02
Mar 2013
ore 16:09
ore 16:09
Armando Trovajoli e quella volta che...
E' morto alcuni giorni fa, ma solo sabato 2 marzo se n'è avuta notizia, il maestro Armando Trovajoli, aveva 95 anni.
Ho avuto la fortuna di conoscere personalmente il maestro Trovajoli quando venne in visita al cantiere di quello che si poteva chiamare un sogno, mio e del Gambero Rosso di allora, un progetto che ha avuto meno fortuna di quella che meritava.
Era l’autunno del 2002 e sulle rive del Tevere, quasi di fronte al Gazometro, stava per essere inaugurata la Città del gusto.
All’ultimo piano, il quinto, con vista sul Tevere e su quella parte del quartiere Ostiense che sembrava abbandonato, c’erano il bar e il ristorante del nuovo complesso, giusto sopra gli studi televisivi di Gambero Rosso Channel.
In fondo al grande salone, illuminato dalla luce che proveniva dal terrazzo, c’era un pianoforte che, a cantiere ancora aperto, avevano inaugurato, se così si può dire, le sorelle Katia e Marielle Labèque che erano venute in visita a quella cosa strana che molti chiamavano già la Casa del gusto, pensando fosse una delle molte iniziative del sindaco di Roma, Veltroni, dopo l’apertura della Casa del Jazz.
Le Labèque erano venute accompagnate dal direttore artistico del Conservatorio di Santa Cecilia, di cui eravamo diventati sponsor, e così era stato anche quel giorno per il maestro Trovajoli che era arrivato in compagnia della moglie, Maria Paola.
Dopo un lungo giro dell’edificio con visita al bar e al negozio del secondo piano, al Teatro della cucina del terzo piano e agli studi televisivi del nostro canale, (allora una novità a livello internazionale perché era il secondo canale al mondo dedicato interamente alla cucina), arrivammo con il maestro Trovajoli al bar per vedere un panorama che sembrava un fermo immagine di un quadro della Scuola Romana di Renzo Vespignani, "Periferia con Gazometro".
Il maestro era stupito e ammirato, chiacchieravamo tranquillamente bevendo un bicchiere di spumante per festeggiare la sua visita, quando mi venne in mente di chiedergli se ci suonava qualcosa.
Una richiesta che forzava la riservatezza del maestro, una richiesta un po' scorretta ma, spinto anche dalla moglie, alla fine il maestro Trovajoli si sedette al piano e suonò una dietro l'altra alcune delle sue più celebri composizioni.
Dieci, quindici minuti di assoluto godimento e di privilegio.
Ancora grazie e un omaggio all'autore tra gli altri mille motivi di "Aggiungi un posto a tavola"...






Come sempre un racconto bello e emozionante.
E.....poi.......Che fine ha fatto la Cittá del Gusto!?
È diventata un'altra cosa, provare per credere :-))