20
Ago 2013
ore 22:36

Si scrive Svizzera ma si pronuncia Schweiz

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Due o tre cose sulla Svizzera, senza la pretesa di dire cose definitive ma solo attingendo a un'esperienza di viaggio, però con gli occhi del viaggiatore esperto.
La prima, quasi ovvia, è che pur essendo uno dei Cantoni, quello del Ticino, di lingua italiana ed esendo l'italiano una delle lingue ufficiali, nella Svizzera di lingua tedesca nessuno parla italiano, solo tedesco, inglese e molte volte un francese elementare e molto tedesco.
Per un paese che vive molto dei soldi italiani fuggiti oltre confine è una vera scortesia tanto più che, mi diceva un cameriere italiano di un hotel di lusso con il costo stanza pari a uno stipendio, mai come quest'anno si è lavorato bene con gli italiani, quelli con i soldi oltre confine, intendeva.

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Altro argomento riguarda gli italiani che lavorano in Svizzera nei ristoranti e negli alberghi.
Ne ho incontrati molti, bravi, belli, intelligenti, sorridenti, camerieri, maitre, portieri con tutt'altra immagine dell'emigrante di 50 anni fa, questi sanno le lingue, sono qui perché c'è lavoro e da noi no, guadagnano e hanno dei progetti e dei sogni.
Un paese come l'Italia, che vive di turismo, si fa scappare anche questa manodopera qualificata che non accetta più il nero, le promesse e lo sfruttamento.

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Viene poi quasi spontanea una considerazione sulla cucina.
Qui, come in tutto il mondo, la cucina italiana ha un suo fascino che però è più simili all'eco che alla vera conoscenza dei nostri piatti.
Nei tanti e tanti locali con pizza e pasta a basso prezzo così come nel segmento lusso la cucina italiana o è di vecchia fattura o è caricatura e questo nell'hotellerie di lusso è ancora più grave.
I ricchi, salvo eccezioni, sono analfabeti in campo gastronomico, seguono le mode o il maitre ma i cuochi italiani perché non propongono i veri piatti fatti bene e a regola d'arte?

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Da ultimo una nota positiva e, ne sono convinto, abbastanza obiettiva.
Ho mangiato in uno dei due ristoranti svizzeri che hanno tre stelle Michelin e ne ho fatto la cronaca sulla Gazzetta Gastronomica.
Dopo avere degustato il menù completo mi sento di affermare che stando così le cose i tre stelle italiani non dovrebbero essere sette ma dodici o quattordici ma, si sa, gli ispettori francesi - sono loro che danno le tre stelle e non gli italiani, esempio di colonizzazione gastronomica - da noi sono sempre stati di manica stretta per quanto in Francia sono di manica sfacciatamente larga.

In conclusione sono sempre andato a 50, 80, 100 e 120 chilometri ora là dove la segnaletica lo imponeva dando esempio di rigoroso rispetto delle regole e devo dire che dopo una iniziale fase di impazienza italica mi sono trovato bene a viaggiare in un traffico non agonistico e in alcuni casi selvaggio delle autostrade italiane.
E chi mi conosce sa che questa suona quasi come una conversione.


Foto di S. Bonilli

commenti 8

Da viaggiatore non così esperto ho avuto le stesse impressioni sulla Svizzera, in campeggio a Lauterbrunnen qualche estate fa: preminenza della lingua tedesca (e con la terribile pronuncia svizzera che metteva in difficoltà anche i Tedeschi stessi), cucina approssimativa quando di ispirazione italiana (mi ricordo ad esempio un trancio di salmone con accanto pasta scondita tipo contorno), pesante e monotona quando di ispirazione tedesca (formaggi e dolci a parte), caffè e cappuccini piuttosto cari; quello che mi è piaciuto (oltre ovviamente ai paesaggi) sono stati il rispetto del codice della strada (in Svizzera ho guidato rilassato come non mai), la presenza ovunque di fontanelle con ottima acqua sorgiva, la pulizia dei bagni pubblici (il massimo è stato incontrare un bagno isolato lungo una pista ciclabile in aperta campagna tra campi di patate: era più lindo, pulito e profumato del bagno di casa mia!).

