20
Gen 2014
ore 16:17

Una rosa bianca per il Maestro Abbado

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Foto ANSA

E' morto alle 8,30 del mattino di oggi e appena si è sparsa la notizia una mano sconosciuta ha lasciato all'ingresso dell'abitazione una rosa bianca.
Il Maestro Claudio Abbado abitava a Bologna, in piazza Santo Stefano.
Quel fiore credo che ben rappresenti l'omaggio di tutti quelli che lo ammiravano come persona e come musicista tra i più grandi del secolo scorso e di questo decennio.

Credo che la musica c'entri molto col nostro modo di vivere e penso che ognuno di noi abbia una sua colonna sonora quotidiana.
La mia vede alternarsi tanto Jazz e molta musica sinfonica e Abbado occupa una grande parte di questa mia colonna sonora.

A metà agosto dello scorso anno ho avuto la fortuna di essere presente all'ultimo grande concerto internazionale diretto dal Maestro Abbado a Lucerna ed è stata un'esperienza che ancora mi mette i brividi.
E' molto difficile riuscire a prenotare i costosi biglietti dei concerti del Lucerne Festival Im Sommer ed ancora più difficile è sempre stato trovare posto ai concerti che Abbado dirigeva alla Konzertsaal di Lucerna durante il Festival dell'Estate, perché le sue esibizioni erano il momento culminante del Festival, una manifestazione che richiama appassionati da tutto il mondo.

Quel pomeriggio - i concerti iniziano alle 18,30, quando il sole è ancora alto e fa molto caldo - il programma prevedeva Brahms, Schönberg per concludersi con la Sinfonia N. 3 Eroica di Beethoven.
Quando è risuonata l'ultima nota dell'Eroica c'è stato un attimo di silenzio, una pausa, un fermo immagine e poi la sala si è alzata in piedi e ha tributato un applauso lungo, emozionato ed emozionante, che non smetteva mai, senza diminuire di intensità.
Avevo i brividi e le lacrime agli occhi e vedevo nei miei vicini la stessa emozione, in me ancora maggiore per l'orgoglio, perché Abbado era l'immagine di un'Italia che gli stranieri ci invidiano e rispettano, come dimostrava quella sala dove svizzeri, tedeschi, francesi, americani erano lì ad applaudire e quell'applauso è durato oltre venti minuti e anche l'orchestra a reso omaggio a quel grande maestro rullando i piedi sul pavimento e quando tutto è finito siamo usciti lentamente, paghi ma anche sfiniti per la grande emozione.

E io oggi sono triste come molti in Italia e nel mondo e mentre scrivo queste poche righe sento sullo sfondo un Mozart diretto dal Maestro e quella rosa bianca davanti alla sua casa è anche mia.

commenti 9

Cavoli, una casa in piazza Santo stefano. Le 7 chiese viste dalla finestra di casa é un privilegio per pochi, anche se immagino il suo disappunto per la movida notturna e i "rumori musicali". Me lo immagino anche per i portici di Bologna, un capuccino al gelatauro, un aperitivo, o sommerso tra i libri di una delle vecchie librerie che pullulano per la cittá...Bologna, la nona sinfonia italiana.

20 Gen 2014 | ore 18:53

Provo grande dolore.
Se ne è andato un vero grande.

20 Gen 2014 | ore 18:53

Brahms, Schonberg, Beethoven. Abbado era questo, caro Stefano. Un servo della musica, umile quanto onesto, in grado di suonare e dirigere dal barocco al repertorio del XX secolo, senza mai smettere di cercare e ricercare. Penso alle sue interpretazioni dei Brandeburghesi fino alle collaborazioni con Berio e Luigi Nono. In quest'ultimo caso, le scenografie erano di Renzo Piano. Un grande musicista in grado di dirigere con gioia - e sottolineo il termine "con gioia", nel senso del fare musica d'insieme con altri colleghi musicisti, come diceva lui - grandi compagini orchestrali così come orchestre di giovani, probabilmente quelle che amava di più. Una perdita immensa, quella di oggi. Incolmabile, per sempre. Condivido la rosa bianca anche io.

20 Gen 2014 | ore 22:55

Che strana gente è quella che si occupa di cibo, insensibile a una morte come questa, non un commento, non un'idea sgorgata dal cuore, non un'emozione.
Ve lo meritate masterchef, avrebbe gridato Moretti

21 Gen 2014 | ore 00:00

Vista l'insensibilità del commento di Tristano - che condanna chi non scrive commenti sgorgati dal cuore ma l'unica cosa che fa è polemizzare e fare battute sarcastiche - tocca scrivere due righe. Anche se personalmente penso sia più importante apprezzare le grandi persone come lui in vita piuttosto che con due righe di cordoglio in giro per tutti i blog che decidono - giustamente - di parlarne.
Io ho avuto l'occasione di vederlo alle prove di un concerto molti anni fa all'Auditorium del Lingotto e sono molto grata di aver e un'occasione di vedere uno dei Grandi all'opera!

21 Gen 2014 | ore 09:47

:(
Non più tardi di qualche mese fa ti avevo invitato a venire a vederlo a Ferrara nel suo concerto di aprile...
Perdiamo un grandissimo

21 Gen 2014 | ore 12:45

Mi tocca essere d'accordo con Gumbo Chicken!!!

21 Gen 2014 | ore 13:52

Quando Antonella entrò nel camerino lui era seduto e con i piedi appoggiati su in piccolo sgabello imbottito. Io guardavo dalla porta socchiusa e lo vidi come per moto improvviso poggiare i piedi a terra ed alzarsi rapido; chiunque ella fosse aveva innanzi una signora e le prestò attenzione. “Posso avere un autografo” balbettò mia moglie ed il rossore di quelle gote probabilmente indusse il Maestro a sospettare che quella donna non fosse una delle tante importanti persone da riverire. Non ci era avvezzo a gratitudini di rito, e lo so da chi lo conosceva bene, per cui interpretò quel timore sia come un gesto reverenziale ma soprattutto come una genuina dimostrazione di ancor affannosa e sconvolgente gratitudine verso quelle note, ultime note sconvolgenti anch’esse della nona di Mahler, quelle copiose battute pian piano sparenti nel silenzio totale, nell’annichilimento del suono dove diventa sempre più labile, impercettibile il momento in cui tutto cesserà e dove quelle mani e non l’orecchio, pur liberato persino dal rumore del respiro, sancirono la fine. “Non mi svenga signora” disse gentile; fece un grande autografo e salutò con un garbato sorriso. Lui è stato un uomo che pareva uno qualunque, poco sotto i riflettori se non del mondo strettamente musicale ma tanto impegnato nella diffusione della cultura in senso globale ed interclassista soprattutto tangibile nell’appoggio dato a “El Sistema” venezuelano ed alla formazione di orchestre giovani e dei giovani in continuo sprono al mondo di quei sordi potenti e meschini che affossano la cultura in generale vedendola solo come fonte di spesa e non come potente mezzo di libertà. Ma come una risata li seppellirà così se le tante note quelle tante e tante che sapranno suonare e gridare chi lo ha conosciuto porteranno forse un lume di rivincita sui poveri dentro, allora Claudio (come gli piaceva essere chiamato) sarà veramente in pace.

21 Gen 2014 | ore 14:44

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