31
Mag 2013
ore 14:17

Chi se ne frega del Turismo

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Nel Piano strategico per lo sviluppo del turismo in Italia presentato il 18 gennaio 2013 da Piero Gnudi, Ministro per gli Affari Regionali il Turismo e lo Sport dello scorso governo, c'è una slide Voli low cost da Germania a Spagna/Italia in una settimana tipo che fa capire meglio di qualunque discorso perché il turismo italiano è in crisi e fa notizia più per episodi negativi, come i crolli a Pompei, che per nuove iniziative vincenti sul mercato internazionale.

Nella settimana 16-22 luglio 2012 i voli low cost Germania-Spagna sono stati 522, di questi 223 sono andati alle Baleari.

Nella stessa settimana 16-22 luglio 2012 i voli low cost Germania-Italia sono stati 260 e quelli verso la Sicilia 17


Non c'è gara con la Spagna, non c'è possibilità di fare un paragone perché si vede che la Sicilia è del tutto marginale eppure stiamo parlando di un'isola dove c'è arte, spiagge e arcipelaghi e una grande gastronomia ma non ci sono le infrastrutture nè la capacità di vendere l'isola sul mercato internazionale del turismo.

Da anni , invece, i tedeschi svernano alle Baleari, in particolare i pensionati tedeschi, tanto che quando ci sono le elezioni politiche alle Baleari si aprono dei seggi elettorali e in estate nelle isole spagnole il tutto esaurito è garantito di anno in anno, italiani in testa, perché le Baleari sono famose per i locali e la vita notturna.

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Nel Bacino Mediterraneo non siamo la prima meta ma la terza, con una quota di mercato  dell'11% dopo la Francia, che ha una quota del 19%, e la Spagna, con una quota del 13%.
Potremmo crescere molto e intercettare il trend che nel decennio 2010-2020 prevede una crescita annua del 2,9% in termine di numero di viaggiatori e del 4,8% in termini di spesa, in particolare turisti provenienti dal Golfo, dai Brics, dalla Russia oltre all'abituale turismo europeo e del Nord America.
Ma la concorrenza è grande e i trend di sviluppo in continua evoluzione, non basta più avere monumenti e paesaggio, una cucina famosa e le città più belle del mondo, ci vogliono aeroporti per compagnie low cost, sicurezza, decoro dei siti di interesse culturale, collegamenti internet, alberghi moderni, prezzi concorrenziali, infrastrutture.

Il Piano Strategico per lo Sviluppo del Turismo in Italia c'è, è ben fatto ma rischia di diventare l'ennesima occasione persa perché mentre la meta Italia è ancora al primo posto nell'immaginario del turismo mondiale i nostri punti deboli, il rapporto qualità-prezzo, le infrastrutture e la ricettitività, ci penalizzano fortemente, così come la mancanza di investimenti e la marginalità del settore turistico nella politica di sviluppo dell'Italia e la frammentazione della catena decisionale tra Governo e autorità regionali-provinciali-comunali.

Eppure leggendo le cifre previste dal Piano si vede quanto investire in questo settore potrebbe portare alla nostra economia:

+ 30 miliardi di euro sul PIL
500.000 nuovi posti di lavoro
quota di mercato dall'11% al 14%

 Ma la politica se ne frega del turismo, l'Alitalia ne è un esempio illuminante, e anche il capitalismo italiano non è stato capace di costruire catene alberghiere e tour operator di peso internazionale e così ogni anno la meta Italia diventa, incredibilmente e contro ogni logica, sempre meno strategica.
Così vanno le cose nel paese dei mille campanili, dei Guelfi e Ghibellini, del nord e del sud.


commenti 8

Ho letto queste note e mi sono intristita perché non vedo futuro, non scorgo forze politiche o leader con una visione strategica, tutti sono fermi sulle loro piccole beghe di potere, non c'è respiro, non c'è visione.
Che peccato per un paese che ha Venezia, Firenze, Roma, la Costiera Sorrentina, le Dolomiti.
Mi fa proprio incazzare!!!

31 Mag 2013 | ore 16:25

(come ci vede un tedesco al quale e' difficile dare torto)


Un tedesco scrive a Maurizio Blondet
Signor Direttore,


noto che accusa spesso i Tedeschi d’essere tra i principali, o forse i soli, responsabili della grave situazione economica in cui versa l’Italia e, devo dire, considero le Sue argomentazioni inattaccabili.

Ma quando torno in Italia e, mentre sorvolo il suo territorio, non riesco a distinguere un centro urbano definito, come invece accade quasi ovunque volando nei cieli di Germania, ma solo un groviglio cementizio e d’asfalto inestricabile; quando scendo a terra e percorro strade la cui superficie butterata sembra più da Albania che da Paese sviluppato, lungo i cigli delle quali sono permanenti lerciume e rifiuti d’ogni genere; quando, cercando ancora di scorgere i paesaggi che ammaliarono Goethe, li vedo oltraggiati da un’edilizia cafona, orrenda, da geometri (la patria di Brunelleschi, Leon Battista Alberti, di Palladio!!) senza la più elementare pianificazione urbanistica; quando vedo i corsi d’acqua e i litorali che sono di fatto fogne maleodoranti che tracimano d’immondizia, la logica mi porta a concludere che un popolo, il quale ha ridotto così il suolo che abita, che ha infierito senza pietà sul suo invidiabile patrimonio storico, artistico e naturalistico, che ha espresso una classe politico-burocratica la cui azione ha creato una voragine di oltre 2000 miliardi di euro di debiti, quasi tutti dissipati non solo in interessi che hanno incamerato fondi e banche straniere ma in sprechi infami e clientelismi mafiosi, per cui le infrastrutture e i servizi resi sono da Africa, debba almeno condividere, assieme all’ottusità germanica, la responsabilità per il dramma che sta attraversando e da cui, temo, difficilmente uscirà: questo perché ho la sensazione che, nel profondo delle coscienze, all’idea di Italia non ci abbia mai creduto veramente quasi nessun Italiano e il cedimento all’interesse spicciolo, narcisistico, particolare, che si manifesta in ogni frangente, passato e presente, mi pare confermi la mia percezione.

