01
Ott 2008
ore 09:39
ore 09:39
Il merito, le regole
Sono stato due giorni a Bologna, a The Best, la manifestazione che Alma Graduate School dell'Università di Bologna organizza ogni anno invitando i primi 50 laureati d'Italia.
Il tema di quest'anno è "Il merito e le regole" e la frase guida è: "E' una cosa ben schifosa il successo. La sua falsa somiglianza con il merito inganna gli uomini" Victor Hugo.
Una manifestazione unica e interessante con una platea di cinquanta ragazze e ragazzi altrettanto unici.
La mia relazione si intitolava "Valutazione e reputazione", dovevo cioè spiegare il mondo delle guide e della gastronomia.
Uditorio attento e interessato, molte le domande.
L'ultima l'ho fatta io a loro: chi ha un blog? Quattro mani si sono alzate.
Chi ha Facebook? Praticamente tutti hanno alzato la mano...
Il tema di quest'anno è "Il merito e le regole" e la frase guida è: "E' una cosa ben schifosa il successo. La sua falsa somiglianza con il merito inganna gli uomini" Victor Hugo.
Una manifestazione unica e interessante con una platea di cinquanta ragazze e ragazzi altrettanto unici.
La mia relazione si intitolava "Valutazione e reputazione", dovevo cioè spiegare il mondo delle guide e della gastronomia.
Uditorio attento e interessato, molte le domande.
L'ultima l'ho fatta io a loro: chi ha un blog? Quattro mani si sono alzate.
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Stefano Bonilli
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finger food > notizie al volo
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faccialìbro "is the new loud".
Tenere un blog è più impegnativo e richiede l'uso del cervello..., aprire un profilo su facebook e gestirlo no..., niente in contrario a Facebook, è un modo più scanzonato per tenere relazioni con persone lontane.. e per staccare un po' la spina... che fà anche bene..
Terza domanda possibile: e che ve ne fate, di feissbucc? L'avrei chiesto per cusiosita', non ho ancora chiaro a che serva davvero.
Il vero tema, quello del merito e delle regole, era la vera nota stridente rispetto alla attuale realtà italiana.
E anche rispetto alle mie vicende gamberesche :-))
ha ragione da vendere, Bonilli, anche se questo è il campo in cui il relativismo è una costante: quante persone conosciamo che *credono* di meritare il *successo* che qualcun'altro invece si gode senza alcun merito (accreditato)?
e per quanto riguarda la mica tanto sottile differenza, appunto, tra merito e successo credo che il nostro paese sia più occupato a districarsi tra l'insanabile diatriba tra *terzismo* e *terziertà*.
Adoro il sapere condensato in una frase (mi appunto immediatamente il pensiero di Hugo!). Argomento di estrema attualità anche in campo economico: se si seguono le regole e si riconosce il merito (e non "la bella confezione esterna") forse ci sarebbero anche un po' meno problemi a livello internazionale ... Buona giornata
@fiorenzo: ti dico il mio punto di vista su Facebook. Lo uso, molto, è credo sia una delle creazioni più belle di internet. Tra i miei contatti ho tutti i miei amici stranieri (adesso anche italiani visto che è uscita la versione in lingua) conosciuti durante i periodi di studio all'estero. La facilità con cui si rimane in contatto è disarmante. E, diverse volte, è capitato che alcuni di loro sono venuti a trovare me in Italia, altre volte io. Ogni tanto ci si manda messaggi, si conosce cosa facciamo nelle nostre vite, ... Insomma: uno strumento di mantenere relazioni a distanza unico, relazioni che altrimenti credo sarebbero andate perdute lentamente perchè la email non è così efficace (video, immagini, commenti, ...).
Mai come in questi anni avere successo è sinonimo di autorevolezza e quindi di merito: un inganno non per i singoli che restano schiavi del successo, ma una chiave, un sistema per ingannare gli altri.
Il termine "merito", inteso come bravura, passione, professionalità anche silenziosa ecc, sta scomparendo a favore del "merito" inteso come responsabilità di qualcosa, come affermazione del proprio ego, sempre in confronto o a scapito di qualcuno.
Con questo tipo di merito, fatto di apparenza e autoaffermazione, le regole svaniscono, anzi l'assenza di regole è necessaria per potersi arrogare qualunque merito a dispetto di tutto e tutti.
Basta il successo a garanzia, ovviamente anche quello creato e ottenuto con pieno merito e senza regole.
