08
Apr 2013
ore 10:17

Vinitaly 1988, mi ricordo che...

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IMG_0637.jpg

... lo stand al Vinitaly del 1988 era nel Padiglione 2 spazio C/7, non era grande ma da subito era diventato un punto di incontro perché lì si distribuiva gratis il Gambero Rosso, quello strano supplemento di otto pagine del manifesto che nel numero 16 riportava in prima pagina il titolo "Il codice etilico".
Eravamo la grande novità del mondo del vino, c'era chi ci definiva "I comunisti che si occupano di vino" per via del manifesto, del quale eravamo l'inserto mensile, ma in verità non facevamo paura neppure ai più reazionario dei produttori, per non dire che alcuni dei collaboratori non erano esattamente militanti di sinistra ma di tutt'altra parte, e non ci importava, erano bravi degustatori.
Attiravamo l'attenzione generale perché era già uscita la prima edizione della guida Vini d'Italia 1988 con i 32 Tre Bicchieri, i migliori vini italiani secondo noi, intesi come la redazione del GR e Arcigola.
Tre Bicchieri come marchio distintivo e assoluta novità, e si era capito che eravamo bravi e innovativi quando il 13 dicembre del 1987 a Firenze, a Palazzo Medici Riccardi c'era stata la premiazione e in sala avevano sfilato tutti, da Carlo Hauner, che arrivava dal profondo sud, a Bartolo Mascarello, che alle premiazioni non andava mai, da Antinori a Marco de Bartoli a Nicolò Incisa.

Come era il Vinitaly di quegli anni? Quanto a ingorghi e mancanza di parcheggi poco è cambiato, allora lo spazio fieristico era più piccolo, i padiglioni ancora più spartani, non c'era il wi fi nè i cellulari e tanto meno i blog, gli ubriachi erano i padroni del territorio nella giornata di domenica e il vino non era di moda come oggi che Corriere della sera e Stampa dedicano due supplementi di molte pagine all'evento.
Tutto era più casereccio, i produttori erano in molti casi contadini, molti di loro diventeranno milionari, alcuni si perderanno per strada, altri sono ormai nomi famosi internazionalmente, gli stand erano abbastanza artigianali, tutto era più artigianale.
Il nostro stand era piccolo, spesso all'ora di pranzo si andava a mangiare la pasta allo stand di Paola Di Mauro, si affacciavano allo stand curiosi e collaboratori, dai fratelli Mariani del ristorante Checchino a Lucio Pompili, da Franco Ziliani a Graziano Pozzetto.
Sandro Sangiorgi era un giovane di 25 anni che faceva il sommelier nel ristorante di Alberto Ciarla mentre Alberto Chechetto e Galdino Zara, che erano stati sindacalisti, erano diventati osti con l'Enoteca Tastevin di Mira, Gigi Piumatti, la memoria storica e grande degustatore di Arcigola non ancora Slow Food, non aveva ancora trent'anni, Cernili era molto più magro, Petrini era già famoso ma non ancora in mondovisione, molti che oggi firmano dovunque schede e articoli vinosi erano ancora troppo giovani e impegnati più che con il vino, col latte del mattino.
C'era entusiasmo e amicizia, cosa sparita ben presto dal mondo del vino quando al successo hanno cominciato a sommarsi soldi e invidie.

Di lì hanno preso il volo i primi neofiti e in pochi anni alcune migliaia di nuovi appassionati hanno invaso enoteche e ristoranti della penisola introducendo linguaggi e atteggiamenti che hanno condizionato il sano sviluppo del mercato del vino, indotto decine di ristoranti a gonfiare oltre misura le cantine, cambiato il palato di chi il vino lo faceva e seguiva le mode dei vitigni internazionali piuttosto che di quelli autoctoni.
Noi sbagliavamo e con noi quasi un intero mondo.



commenti 12

Io lo penso sempre che lei dovrebbe scrivere più spesso di vino perché ha un approccio e un linguaggio diverso da quelli che scrivono sempre di vino e sono di una noia e prevedibilità assoluti.
Bello questo spaccato di un mondo del vino agli albori.

08 Apr 2013 | ore 11:06

Purtroppo è vero che spesso i soldi distruggono le cose migliori.. però posso dire di aver trovato simpatia ed entusiasma nel mio personalissimo giro al Vinitaly..

Not Only Sugar

08 Apr 2013 | ore 14:19

Ma i 3 bicchieri della prima edizione non erano 33?

08 Apr 2013 | ore 18:27

No i tre bicchieri 1988 erano 32, così c'è scritto sul supplemento numero 16 che abbiamo distribuito al Vinitaly all'epoca.

