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    <title>Papero Giallo</title>
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    <title>W gli OGM scrive Antonio Pascale</title>
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    <published>2012-05-17T14:17:35Z</published>
    <updated>2012-05-17T18:46:02Z</updated>

    <summary> Questo è un libro che scandalizzerà molti e mi piacerebbe invitare a una discussione con l&apos;autore coloro che la pensano diversamente.Preferisci essere curato da un dentista degli anni Quaranta, con quegli strumenti e quella anestesia, oppure da uno moderno?Ovviamente...</summary>
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        <name>Stefano Bonilli</name>
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        <![CDATA[<a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_4514.jpg"><img alt="IMG_4514.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/05/IMG_4514-thumb-470x705-3744.jpg" class="mt-image-none" style="" height="705" width="470" /></a> <div><br />Questo è un libro che scandalizzerà molti e mi piacerebbe invitare a una discussione con l'autore coloro che la pensano diversamente.<br /><br /><i>Preferisci essere curato da un dentista degli anni Quaranta, con quegli strumenti e quella anestesia, oppure da uno moderno?</i><br />Ovviamente tutti risponderemo che vorremmo il dentista moderno.<br /><b>Antonio Pascale</b>, autore di <i><b>Pane e pace</b></i>, si chiede perché in altri campi dovrebbe essere diverso, perché un rimedio contro gli insetti ritenuto naturale solo perché antico dovrebbe essere più sano? Possibile che non ci interessi l'innovazione?<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/Antonio_Pascale.jpg"><img alt="Antonio_Pascale.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/05/Antonio_Pascale-thumb-270x202-3746.jpg" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0 20px 20px 0;" height="202" width="270" /></a>Ebbene, si, Pascale, <u>scrittore e agronomo</u>, scrive un'ode agli OGM, ricorda che fino al 1999 la nostra ricerca pubblica andava forte, si interessava di specie agricole nostrane di tutti i tipi, <i>cicoria, ciliegio, cocomero, colza, fragola, geranio, grano, kiwi, lampone, lattuga, mais, melanzana, melone, olivo, patata, pomodoro, riso, soia, statice, tabacco, vite, zucchine</i> e lottava per introdurre caratteristiche utili come resistenza agli insetti, ai funghi, ai virus, aumento della produzione, della qualità del frutto, del valore nutrizionale, della resistenza agli erbicidi.<br /><i>Poi ha vinto la sinistra bio(il)logica</i> - scrive nel suo libro Pascale - <i>e di fronte a strumenti innovativi la sinistra arretra. Li maledice e guarda indietro. Le manca l'umiltà di affidarsi a un metodo scientifico, il coraggio di studiare, di analizzare i dati caso per caso</i>.<br /><br />Ma l'eretico Pascale va anche oltre e attacca il concetto di tipico.<br />L'Italia ha 182 produzioni tipiche su 853 riconosciute da Bruxelles, la Francia ne ha 166, gli altri sono lontani.<br />La produzione tipica pesa sul fatturato alimentare italiano per il 4% (circa 5 miliardi di euro) sull'export alimentare circa il 6% ma il 70% del valore del tipico appartiene a cinque denominazioni, Parmigiano Reggiano, Grana Padano, San Daniele, Parma e Mozzarella di bufala.<br />Ma produciamo Parmigiano in parte con latte estero e il prosciutto con maiali olandesi?<br />Pare di si, dice Pascale e si domanda, come esempio, la porchetta di Ariccia con maiali spagnoli? Si, perché per produrre il tipico importiamo prodotti convenzionali, il 95% della soia, il 23% del mais, che sono OGM, per produrre i salumi e i formaggi.<br />Il solo costo dell'import del mais vale la metà di tutto l'export dei prodotti tipici.<br /><br />Gli OGM fanno paura, dice Pascale, anche perché pubblicamente se ne discute sempre in modo generico, per esempio la leggenda che i semi gm siano sterili.<br />Allora si chiede all'interlocutore dove si acquistano questi semi? E nessuno te lo sa dire perché in realtà i semi non sono sterili e si possono riseminare ma, chiede Pascale, voi credete che i contadini della Pianura Padana riseminino una parte dei granelli di mais per l'anno dopo?<br />Tutti comprano il seme dalle aziende sementiere perché altrimenti se riseminassero l'anno successivo ci sarebbe il rischio di avere una produzione disomogenea.<br /><br /><b>Antonio Pascale<br />Pane e Pace<br />chiarelettere<br />pag 112<br />€ 7,50<br />ebook € 5,99</b><br /><br /><br /><br /></div><div><br /></div>]]>
        
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    <title>Crollo dell&apos;editoria</title>
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    <published>2012-05-12T15:43:34Z</published>
    <updated>2012-05-12T16:33:00Z</updated>

