11
Ago 2013
ore 10:19

Il turismo che distrugge

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L'altro giorno è arrivato il temporale sulla Costiera e ha rotto l'afa e il caldo dell'ultimo periodo.
Il traghetto scaricava turisti a frotte, le vie di Positano erano intasate, faceva un caldo indiano.
Positano non è più quella degli anni '50 del mito e del sogno, ormai nessun luogo del mondo è più quello di una volta, lo ha cambiato il turismo di massa, i viaggi aerei low cost, il web che permette di avere un'agenzia di viaggi virtuale e permanente in ogni computer.
Il turismo mondiale cresce a doppia cifra ogni anno ma non tutte le località possono reggere un approccio di massa, non lo può Venezia, dall'equilibrio fragile, non regge più Firenze, non regge una perla come Positano.
L'altro giorno le vie di Positano erano ingorgate, un fiume di gente e tanta merce scadente in vendita in banchi e banchetti e anche in molti negozi.
Era una perla e i vestiti di Positano avevano conquistato il mondo.
Con un negozietto di cinquanta metri quadri, mi racconta un vecchio abitante, si facevano i miliardi e così chi aveva una stanza, una casa si è inventato commerciante, ha abbassato i prezzi per conquistare clienti e ha abbassato la qualità.
E così si è distrutto il mercato e poi si è distrutta Positano turistica puntando al turismo di massa senza averne le strutture e oggi se percorri quei vicoli potresti essere ovunque e questo vuol dire la fine per qualunque luogo che era di sogno e oggi è da incubo.
La sostenibilità è un problema che il turismo di massa pone alle città e alle politiche turistiche delle singole nazioni, al governo italiano e al comune di Positano.
Noi non abbiamo una politica del turismo e non facciamo scelte, lasciamo alle navi di 80.000 tonnellate l'ingresso in Canal Grande e alle pizzerie al taglio il monopolio della ristorazione nel centro di Firenze.
Noi viviamo alla giornata.

commenti 21

Si chiama globalizzazione, o pressappochismo, o liberalizzazione a tutti i costi. Abbiamo costruito una Europa senza umanesimo, imponendoci dei falsi valori che stanno portando alla distruzione di ogni speranza. Negli anni 50-60 la gente ha abbandonato le campagne per ritrovarsi insieme nelle città che sono esplose a dismisura. Oggi il trend s'è invertito, e se c'è una diaspora al contrario è perché vivere da soli è, paradossalmente, da preferire ad una convivenza con altri sempre più "insostenibile". Ci siamo prodigati esclusivamente per il PIL, lo Spread, la libera concorrenza di merci, prezzi e professioni. Nessuno invece si è preoccupato, nella costruzione di una comunità di persone come quelle europee, di introdurre un indice prossimo alla felicità degli uomini. Oggi ce ne stiamo accorgendo, ed è dura. Ma il peggio deve ancora venire.
Saluti cordiali

11 Ago 2013 | ore 11:23

La democratizzazione del turismo, dei vettori veloci, del "gran tour" a mio avviso è un bene perché consente anche al "morto di fame" di sognare Positano... magari sospirando d'emozione davanti alla discesa che conduce all'hotel San Pietro o altri posti simili dove il prezzo di una camera per una notte è superiore al proprio salario mensile. Altrimenti siamo ancora fermi al 1970 all'episodio di Sordi nel film Le Coppie.

