28
Apr 2013
ore 16:17

La grande indigestione di reality, ricette e super chef in tv

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Se una persona intelligente scrive su La Lettura, il supplemento del Corriere della sera, un articolo intitolato "Ridatemi la libertà di mangiare da schifo come insegna mamma" vuole dire che siamo arrivati al livello di guardia.
Ne caso di Fulvio Abbate, uno la cui madre "faceva da mangiare da schifo", la causa scatenanta sono stati gli ultimi reality con la cucina e i cuochi stellati come protagonisti e più in generale l'invasione delle ricette e del cibo su giornali e televisione.
Naturalmente l'articolo vuole essere dotto ma le citazioni della pubblicistica gastronomica fanno capire che Abbate di gastronomia non ne capisce una mazza e va sull'ovvio citando Artusi e Ada Boni mentre quando fa la citazione letteraria ti fa capire che lui è fico e colto e tira in ballo Camus concludendo in modo paradossale e very snob il suo articolo "... in nome della gioia, sogno e pretendo la libertà di tornare a mangiare da schifo, come mi ha insegnato mamma. Grazie Gemma per l'orrore delle tue ripugnanti zuppe, giuro".

Si potrebbe dire subito che chi mangia male in gioventù subisce un trauma infantile difficilmente riassorbibile, e Abbate ne è la prova.
Ma ragionando seriamente si deve dire che il livello di guardia determinato dall'invasione di ricette, cuoche e cuochi, blog, televisione, libri, reality e film che hanno come protagonista la cucina ha ormai logorato l'immagine di questo mondo inducendo una mutazione che si manifesta in modo differenti ma ugualmente significativi.

Il più recente fenomeno è quello dei cuochi di grido che conducono reality ed ecco Cracco, Barbieri e Bastianich che hanno fatto un vero boom con il reality Master Chef, giunto ormai al terzo anno, con ascolti che sfiorano il milione di spettatori a serata, un dato questo che per la televisione tematica sul satellite equivale a svariati milioni di spettatori se andasse in onda nella televisione generalista.
Ed ecco che Rai1 manda in prima serata e di venerdì il nuovo reality, La terra dei cuochi" con Davide Scabin come giudice e l'implacabile Clerici come conduttrice.
A breve la Fox Tv manderà in onda Cannavacciuolo nella parte che in Inghilterra e Usa è di Gordon Ramsay, nel reality Cucine da incubo, e non è che l'inizio mentre continua immutabile su Rai1 La prova del cuoco e la Parodi su La7 per non parlare di tutti i programmi di cucina dei canali tematici, e per non parlare di blog come Giallo Zafferano, entrato nella scuderia di Banzai e diventato un modello per chi avendo un blog di ricette sogna di trasformare un hobby in una professione.

Io conosco da anni i vari Cracco, Cedroni, Uliassi, Cannavacciuolo, Corelli, Vissani, Pierangelini, Santin, Colonna, Alajmo, Crippa, Bottura ecc... e oggi che vedo alcuni di loro andare in televisione non più come un tempo, quando cuoco e ricetta si sposavano in una sequenza di poche decine di secondi, di alcuni minuti o di un'intera trasmissione.
No, oggi i cuochi accompagnano con il loro nome, il prestigio e la presenza, un copione recitato dei concorrenti che vogliono diventare cuochi professionisti, con tanto di bonus in denaro di € 100.000/120.000 per aprire un ristorante.
Cambia l'idea stessa della professione e in questo la televisione ha una funzione di fabbrica dell'irrealtà ma io mi sono stufato di passare per un rompi palle, uno che critica solo.

Il mio amico Max dice che non ricorda nell'ultimo periodo un mio scritto dove parlassi bene di qualcuno e, essendo stata la mia professione negli ultimi trenta anni quella del critico gastronomico, l'osservazione ci sta e calza come un guanto ma modificandola in un punto, in quanto criticare non è parlar male ma ragionare su qualcosa o qualcuno portando degli argomenti a supporto delle critiche.
In questo caso so già tutto, mi hanno chiamato, vuoi dire di no, è un'occasione, meglio io che un altro ecc... le motivazioni dell'andata in televisione sono mille e tutte con un loro fondamento di verità anche se a questi amici così disponibili vorrei ricordare che la televisione non è ciò che si dice ma quello che si vede e, francamente, negli ultimi tempi girando per le cucine televisive non è che si siano viste tutte cose belle.
E poi c'è la crisi e l'andata in tv non è che il giorno dopo riempia il ristorante ma aumenta le quotazioni del cuoco quando lo chiamano per una manifestazione, per una cena, per un evento.
Queste cose le so tutte e quindi d'ora in poi a proposito dei cuochi in televisione mi tacerò.
E quindi, su il sipario.




commenti 11

Non per sviolinare, ma quando c'eri te anche la critica aveva un altro spessore! Ci sono cose che il danaro non può comprare.
n questo momento dove i cuochi e le cucine si fanno carico dell'economia nazionale( unico settore dell'economia reale che regge) e dell'immagine del paese non è che si possa fare sempre tutto e dar voce a tutti!
Ma tant'è!