Con stima
Manfred Riemann

31 Mag 2013 | ore 16:46

Chi se ne frega del turismo lo hanno detto gli italiani quando hanno votato in massa per il referendum che proponeva l'abolizione del Ministero del Turismo, avvenuta nel 1993, così come l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.

31 Mag 2013 | ore 17:47

Come direbbe Farinetti però non facciamo troppo le cassandre, dal sito "trasportoeuropa.it".

"FS chiude bilancio 2012 con utile di 381 milioni
Il Gruppo Ferrovie dello Stato ha chiuso il bilancio del 2012 con un utile superiore del 33,7% rispetto all'anno precedente. Cresce del 7,6% l'ebidta (1,9 miliardi) e dell'8,3% l'ebit (719 milioni). È il quinto anno consecutivo di attivo.
Il CdA di Ferrovie dello Stato Italiane ha approvato il bilancio al 31 dicembre 2012..."

Ma vi ricordate i sindacati quando dicevano che con Frecciarossa ci avrebbero perso i regionali e con loro i pendolari: un bagno di sangue, etc...

Pensate se le FF SS. avessero un servizio ristorazione un pochetto più elevato qualitativamente.
Aggiungo solo - anche se a margine del fatto riportato - che la Stazione di Milano dovrebbe essere un modello a mio avviso da seguire non necessariamente dotando le aree interne alla stazione, ma anche avviando la gente in un punto esterno dove poter passare il tempo di attesa. Basterebbe un punto informazioni con indicato la libreria più vicina e minutaggio a piedi per raggiungerla.
Eppure queste aree che sono spesso quelle che regalano il primo e l'ultimo saluto (potenzialmente i ricordi più nitidi) sono lasciate al caso, magari in zone periferiche - per colpa di qualche genio del'urbanistica - e contorniate da casermoni, a migliore ricettacolo della disperazione.

Forse ci manca la determinazione.
Non perdiamo la speranza.

31 Mag 2013 | ore 18:48

Ma il fatto che FS sia in attivo, che dovrebbe significare sul tema del turismo?
Lo sappiamo ha tagliato le spese, tagliato i treni dei pendolari, fa il minimo possibile di manutenzione...quindi?
Piuttosto sono sfortunatamente molto d'accordo con il signor Riemann.
Tra l'altro sarebbe interessante se qualcuno si chiedesse come mai le nostre strade sono effetto post bombardamento ogni anno e quelle degli altri paesi no.
E senza neanche entrare completamente nel tema turismo!

31 Mag 2013 | ore 22:22

Forse anche certi ristoratori, pizzaioli, gelatai e compagnia bella dovrebbero smettere di considerare il turista, straniero o ruspante, come un cash dispenser disposto a pagare centinaia di euro per quattro gelati... Ah già, "il prezzo era indicato"; in caratteri minuscoli e dietro la porta del cesso (sul quale è schifoso solo pensarci). Però hanno in WiFi.

31 Mag 2013 | ore 22:43

Caro Stefano, oh se hai ragione. vedo tutti i giorni le cose di cui parli, nella mia attività lavorativa presso lareserve.it. Non solo la politica non fa niente per tutelare veramente il turismo che sarebbe una delle sole possibilità del belpaese (sigh!), ma anzi ci rema contro. stamattina leggendo a colazione il giornale, come al solito, alle 7,30 di sabato al lavoro alle prese con un educatiolnal per giornalisti qui da noi, con lo scopo di comunicare il nostro lavoro, ma anche il territorio sul quale insistiamo come è naturale, ma il tutto a nostre spese, ovviamente. così titolava la Repubblica: Spa a reddito zero, con perle del tenore"a giudicare da mode, serate glamour, copertine dedicate a luoghi cult della cura chic sembrerebbe di no, ma lo spread tra il dichiarato e il guadagno è uno sport nazionale", insomma ci facciamo un mazzo così per tenere aperto un centro 5 stelle che da lavoro a tante persone e tiene in vita un intero territorio, portando lavoro a tante strutture più piccole che vivono sula nostra immagine e i nostri stabilimenti, non solo non ci aiutano e incentivano, non fanno comunicazione, ma ci dipingono anche come evasori e disonesti? Mah! Se lo facessere con la fiat o la salini, vorrei vedere che succederebbe ;)
Ciao A

01 Giu 2013 | ore 09:43

Caro direttore,
a tal proposito le consiglio di leggere il dossier, fino ad oggi segreto, sul turismo in Campania commissionato dalla regione e poi nascosto vergognosamente. www.turistica.it-Mercury- strategie per il turismo

02 Giu 2013 | ore 14:08

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