21 Ago 2013 | ore 10:13

Caro Stefano,

come sai bene, per noi viaggiatori seriali per lavoro o diletto è comune imbattersi in queste condizioni, la nostra cucina ridicolizzata nel migliore dei casi, ristoranti locali con cucine approssimative o vecchissime, fregiati da stelle e stelline che da noi non troverebbero posto sulla Magna Rouge.
E' un po triste, ma fino a quando lo stato non mettera' gli chef i prodotti di eccelenza nella sua agenda come focus primario e possibile fonte di sviluppo sostenibile, saremo sempre il manifesto sfocato della dolcevita e di Fellini, con il problema che quel messaggio essendo ormai vecchio e logoro si legge a malapena con tutto quello che ne deriva.

21 Ago 2013 | ore 11:02

in effetti un tre stelle dove traducono toast come brindisi...

21 Ago 2013 | ore 20:34

Forse piu' manica stretta con l' Italia che manica larga con la Francia, no?
La Francia oggettivamente ha una cultura culinaria profondissima, radicata e capillare. A me sembra giusto che la Michelin la premi.
Invece e' purtroppo vero che gli chef italiani devono fare il carpiato triplo per delle stelle che altrove (ad esempio, qui, in UK, e magari in CH) arrivano per un carpiato semplice :)

22 Ago 2013 | ore 15:53

PS: mi sembra che il vino sia prezzato in modo molto gentile, credevo avessero ricarichi micidiali da quelle parti.

22 Ago 2013 | ore 16:01

Nel nostro caso la grande bottiglia era in carta per "gli intenditori" perché in notevole fase calante, e quindi prezzo non leggero ma neppure all'altezza di altre bottiglie Leroy.
Altri nomi di Borgogna non ovvi ma grandi e anche sommi avevano prezzi che voi umani...
Ad essere sinceri però non è che sia una costante, al ristorante dell'Hyatt di Zurigo a saper leggere c'erano delle chicche a buon prezzo, non dimenticando che è una delle città più care del mondo.

22 Ago 2013 | ore 17:25

Buongiorno Signor Bonilli,
volevo fare una precisazione sulle conoscenze linguistiche in Svizzera; le lingue nazionali sono 4 ed é piuttosto raro trovare qualcuno che le padroneggi tutte (le ricordo che il Ticino é un cantone piccolo e poco consideratao dal resto del paese, non parliamo poi dei Grigioni); inoltre, nonostante la sua corretta affermazione sui tanti italiani che eportano i soldi da noi, vorrei farle notare che il 99% della popolazione elvetica non é interessata a questi affari, oltre a non esserne nemmeno coinvolti. Quindi non mi sembra corretto affibiare la patente di "scortesi" solo perché nell'intera Svizzera non si parla l'italiano; poi l'ha detto anche lei che nel campo della ristorazione lavorano tantissimi italiani che possono comunicare e aiutare il cliente "straniero" (mi ci metto anche io, come ticinese). Pretendere poi che anche l'alpigiano turgoviese conosca l'italiano, perché é una lingua nazionale e perché i suoi concittadini portano i soldi da noi, mi sembra una richiesta un pò fuori luogo.
Mi scuso se sono stato prolisso (e non ho parlato di cibo) e le faccio i complimenti per la sua attività.

27 Ago 2013 | ore 11:12

Comunque, a parte il fatto che fosse scondita,la pasta come contorno non è di " ispirazione italiana", tanto tanto tempo fa la pasta, e parlo di pasta fresca, in tutta Europa o quasi,ERA servita come contorno, poi in Italia grazie al clima si è imposta la pasta secca e,complici alcune contingenze, la pasta è diventata un piatto a sè.

17 Set 2013 | ore 13:04

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