26
Dic 2012
ore 09:20

Buenos Aires tra spensierato turismo e tragiche memorie

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A Buenos Aires come turista o viaggiatore?
E' un problema di definizioni che si incontra spesso perché sentirsi turista è per molti quasi un insulto, una categoria squalificata perché identificata con un modo di viaggiare e vivere massificato.
E in contrapposizine è nata allora la retorica del viaggiatore, che sarebbe colui che viaggia non per consumare e banalizzare il mondo ma per capire e immergersi nella realtà che va a scoprire.

Io ho trovato una bella definizione del turista e del turismo su L'altro e l'altrove: "... il turismo è in gran parte una fuga da casa e dagli aspetti triviali della vita quotidiana".
Una vita quotidiana sempre più dura e così nel momento della vacanza ecco la ricerca di un altrove più morbido e accogliente.

Questo è un breve racconto di una Buenos Aires vissuta camminando molto a piedi, girando per ore, il modo migliore per conoscere frammenti di una grande città, è il racconto di un turista che viaggia, sempre curioso.

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Per andare da Palermo Hollywood a Palermo Soho si attraversa la ferrovia. Spesso si chiude il passaggio a livello, passa un treno della linea San Martin, poi si alzano le sbarre e pedoni, bici, motorini e auto riprendono a passare.
Palermo è un bel quartiere, il più grande della città, forse il più bello con le sue strade alberate, le case basse e i molti locali, bar, ristoranti, discoteche e poi negozi, tanti, colorati, eleganti.

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Diciamo che è un Testaccio più grande e più bello che la sera si anima fino a tardi con la gente seduta ai tavolini che ingorgano i marciapiedi, in un bel clima estivo - già, perché il Natale nell'emisfero sud viene in piena estate - e la voglia di stare seduti a bere e parlare.

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Palermo è un pezzo di Buenos Aires, una città nella città, ma se prendi la metropolitana, El Subte, come si chiama qui, e vai in centro scopri due cose.
La prima, sorprendente, è che esistono metropolitane peggiori di quella di Roma e quella di Buenos Aires affollata, vecchia, lenta, è una di queste.
D'altra parte per andare dalla fermata Palermo della linea D fino al capolinea Catedral, vicino alla Casa Rosada, si impiegano dai 30 ai 40 minuti col Subte, mentre in auto ci vorrebbe molto più tempo e sarebbe un continuo ingorgo di un percorso per altro lungo, perché Buenos Aires è grande, rumorosa e affollata.
La seconda scoperta è che il centro della città non ha nulla di affascinante se non grandi vie, traffico congestionato, rumore e tanta, tanta gente che cammina lungo marciapiedi scassati e pieni di buche.
Una città decadente e faticosa per il turista, con i vecchi e nuovi quartieri come Puerto Madero, là dove c'era il vecchio porto e ora la nuova Università Cattolica e la riqualificazione delle strutture industriali con relativa esplosione immobiliare, tanto che questa è diventata una delle zone abitative più costose e sono sbocciati decine di ristoranti e bar lungo le rive, un po' come a Sydney o Aukland o San Francisco.

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La gente è gentile e quando sente il tuo spagnolo con inflessione italiana si illumina e spesso ti risponde con alcune parole in italiano, magari ti dice che i nonni erano di qualche paesino della Calabria o del Veneto, sorride contenta perché qui la matrice italiana di una metà della popolazione si sente e spesso si sente anche la nostalgia per una patria che invece è dura, distratta e ingrata verso i suoi emigranti.

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Buenos Aires però è anche una città che ha sofferto una delle più feroci dittature del mondo, negli anni dal 1976 al 1983, quella del generale Videla, salito al potere con il colpo di stato del 24 marzo 1976, che in pochi anni ha fatto migliaia di morti e altrettanti desaparecidos.
Chi c'era non ne vuole parlare, chi è scappato non vuole ricordare.
Oggi Videla sta scontando due ergastoli e 50 anni di carcere per crimini contro l'umanità, i 30.000 torturati e uccisi, i desaparecidos, che restano come pagina nera dell'Argentina ma anche sulla coscienza del mondo che ha preferito per lungo tempo non vedere.
A Plaza de Mayo non potevamo non andare, ci siamo arrivati mentre c'era una manifestazione sindacale, tanta polizia, molta tensione.
Plaza de Mayo, per noi europei distratti, è stata la piazza de Las Madres de Mayo, le madri dei desaparacidos, gli scomparsi nelle caserme della tortura e buttati vivi nell'oceano, donne coraggiose che hanno saputo contrastare la dittatura a viso aperto.

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Il loro simbolo era un fazzoletto bianco annodato sulla testa e il simbolo c'è ancora oggi sul pavimento della Plaza de Mayo.

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Per tutto questo venire a Buenos Aires vuole dire avere l'occasione, direi l'obbligo, di andare a vedere anche l'ESMA, la Escuela de Mecanica de la Armada, il luogo simbolo di torture e orrore degli anni 1976-1983, il cui vero nome segreto era CCD Centro Clandestino de Detenciòn.
Anche questa è un'Argentina da conoscere e ricordare, specialmente per chi in Europa leggeva le notizie sui giornali e incontrava argentini fuggiti in Europa, scappati dalla dittatura e forse alla morte.

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Ma le tracce di quella tragedia si scoprono anche per caso, come è capitato a noi passando davanti all'ambasciata francese e vedendo questa lapide che parla più di qualunque commento.

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Buenos Aires e i suoi bellissimi murales che spesso ti arrivano addosso voltando un angolo e che sono diventati anche un modo per fare la pubblicità ma a te turista piacciono per i colori, la fantasia, la varietà.