Apprezzabilissime queste posizioni, quasi sentimentali sulla realtà evidente. Che facciamo a questo punto: colmiamo le lacune o turiamo le falle?
Saluti, scusate l'invasione.
Mi rendo conto che è più facile intervenire parlando di cibo ma il tema in sè, quello del merito, lo trovo centrale per il nostro futuro sia individuale che sociale e rimango perplesso dalla mancanza di commenti-interventi, tanto più quando guardo altri post più leggeri e vedo che ci sono stati cinquanta, settanta, novanta interventi.
Io penso che questi sono gli argomenti che ogni tanto bisogna saper affrontare, anche partendo dalla specifico cibario e del vino, partendo di lì ma avendo un'ottica generale.
Forse sono io che mi sbaglio, forse il timore di dire cose banali prevale sulla voglia di intervenire.
O forse non si ha nulla da dire.
il mondo e' guidato da persone di successo e non da persone meritevoli....
purtroppo
Il tema del merito e del successo richiederebbe tempi e spazi molto estesi per essere sviluppato senza cadere negli eccessi di semplificazione e nelle banalità alle quali si riferiva il direttore. Ad esempio le difficoltà "storiche" che incontrano e hanno incontrato intelligenze anche vive, anche aperte, formate a "sinistra" ad individuare il merito come un valore e non come un mero fattore discriminante. Restando nei territori dell'enogastronomia trovo che sia più facile ottenere i riconoscimenti alle proprie qualità nell'ambito della ristorazione e dell'enologia piuttosto che nel campo del giornalismo di settore. In quest'ultimo comparto mi pare si ammassino mediocri tenacemente attaccati al posto e lì messi non si sa in base a quali criteri. Il dottor Bonilli su questo ci potrebbe dire di più, perché comprendere i meccanismi di scelta ad esempio dei redattori e dei collaboratori di una rivista come Il Gambero Rosso potrebbe spiegare perché in quel comparto giornalistico siamo così indietro rispetto ad altre realtà europee.
Lo ripeto sempre a Giulia... crescere intelligenti in un mondo di furbi è un affare maledettamente duro...
Tutta questa roba qui mi lascia dubbioso... intanto, a me, l'alma, a se, non mi piace, non me ne piace il direttore, non me ne piace lo spirito, cavoli miei, lo so. Resta che, anche grazie a facebook, non ci vuole nulla a ponderare quelli che erano i primi della classe vs. quelli che poi le cose nella vita reale quella vera le hanno realizzate, e si capisce che non è la stessa cosa. Per dire, io ricordo di gente che negli studi era brillantissima, e che poco dopo, fuori dal sistema educativo, è letteralmente scomparsa. Quindi, piuttosto che di esaltarmi sui 50 migliori laureati (di cui sinceramente non me ne importa un fico secco), vorrei vedere i 50 migliori giovani imprenditori, perché fra la laurea (la teoria) e l'impresa (la pratica) ce ne passa, eccome.
Mezzanotte, ora adatta ai pensieri profondi! :-)
La frase di Hugo mi sembra tristemente vera. Agganciandomi al tema della giornata mi verrebbe da dire che il successo senza meriti, quello che inganna, è quello che non ha come obiettivo fare ciò che è giusto o fare qualcosa nel miglior modo possibile; è quello che punta al successo ad ogni costo come se fosse un valore in sé. E di solito è quello proprio quello ottenuto aggirando le regole - truffando, corrompendo, ingannando, raggirando.
Però bisogna anche distinguere le regole dalle convenzioni e abitudini, che invece vengono superate proprio dai pochi che riescono a vedere oltre i limiti apparenti e quindi capaci di fare qualcosa di nuovo; con grandi meriti ma di solito un po' meno successo (o almeno con molti ostacoli sul percorso).
