25
Dic 2013
ore 23:00

I'm from Rome e scopri il valore del marchio Italia

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Viaggiare è bello, anche quando è brutto tempo, anche quando è Natale e gli altri stanno a casa, perché di solito si parte dopo, se si parte.
Il mondo del cibo avvolge sempre chi viaggia, anche se ne è inconsapevole.
Certo, troppi italiani girano ancora per il mondo pensando che la nostra cucina sia la migliore del mondo e dagli altri ci sia poco da imparare.
Di turisti italiani non è che ce ne siano molti qua giù, in generale si fermano molte ore di volo prima, in Thailandia, in Vietnam o alle Seychelles dove questo Natale, però, di politici ce ne dovrebbero essere pochi perché bisogna essere sobri per non beccarsi un attacco dei grillini.
I ristoranti in Australia stanno molto crescendo, ma secondo vie prevedibili e che risentono molto delle tendenze che arrivano da Europa e Usa, forse per affrancarsi dalla presenza incombente dell'Asia, con le sue molte cucine, ricche, vive, interessanti per chiunque sia un gourmet.
Viaggiando ti prende la voglia di fare confronti e l'Italia - almeno in cucina - ne viene fuori sempre bene perché la varietà delle nostre cucine regionali fa si che ognuno possa innamorarsi di un segmento di cucina e magari la volta dopo scopra un'altra cucina e un'altra Italia.
Capita di incontrare il titolare di una importante enoteca che quando ci scopre italiani racconta delle sue lezioni di italiano e di formaggi fatte a Spoleto.
Dire I'm from Rome e sentire un mugolio di piacere nell'interlocutore è quasi automatico.
Dopo mesi di frustrazione italica leggendo i giornali e seguendo i talk show cupissimi bisogna dire che è una soddisfazione che ti ridà fiato e pensi che non tutto va male, anche se subito dopo incontri il giovane cuoco che per trovare un lavoro ben pagato ha lasciato Milano per Sydney e allora capisci la follia italica di non saper usare al meglio il proprio patrimonio, le bellezze artistiche, la cucina, il clima e il paesaggio.
Piove, fa freddo ma è Natale e davanti ai pochi ristoranti aperti c'è la fila, lunga, ordinata, c'è chi ha l'ombrello, molti stanno tranquillamento sotto l'acqua in camicia, pantaloni corti e ciabatte, all'ingresso ti danno un berrettino rosso, tutti bevono, tanto, di tutto.

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Nel porto del Sydney Harbour sono ormeggiate centinaia di barche grandi e piccole, vere formule uno e barche del fine settimana, iscritte alla Sydney-Hobart, gara oceanica che parte la mattina di Santo Stefano con traguardo in Tasmania e che si svolge navigando nell'Oceano Pacifico Meridionale, in questi giorni non proprio tranquillo.

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Siamo proprio agli antipodi.



Foto di s. bonilli

commenti 1

Grazie direttore che ogni anno ci regala i racconti dei suoi viaggi.

27 Dic 2013 | ore 22:31

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