11 Ago 2013 | ore 13:47

tratto da un articolo di Michil Costa


IL TURISMO E LE MODE EFFIMERE

10 agosto 2013 — pagina 01 sezione: Nazionale

di Michil Costa

Pensare che un paese di montagna diventi attraente perché "così lo vogliono i turisti" è una follia. L'intelligenza del luogo, la sua bellezza possono nascere solo dalle sincere rivendicazioni e dal senso di responsabilità di chi vi risiede. La nostra vera sfida è partire dai bisogni reali che ciascuno ha. Detta così, sembra facile, ma se così fosse non avremmo assistito passivamente - o addirittura contribuito - al progressivo degrado dei centri ad alta vocazione turistica; abbiamo confuso reali bisogni con le mode del momento.
Le abbiamo confuse senza farci la domanda più importante: quando sarà passata la moda, che ne sarà di noi? E cosa faremo per porre rimedio ai nostri sbagli? Parlo soprattutto dell'aspetto estetico-architettonico di questi luoghi, invasi ormai da troppe brutture. Li abbiamo spersonalizzati, omologati, eccessivamente ampliati. La smania di sentirci contemporanei, cittadini del mondo - che in assoluto non è certo un errore, anzi - ha dato vita a fantasie sfrenate mescolate alle tradizioni; chi perché ci credeva veramente, chi per assecondare le ambizioni del visitatore di passaggio. Contaminando gli stili, abbiamo smarrito l'antico equilibrio estetico-funzionale, sfruttando al massimo la cubatura: dimenticando che, più grande, molto spesso, significa più brutto. Lo stesso discorso vale per manifestazioni pseudo-culturali: la facciata è quella della tradizione, ma la realtà è virtuale, non ci appartiene, tanto che vi prendiamo parte quasi controvoglia; si fa così, perché dobbiamo "riempire i letti". Adesso è l'esigenza di una rinascita economica e culturale ad imporci di voltare pagina, tornando ad essere sì gli utilizzatori, ma anche i custodi dei nostri paesi: bar, negozietti, punti di aggregazione. Intendiamoci: ben vengano sagre, grigliate, feste campestri, picnic e bande del paese, a un patto, però: facciamole perché piacciono ai turisti, ma soprattutto se piacciono a noi, se contribuiscono davvero alla vita sociale del paese. Alla stessa maniera, costruire musei solo per i turisti significa seppellire ufficialmente la materia, catacombe della natura. Nulla grava in maniera peggiore sullo spirito, di una morte conservata. Mi piacerebbe invece, che i nostri paesi sulle Dolomiti, nel Trentino Südtirol, fossero luoghi vivi, che portino i segni di ciò che siamo stati e ancora siamo in campo artistico e culturale. Ripartiamo da questa aspirazione, perché cultura e civiltà sono intimamente legati tra loro. L'alternativa è trasformarci definitivamente in un parco giochi nel quale non ci divertiremo più noi e forse nemmeno i nostri ospiti. Solo regalando loro un sorriso sincero, un "buongiorno" non standardizzato, riusciremo a vivere in armonia con loro e tra di noi. Per me il turismo non è solo un'attività economica, ma anche un’occasione di crescita interiore. È proprio sfuggendo alla dipendenza “turistica”, credendo in ciò che facciamo, tornando a essere noi stessi, che riusciremo ad offrire ai visitatori un'ospitalità sincera, autentica. Ci guadagneremo anche noi; non perché piacerà al turista, ma perché piacerà a noi.

Michil Costa

11 Ago 2013 | ore 17:45

La democratizzazione nel turismo non esiste.
Esiste il signor Ryanair che facendo viaggiare come pacchi milioni di persone fa i miliardi ma fa le sue vacanze a San Barts dove un gin tonic costa $ 35 e una stanza in un hotel ben più che uno stipendio, diciamo almeno due..
A Positano in agosto non si sogna, si suda, e la gente che in Costa Smeralda fa la fila davanti agli yacht dei miliardari, non sogna ma subisce la cultura del gossip.
L'industria turistica è un sistema integrato e si può dire democratica quando non stravolge o cancella la cultura e le tradizioni di un luogo e offre servizi adeguati ai milioni di persone.
New York è una meta democratica perché ha metropolitana, taxi e alberghi per qualunque tasca, non lo è Sharm El Sheik, un'invenzione per turisti, un luogo fuori dal mondo che ha fatto fare miliardi al signor Preatoni, lo è Parigi che ha metropolitana, musei, ristoranti, alberghi per tutti. Lo è Londra o Barcellona. A Positano, invece, tutto costa caro in rapporto alla qualità offerta, la sola logica imprenditoriale è spennare il turista, la qualità di un tempo è sparita, uccisa dagli stessi abitanti poco lungimiranti, il paese e le strutture ricettive non potranno mai essere adattate a un turismo di massa.
Dove sarebbe la democratizzazione?