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Buenos Aires e la vita adesso, dove sei e dove magari hai voglia di fermarti, di dormire, un misto di modo di vivere che avresti in un paese, l'andatura della provincia e tutto dentro a una metropoli.

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E la sosta al bar non fa distinzioni di età e di censo, è un rito molto sudamericano ma come non riconoscersi, come non sentirlo anche un rito molto mediterraneo, molto italiano e spagnolo.

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Una città vicina e lontana, che ricorda il nostro passato recente in molte delle sue manifestazioni e modi di essere.
Dove siamo passati da turisti, da viaggiatori, da curiosi dell'altro da noi.


Foto di S. Bonilli

commenti 9

Leggo con "saudades" e aspettando il momento di metter piede sull'aereo e partir x BsAs. Non so se hai scoperto già il Museo Malba (Figueroa Alcorta 3415) Interesante arquitectura e collezione di arte Latinoamericana. Vale una visita prima di partire... Un abrazo

26 Dic 2012 | ore 12:33

Che bel racconto, non sono mai stata a Baires ma dopo questa lettura me n'è venuto un grande desiderio.
Grazie e buon Santo Stefano.

26 Dic 2012 | ore 13:12

E' come se fossi stata a Buenos Aires con lei, grazie a questo racconto di foto e di momenti.
Credo che la maggior parte di coloro che la leggono poco sappiano di quella Argentina sanguinosa dove la gente spariva e la paura era in ogni casa.
Quante complicità con quegli assassini in divisa, a cominciare dal nunzio apostolico.
La Chiesa argentina ha le mani sporche di sangue per quello che ha fatto e non ha fatto sotto Videla.
Io ho avuto amici scomparsi, altri che sono venuti in Italia ma chi fa turismo non sa o non si interessa a queste cose.

26 Dic 2012 | ore 22:13

Molto bello, ma la Caballeriza a Puerto Madero esiste ancora? E poi i tassisti vanno ancora a Mate? Nostalgia o delusione?

27 Dic 2012 | ore 20:58

Prevale la delusione, mi aspettavo molto di più da Buenos Aires, la città è stanca, in molte zone delabrè. L'Argentina è di nuovo in crisi, isolata e inaffidabile, e si sente.

28 Dic 2012 | ore 00:25

Sono stato a Buenos Aieres nel luglio del 2000, pochi mesi prima di quella che poi sarebbe stata la caduta ufficiale del sistema economico argentino. Caduta che fagocitò anche i risparmi di tanti risparmiatori italiani (resi creduloni dalle italiche banche) che speravano di fare tanti soldi, in fretta, senza rischi, speculando sulle disgrazie di quel lontano Paese.
Anche nelle vie principali della città, le vie della moda, delle boutique, dei grandi ristoranti, dell'altissima borghesia, tutto era in vendita o in affitto. Tantissime serrande abbassate, vetrine spente, tutto acquistabile ufficialmente in comode rate, in 12 mesi. Tutto, veramente tutto, dai calzini, alle scarpe, ai vestiti. Le vetrine delle agenzie immobiliari erano zeppe di offerte di affitto e di vendita, con prezzi in caduta giornaliera. Eppure una certa normalità era palpabile, non falsa, non di facciata. Col senno di poi penso possa esser stata un miscuglio di fatalismo latino e di rassegnazione ed espiazione di recenti peccati collettivi. Di cosa stò parlando? Di aver votato e rivotato, per due mandati consecutivi, Carlos Menem a Presidente della Repubblica. Un Berlusconi in salsa sudamericana, in quasi tutto simile al nostro. Liberista e populista di facciata, speculatore ed affarista pro domo sua o pro amici suoi, nella realtà. Dopo due mandati gli elettori avevano aperto gli occhi, ma l'economia era ormai saltata, privatizzata fin nel midollo, svenduta al soldo straniero. Con una forzata e criminale parità di valore ufficiale fra pesos e dollari che a me ricorda tanto da vicino il nostro euro a quasi 2 mila lire.
.
Questo lungo preambolo per dire che per quanto in crisi, per quanto inaffidabile (sicuro?), dall'america latina sta arrivando tanta speranza per una politica altra, diversa, con diverse parole d'ordine e con opposte priorità da rispettare. Certamente il tutto con mille contraddizioni.
.
Ciao Bonilli, buon viaggio. Io restai un mese e la girai tutta in autobus, senza mai prendere un solo aereo. Ne ho un ricordo struggente.
.
Buon 2013 !!

30 Dic 2012 | ore 13:34

Direttore, grazie.
Nei suoi viaggi, coinvolge anche noi lettori.

30 Dic 2012 | ore 22:12

Le Madres de Plaza de Mayo marciano ancora ogni giovedì pomeriggio in Plaza de Mayo, oggi per testimoniare che la lotta è un modo di fare politica. È anche grazie a loro che noi argentini oggi parliamo di quello che abbiamo vissuto in dittatura e dei nostri scomparsi. Ed è ancora grazie a loro che i giovani sono impegnati attivamente in politica grazie alla Universidad Madres de Plaza de Mayo e ai progetti sociali di cooperazione. L'evento storico è passato ma ciò che stiamo vivendo oggi è frutto di vita nella nostra bellissima Plaza.

31 Dic 2012 | ore 10:34

Io B;Aires l'ho visto parecchie volte e devo dire che ogni volta era sempre una nuova scoperta. L'ho sempre nel cuore e appena posso ci ritorno in Argentina, perchè una terra magnifica e grandiosa.Mi manca molto.

22 Feb 2013 | ore 18:59

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