28 Apr 2013 | ore 17:08

Forse molti faranno come me , frequenteranno cioe' le seconde linee in libera uscita dai dorati e costosi castelli dei loro sovrani , o cuochi ( NN usiamo il termine chef per favore ) emergenti , oppure sempre piu' rari DonChisiotte del gusto interessati un meno a monetizzare . La televisione se usata male produce gravi danni ;) .

28 Apr 2013 | ore 19:05

L'allegra brigata è a Londra per quattro giorni e di questi commenti se ne frega altamente, vedo che sono volati là Scabin, dalla tv della Clerici a Londra, quando sta nel ristorante è un mistero, e poi Bottura, Esposito, Monosilio e molti altri.

28 Apr 2013 | ore 20:20

Dimenticavo: a farli diventare ' Tronisti della Cucina' ha contribuito molto il ' Geniale Direttore' . SNT

28 Apr 2013 | ore 21:54

In particolare i talent, non solo quelli di cucina sono "il male", perchè alimentano la convinzione (sbagliata) che seduto sul divano dalla parte del telecomando ci siano fior di geni ancora da scoprire e che basti andare a farsi prendere a pesci in faccia per qualche mese per diventare "qualcosa", con buona pace della cara vecchia gavetta.

28 Apr 2013 | ore 23:11

Signori, i Maya ce l'avevano detto! antonello colonna

29 Apr 2013 | ore 09:25

Questo tema sullo spopolare di chef in tv sta prendendo spazio su diversi post della rete ma non in tv o radio e si capisce molto bene il motivo.
Alcune domande mi verrebbero da porre, vista la fila di chef col numerino in mano in attesa del proprio turno in tv:
Cari chef più o meno stellati, vi divertite ancora quando siete(?) nella cucina del vostro ristorante? Vi sentite ancora appagati, soddisfatti, realizzati del vostro lavoro? Vi viene ancora voglia di inventare? E se si, la soddisfazione finale la trovate nel mettere la vostra creazione nel menu o sperate di presentarla su una copertina patinata o televisiva?

29 Apr 2013 | ore 09:26

Mah, a parte che gli intellettuali italiani sono affascinati sempre di più da un'estetica piccolo borghese e contro, nelle piccole cose, ma sostanzialmente conniventi alle trame del potere nelle grandi! Non è un problema da poco e il pezzo di abate trasuda di retorica dandistica di paese, da maestro elementare di un tempo...
Ma lasciamo da parte questo, e chiediamoci il perché di questo? Chiediamoci perché il racconto del cibo in questo paese sia diventato questo? Dovremmo capire perché nel paese con la più straordinaria cultura diffusa del cibo, perché con buona pace della signora abate, questa era l'Italia di un tempo, siamo arrivati a questo punto di distanza tra società gastronomica e società civile ? Secondo me bisognerebbe interrogarsi innanzitutto della bontà di un racconto incentrato sulla retorica delle eccellenze, in un paese dove il punto non era una cucina aristocratica e borghese, ma una straordinaria cucina popolare. Puntando tutta la comunicazione sui fuoriclasse, si è sancita l'impossibilità media di mangiare e bere bene... I cuochi e la loro posizione attuale, sono frutto di questa visione, la sola possibile. Trovo insopportabile che la narrazione di un comparto così importante dell'economia italiana venga fatta a livello di una paperopoli televisiva, con cuochi, critici e produttori trattati come Pippo. Pluto e gambadilegno... Ma se non riusciamo a fare altro se non criticare o cedere, se non riusciamo a essere credibili e seri, senza essere distanti e noiosi, forse il problema non sarà anche nostro? Bisogna colmare il solco scavato tra racconto del cibo e normalità, tornare ad una drammaturgia accogliente è quotidiana... Mica facile... ;)
Ciao A

29 Apr 2013 | ore 15:30

Il fenomeno è ormai inarrestabile, dietro ci saranno teorie psicologiche o chissà che altro! Posso metterla in contatto con un tesista di scienze della comunicazione che sta studiando proprio l'argomento?

29 Apr 2013 | ore 22:36

Perché meravigliarsi. Qualunque cosa da avvicinare alla massa, è (o meglio deve essere) proposta in questo modo... perché la massa... ­«c'ho dormito, 'na bella pennichella, bel regista Antonioni!»

30 Apr 2013 | ore 09:22

Alla ripresa della tradizione scritta (in lingua italiana o tardolatina) chi voleva fare cucina, era in grado di realizzare una ricetta come un musicista esegue una partitura scritta (cioè : sapeva suonare "il suo strumento"). Ora siamo in una dimensione diversa : lo spettacolo. L'arte culinaria c'entra ancora qualcosa?
Non so (ma, personalmente, ritengo di no).
Mi preoccupa che ciò che si vede mangiare sia compatibile con il metabolismo della specie. E la considerazione, fin troppo spesso verificata, che "Bad money drives out good" ( http://en.wikipedia.org/wiki/Gresham%27s_law )

01 Mag 2013 | ore 14:32

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