A questo punto vorrei poter concludere con una bella formuletta per capire inequivocabilmente al volo chi merita e chi non merita il successo che ha...ma mi sa che non esiste. E allora me ne vado a dormire, chissà che non mi appaia in sogno... ;-)
Siccome la notte giustamente porta consiglio, ci ho ripensato :-) Ribadisco che il voto della laurea a sé, nel sistema universitario che conosciamo, questo, è un valore che a prescindere prenderei con le pinzette. E che il merito, a 20 e passa anni, penso sia un concetto ancora tutto da conquistare. Ma il vero problema di fondo, mio, è l'università a sé stante, quella italiana appunto, dove strutturalmente il merito non viene un granché concepito, dove studiare significa inglobare fisicamente quantità di informazioni e risputarli agli esami (certo, farlo bene sarà anche un merito ma insomma...), dove autonomia e intelligenza molto spesso sono dei fattori che non vengono presi in considerazione, almeno per quanto ne ho visto io. Questo dal lato degli studenti, e dal lato docenti è solo peggio, ormai l'università è gestita da orde di professionisti che la ricerca non sanno cosa sia, e le intelligenze pesantemente bistrattate giustamente vanno via. Sarò retrograde io ma per me l'università, anzi l'Università dovrebbe essere un luogo impregnato di umanesimo dove si formano inteligenze. Non manager. L'Alma in tutto ciò mi pare una realtà wannabe anglosassone, fica si, ma fondamentalmente un luogo che ambisce a formare manager, e persone di successo. E in questo senso tutta la faccenda, la citazione ecc, mi fa un po' sorridere. Poi magari ho torto marcio, e l'Alma è un grandissimo polo di ricerca, magari, chiedo solo a vedere :-)
Battaglia già persa Direttore. Almeno qui e ora
I suoi giorni e le sue nuvole del resto non confermano?
Fb interessa tutti in quanto fenomeno. Quest'estate leggevo di Gates che alla fine aveva deciso di allontanarsene. Pensava ma guarda un po', il virtuale sta diventando come la cocacola di Warhol. almeno così sembra.
pensavo,refondo refusi. As usual
Riguardo all'osservazione, peraltro fondatissima, di Bonilli delle 1721: è molto più facile prendere posizione sull'uso del brodo o dell'acqua calda nel risotto alle ortiche che su argomenti, diciamo, pregnanti, anche per un motivo più profondo: oggi qui in questo nostro bislacco paese esprimere un'opinione significa non tanto prendere posizione ma prendere partito, schierarsi: e schierarsi significa "mettersi una giacchetta" in primis e quindi bollarsi, e come conseguenza rischiare di giuocarsi le opportunità legate a chi di quello schieramento non è.
Una critica non viene analizzata per la sua fondatezza, ma per il suo colore. Non esiste una critica giusta o sbagliata, esiste una critica di destra o di sinistra, pensa un po'.
(lunghetto, sorry)
ma il profilo che trovo su facebook a Suo nome e con la Sua fotografia è vero o è un falso ?
No Gumbo, crescendo preferisco risparmiarmi le scenette che ancora oggi si vedono nei ristoranti dal gusto retrò e imbalsamato e senza offesa per i diretti interessati, mi risparmierei volentieri sia la Nadia che i griffati barboncini di Annie.
Molto meglio vedere e vivere un Pierangelini qui ritratto dalla Food Photografy Sigrid Verbert, mentre esclama: "Li mortacci vostri".
Anzi, se fossi in Bolasco, dalla guida eliminerei del tutto Pierangelini dedicandogli un posto tutto suo e non in comune con altri, come nella guida 2009 dov'è al vertice assieme a Gennarino.
Quest'anno la guida del gambero rosso avrà parecchie sorprese perchè l'eliminazione del punteggio dell'ambiente andrà a definire quello che Vizzari un paio d'anni fa chiamò La Nuova Cucina Italiana; ovvero quel fenomeno di cambio generazionale che i vari Bottura, Scabin, Lopriore ecc..ecc.. da un paio d'anni stanno attuando nella desolante e statica (o forse stitica) ristorazione italiana. Per cui non mi sorprende della caduta degli dei.E' di questo che magari varrebbe la pena discutere e del nuovo concetto di lusso a tavola piuttosto che stare a farsi pugnette su chi è primo, secondo o terzo.
Cmq, per raggiungere la perfezione di giudizio nella definizione della Nuova Cucina Italiana alla guida del Gambero manca ancora l'eliminazione (o quanto meno il ridimensionamento) del punteggio in cantina dove, però, considerando gli interessi economici che i nuovi proprietari del Gambero hanno, guarda caso proprio nel mondo del vino, non credo che Bolasco riuscirà a fare del Gambero la guida perfetta perchè annusando l'aria che tira se Bolasco pensasse di modifacare quel punteggio Salerno (detto Penna Bianca) e Cernilli trombano pure a lui.
E adesso scusatemi ma devo sorridere agli sconosciuti.
Mucca
La frase di Victor Hugo è tristemente vera oggi più che mai! è vero che il successo e i soldi non sono tutto nella vita, ma un riconoscimento personale è comunque importante per andare a avanti con stimoli nuovi.