11 Ago 2013 | ore 18:30

Si', ma chi decide quale parte delle masse non puo' andare a Positano, cosi' da permettere ad una piccola minoranza di continuare a godersi in esclusiva le sue bellezze?
Qual e' l'idea precisamente? Quella di una tassa di soggiorno talmente alta che solo i molto ricchi si possono permettere?
Non ci sono soluzioni facili oltre gli slogan contro la liberalizzazione e per l'umanesimo.
Si potrebbe cominciare a salvaguardare seriamente il nostro territorio e il nostro patrimonio naturale ed artistico. Ad esempio leggi ferree -e fatte rispettare- sulle costruzioni nelle aree di bellezza naturale. Non diventiamo la Spagna, almeno.
Poi ognuno vada dove gli pare. Se e' troppo affollato e troppo puzzone, me ne andro' da qualche altra parte.
Bei posti senza le masse, come bei quadri che nessuno guarda via dal capannello davanti alla Monna Lisa, se ne trovano sempre.

11 Ago 2013 | ore 18:51

Decide la politica locale, decidono i cittadini, come in Sud Tirolo, detto anche Alto Adige, dove i prati vengono falciati, i boschi protetti e i piani regolatori salvaguardano l'ambiente.
Dovevano decidere gli abitanti di Positano, puntare sul turismo di massa o salvaguardare la qualità di Positano.
Hanno scelto l'economia del tutto e subito, i ricchi si chiudono nei quattro o cinque alberghi cinque stelle che ci sono, gli yacht al largo scaricano turisti che vanno nei cinque stelle anche a mangiare e i traghetti scaricano migliaia di turisti da poche ore che Positano non avrebbe il modo di accogliere bene per la particolare conformazione e che si aggirano in un luogo poco accogliente in agosto.
Puoi democratizzare quanto vuoi ma una località con vie strette, strade in salita, strada di accesso sempre intasata, prezzi non popolari è una metà da incubo più che da piacere.

11 Ago 2013 | ore 19:27

L' Alto Adige, e il contrasto con il Trentino, e' sicuramente un esempio illuminante sulla gestione oculata del territorio. Su questo sono d'accordo. Anche dalla vicina Austria si puo' imparare.
Sono anche d'accordo che certe ex-perle sono ormai posti da incubo.
Anche certi alberghi a 5 stelle, a dir la verita', sono da incubo, infestati dalla rozzezza e pacchianeria di clienti italiani e non.
Sulla saggezza della politica locale in Italia, pero', non farei molto affidamento :)

11 Ago 2013 | ore 19:42

Quella Positano con Zeffirelli "sindaco" era meravigliosa.

11 Ago 2013 | ore 20:11

E' facile criticare, in effetti fare il giornalista dev'essere proprio un bel mestiere, si ha sempre la ricetta per tutto e tutti. Positano e' affollata (d'estate)? Gli abitanti locali dovrebbero chiuderla? Riservarla solo a pochi (ricchi)? La scelta rimane al consumatore al turista, l'affollamento sarà un incubo per Lei, che può permettersi ristornati ed alberghi con prezzi da capogiro, ma per fortuna ci sono pizzerie a taglio da 2 euro e posso andare nel centro di Firenze Venezia Parigi Positano, anch'io dalle risorse economiche modeste.

12 Ago 2013 | ore 08:20

Un problema sul quale si discute da anni liquidato in quattro righette e una spruzzata di demagogia. Va sempre così quando si parla della sostenibilità del turismo di massa che è un grosso problema di non facile soluzione. Positano era una meta preziosa e si è trasformata in un luogo che in estate è simile a mille altri quanto a disservizi. L'amministrazione di Positano poteva fare le scelte, tanto per fare un esempio, dei comuni della Val Badia, ha scelto di trasformare Positano in una meta mordi e fuggi.
Scontentando tutti.

12 Ago 2013 | ore 10:00

in alto adige hanno solo un pregio, gli enormi finanziamenti pubblici che ricevono, servono direttamente la collettività

12 Ago 2013 | ore 15:47

Sig. Bonilli, credo che Lei conosca bene la situazione della riviera romagnola, se vuole vedere un ottimo esempio di come si rovina una località turistica e di come si voglia continuare a far danni cementificando forsennatamente il territorio faccia un giretto di domenica pomeriggio a Milano Marittima e si informi sul progetto di costruire un grattacielo di 57 metri in riva al amare......

