "vostra idea" ma un mio intervento e altri che rispondono e comunque la scheda della guida Espresso 2013 che ti citavo é il tipico esempio di ciò che fa massa critica in una guida che vuole/deve pubblicare 2500 ristoranti.
Penso che se uno non vuole capire fa bene a citare la ggente, buttiamola in caciara :-))

16 Ott 2012 | ore 23:26

ma direttore usare una guida elettronica vuol dire mandare a casa chi fa una guida in carta?

17 Ott 2012 | ore 01:56

Dio mio, le guide Espresso e Michelin continueranno felici e probabilmente saranno le prime a fare qualche cosa di serio nel digitale perché hanno dietro grandi editori, io ragiono su una progettualità nella quale credo ma che al primo tentativo si é sgonfiata in un mese, purtroppo, a dimostrazione che un conto é avere delle idee e un altro é metterle in pratica.
Ma provare é giusto, parlare solo, un po' meno.

17 Ott 2012 | ore 08:49

Credo che il problema sia di GRH che de L'espresso sia quello di non essere editori puri. Non riescono ad essere incisivi a 360°. Prova ne sono le publicazioni fetecchia che vendono centinaia di migliaia di copie stile parodi e altri. La domanda che mi sorge spontane è la seguente ma è mai possibilie che colossi stile Feltrinelli, Mondadori, RCS, Giunti (sensibili alla cucina) oppure editori specializzati stile Biblioteca Culinaria o Guido Tommasi Editore non ritengano strategico (leggi vendibile/degno di investimento) un progetto guida (caraceo o digitale che sia)? Secondo me bisogna chiedersi il perchè di questo.

17 Ott 2012 | ore 12:04

Forse mancano alcuni dettagli.

1 - Le vendite delle guide sono costantemente in calo e non riescono a coprire i costi. Per risolvere il problema del conto economico, subentrano quindi i premi, quali il miglior sommelier, il miglior maitre, il miglior pranzo, ecc ecc, sponsorizzati dalle aziende.

2 - I principali lettori delle guide sono gli stessi protagonisti: chef, patron, critici, sponsor e da qualche anno dai gastrofighetti (passatemi questo termine orribile).

3 - Il lettore comune mortale è un utilizzatore saltuario della guida. Spesso l'ha ricevuta in regalo, da un amico o da qualche azienda che l'ha sponsorizzata. Inoltre, non compra la guida tutti gli anni.

3 - Michelin ed Espresso hanno già l'app da almeno un anno e se non di più, inoltre è integrabile con il proprio gps.

4 - Gli editori sopra citati i conti li sanno fare bene. Non sono certo degli sprovveduti e sanno che per realizzare una guida autorevole i costi sono altissimi e i profitti chissà forse un giorno. Senza, poi, considerare il valore e l'autorevolezza dei vari critici coinvolti, sempre più numerosi e al tempo stesso incapaci di distinguere una frappeuse da una cloche.

17 Ott 2012 | ore 18:02

Mi domando. Una guida dei ristoranti è ancora utile a qualcuno?

17 Ott 2012 | ore 21:40

Nel mio TomTom ho da anni una piccola "app" targata Slowfood, che mi porta alle osterie di quella guida, ma che non è mai più stata aggiornata.
Eppure non ci vuole molto: è un semplice documento di testo con le coordinate ed è gratis. Forse per questo gli editori non sono abbastanza lungimiranti da arrivarci?

26 Ott 2012 | ore 15:20

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