08 Apr 2013 | ore 18:42

Ho visto che il gambero rosso sta distribuendo una rivista che raccoglie gli articoli di tutti questi anni e c'è in apertura un articolo di presentazione di Laura Mantovano, che se non sbaglio ha lavorato con lei una ventina di anni, che non la nomina neppure quale fondatore della rivista, che pena.
Mi sembra un fatto abbastanza squallido.

08 Apr 2013 | ore 19:00

"C'era entusiasmo e amicizia, cosa sparita ben presto dal mondo del vino quando al successo hanno cominciato a sommarsi soldi e invidie."
"Noi sbagliavamo e con noi quasi un intero mondo."
La prima è più facile da capire
della seconda .
A parte la Mantovano ,il fondatore del GR rimarrà per sempre S.Bonilli.


08 Apr 2013 | ore 20:07

Reduce dal Vinitaly: sgomitare per muoversi tra gli stands, aria frizzante , sorrisi degli espositori, tanta tanta tanta gente!Fiera sempre in crescita. Come mai?
Reduce dalla BIT: Pochi stands , poca gente , tristezza degli espositori! Fiera in caduta libera. Come mai?

09 Apr 2013 | ore 12:54

Perché il vino e il cibo oltre che essere due elementi connaturati e inscindibili dall'Italia e dal marchio Italy sono gli unici segmenti per i quali siamo considerati in tutto il mondo una superpotenza.
Solo la nostra cialtronesca classe politica, di destra o sinistra non fa eccezione, non ha puntato e non punta su questi due segmenti per migliorare la nostra economia.
Cibo e vino portano turismo, cioè soldi, cioè futuro.

09 Apr 2013 | ore 13:12

Bellissimo post Stefano, giusto un filo malinconico... Ricordo con grande simpatia quegli anni, anche divertenti per me. Io all'epoca scrivevo contemporaneamente per il Gambero rosso supplemento del Manifesto, per il Giornale di Montanelli e (di libri e cultura) per il Secolo d'Italia e la Gazzetta di Parma. Ricordo benissimo le capatine a pranzo allo stand di Paola Di Mauro quando l'enologo consulente era ancora Giorgio Grai e non un noto merlottista...

10 Apr 2013 | ore 18:49

bellissimo post Stefano, io all'epoca ero un grandissimo appassionato, nei miei vent'anni collezionavo ristoranti e bottiglie, con l'ingenuità meravigliosa delle figurine panini ;)
Da li è cominciato tutto per me... dalle notti a latina all'enoteca de l'Orologio e poi alla "mitica" enoteca di Fioretto di un giovanissimo e simpaticissimo Sandro Sangiorgi... Vino, notti e musica...
Bella la chiusa, con la quale con coraggio metti i piedi nel piatto: si è sbagliato? Forse si, ma si era giovani, il mondo era rutilante e bellissimo (dicevano...), i wine-maker facevano capolino e il vino tentava di diventare impresa, mollando nel secchio l'artigianalità... la sola scusante è che alla fine è durato poco, una quindicina di anni in tutto... Quello che invece dura ancora e che prima o poi dovremmo affrontare è una narrazione del mondo del cibo e del vino, che ancora in Italia viene tutta fatta in chiave di lusso e superlativi. La tradizione del prodotto italiano è una tradizione mai aristocratica, ma contadina, una tradizione fatta di prodotti e vini straordinari ma quotidiani, non un culto dello straordinario e del lusso, ma di una qualità diffusa, popolare... Ricordate il bellissimo film di Avati, http://www.youtube.com/watch?v=imRgJKWRKQY ? beh invece abbiamo cercato di narrare esattamente il contrario un mondo fatto di eccellenze, di marchi, di nomi. Oramai non si mangia o beve più il salame, la bistecca, il nebbiolo, ma sempre salame di, il nebbiolo di, la bistecca di, la sola scelta è tra l'eccezionalità o la quotidiana merda che si compra in qualsiasi supermercato dello stivale... Su questo la storia delle lasagne equine ha molto da raccontarci...
ciaoA

12 Apr 2013 | ore 11:00

Lo devo riconoscere, pochi come lei sanno offrire ricordi che sono dei veri camei.
Anche questo riesce a dare in poche righe uno spaccato del mondo del vino che i soliti noti sono incapaci di raccontarci, tutti presi dal loro ego.
Come sempre grazie.

12 Apr 2013 | ore 19:03

@M.R.Uberti,condivido.
@A.Bocchetti è la prima volta che leggo un'opinione così forte e nuova sul vino ma anche sugli altri cibi.Spero che venga approfondita da tutti e ci sia un rinnovamento nella critica e nella narrazione
enogastronomica.
PS.Anche l'interpretazione della frase di chiusura è interessante ma mi piacerebbe sentire l'interpretazione di S.Bonilli.
Saluti

12 Apr 2013 | ore 22:10

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