12 Ago 2013 | ore 15:51

Preferisco distinguere fra democratizzazione (per tutti tempo libero sufficinete, disponibilità di mezzi finanziari elibero accesso ai luoghi) e massificazione (ripercussioni sull’ambiente con fortissimi squilibri di ecosistemi e di danneggiamento artistico)

12 Ago 2013 | ore 15:59

Sara' anche stata meravigliosa. Io non c'ero. Ma a quanto ho letto se tutti avessero fatto come Zeffirelli la costiera sarebbe distrutta. Non e' solo il turismo di massa che distrugge.

12 Ago 2013 | ore 16:08

Se le migliaia di miliardi di euro spesi fino ad oggi per la Salerno-Reggio Calabria fossero stati spesi per infrastrutture turistiche il meridione sarebbe venti anni avanti.
In Sud Tirolo comunque non hanno un solo pregio, ma molti, c'è da imparare.

12 Ago 2013 | ore 18:38

Migliaia di miliardi di euro???? Ma cosa dici!!!!

12 Ago 2013 | ore 22:36

Ma è chiaro che erano lire visto che sono state spese negli ultimi 30 anni.

13 Ago 2013 | ore 00:43

...c'è molto di peggio, in Italia per proteggere qualcosa bisogna chiamare un'ente, un'organizzazione, una società estera che metta delle regole a cui noi ci dobbiamo attenere, se no noi sappiamo solo costruire fino allo sfinimento, distruggere e creare un finto profitto, per alcuni anni poi...
(es. La Spettacolare Reggia di Caserta ha sempre meno visitatori proprio per le condizioni abominevoli in cui versa.)
Inoltre, evitando finti buonismi e assurde democratizzazioni non tutti i luoghi turistici sono per tutti e' cosi e lo sara' sempre, vedere Positano da una di quelle stradine straripanti di gente non vuol assolutamente dire averlo visitato...e' solo una finta illusione e una presa in giro per lo sventurato turista...oltre che un'ingiusto arricchimento per gli esercenti.

13 Ago 2013 | ore 16:10

Direttore la democratizzazione sta nel fatto che oggi grazie all'internet la gente e' sempre piu consapevole ed ha aspettative realisticiche.

la democratizzazione e' anche il fatto di poterci NON andare a Positano.

piccolo particolare che sfugge. E se positano si fa del male da sola, ne giovera' un altra destinazione. e' un processo di evoluzione naturale e forse di estinzione e ritorno alla "positano che fu" cosi sara' contento lei e suppongo un po meno le migliaia di famiglie che giovano del turismo.

cosiccome la democratizzazione dei servizi aerei permette a pinco pallino di viaggiare con Ryanair da Genova a Londra per il costo delle tasse, come ho fatto per anni.

i "miliardi" al signor Ryanair non glieli ha regalati nessuno. e' la gente che usufruisce dei suoi servizi che glieli ha dato volontariamente. Democratizzazione allo stato puro. al contrario della "mamma" alitalia. Pazzia.

14 Ago 2013 | ore 09:23

Si parla tanto di rilancio del turismo, ma ogni volta si finisce con il prevalere su quello di massa. Quello di un turismo che, nella maggior parte dei casi, disprezza la cultura di un luogo. Purtroppo vedo sempre più persone che mettono foto di luoghi da nababbi dove hanno immortalato il paesaggio in uno scatto fotografico......però, per molti, l'importante è esserci stato. Visitare un luogo, dovrebbe per qualsiasi turista essere motivo di crescita interiore. A Positano hanno scelto l'economia del tutto e subito. Del turismo per soli ricchi che possono permettersi di andare in hotel di lusso ecc..ecc.....se questo si chiama fare turismo....a me sembra piuttosto un parco giochi dove non ci si diverte nemmeno più.

14 Ago 2013 | ore 10:26

Mah demagogia, io lo chiamerei realismo, se tutta questa gente è insoddisfatta perchè continuano ad affollare le suddette località turistiche? O forse da solo fastidio a qualche snob. Per fare selezione c'è un modo molto efficace: alzare i prezzi, e vedrete come si dirada la folla. Poi sempre a decantare quanto sono bravi i Tedeschi gli Svizzeri, e per non parlare dei Tirolesi, intanto in tanti posti si mangia che uno schifo, conosco diversi Tedeschi, Tirolesi, Svizzeri, che vivono a Roma, e ci stanno benissimo, e per nulla al mondo tornerebbero nei loro Paesi. L'efficienza non è gratis, qualcosa devi dare, forse sottrarlo alla felicità?

19 Ago 2013 | ore 19:20

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