    <summary> Al Salone del Libro di Torino, che ha per tema centrale la Primavera Digitale, si discute della crisi dell&apos;editoria e tutti i principali quotidiani sono pieni da giorni di articoli con dotte analisi su questa crisi.Colpa di Amazon? Jeff...</summary>
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        <![CDATA[<a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_4507.jpg"><img alt="IMG_4507.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/05/IMG_4507-thumb-470x313-3742.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a> <div><br />Al <a href="http://www.salonelibro.it/">Salone del Libro di Torino</a>, che ha per tema centrale la <a href="http://www.salonelibro.it/it/salone/tema.html">Primavera Digitale</a>, si discute della crisi dell'editoria e tutti i principali quotidiani sono pieni da giorni di articoli con dotte analisi su questa crisi.<br />Colpa di <b>Amazon</b>? <b>Jeff Bezos</b>, il fondatore di Amazon, in un articolo <a href="http://lettura.corriere.it/jeff-bezos-%C2%ABil-futuro-e-dei-lettori-e-degli-autori-gli-editori-devono-sudare%C2%BB/">sul Corriere della sera</a> rimanda al mittente le accuse dicendo che sono gli editori che fino ad oggi hanno vissuto sugli allori<br />Colpa allora dell'<b>iPad</b>?<br />Colpa degli <b>e-book</b>?<br />Stamane sul <b>Corriere della sera</b> è apparso un documento firmato da 56 piccoli e medi editori che accusano le grandi concentrazioni editoriali,<b> Feltrinelli</b> in testa, in quanto proprietaria della società di distribuzione <b>PDE</b>, di strangolare i piccoli editori.<br />Quel che è certo è che le cifre dei primi mesi del 2012 parlano di un - 11,8% cioè un vero collasso che per primi colpisce i piccoli editori.<br />Anche l'editoria del settore enogastronomico è ovviamente travolta da questo tsunami ma dare come spiegazione della crisi la presenza di Amazon e dei tablet è assolutamente miope e antistorico.<br />Che si fa, li si vieta? Oppure si chiedono sussidi per l'editoria libraria?<br />Una cosa è certa, i grandi lettori con le case ormai ingolfate di libri e librerie stanno usando <b>Amazon</b>, <b>Kindle</b> e<b> iPad</b> per acquistare i libri digitali meno impegnativi, riservando un posto in libreria alle edizioni e agli autori importanti.<br /><br />Secondo voi la crisi economica è la causa prima di questo crollo dell'editoria o una parte della responsabilità è di Amazon che ti manda a casa i libri in tempi certi e senza spese di trasporto?<br />Ma la modernità di un servizio può essere ritenuta una colpa?<br />E voi comprate ebook? E libri di cucina digitali? E guide in formato app?<br /><br /></div>]]>
        
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    <title>Nostalgia</title>
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    <published>2012-05-10T15:02:07Z</published>
    <updated>2012-05-10T15:02:04Z</updated>

    <summary> A volte può essere un sapore, a volte è un paesaggio, più spesso è un ricordo che spunta dal nulla e non sai neppure il perché ma in ogni caso è un momento di nostalgia che è quasi dolorosa...</summary>
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        <name>Stefano Bonilli</name>
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        <![CDATA[<a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_0390.JPG"><img alt="IMG_0390.JPG" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/05/IMG_0390-thumb-470x313-3740.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a> <div><br />A volte può essere un sapore, a volte è un paesaggio, più spesso è un ricordo che spunta dal nulla e non sai neppure il perché ma in ogni caso è un momento di nostalgia che è quasi dolorosa perché sai che quell'istante non tornerà più.<br /><br />Quella volta che Mirella Cantarelli per ringraziarmi di un favore "<i>Le mando in tavola due tagliatelle col ragù</i>" mi disse con quel suo sorriso discreto e timido e io feci un'esperienza quasi mistica, io che di tagliatelle ero considerato un rabdomante, sempre a caccia delle migliori a Bologna e in provincia.<br /><br />La prima volta da Adrià, una sera a cena al Bulli con Andrea Petrini e Ferran che ci cucinò i piatti della cucina catalana tradizionale e fuori la baia di Cala Montjoi al tramonto era emozionante e la strada sterrata per arrivare era stata una continua sorpresa, paesaggi nuovi a ogni curva e poi l'emozione di arrivare lì.<br /><br />Gli agnolotti di Lidia Alciati la volta che andamma a Costigliole d'Asti, prima perplessi dal condominio dove stava il ristorante, poi travolti da una cucina che era famiglia, tradizione e passione.<br /><br />La prima cena al Boccondivino di via della Mendicità Istruita con Carlin
 e Gigi a fare progetti. Era il 1986 e c'era una bella striscia di 
futuro davanti a noi.<br /><br />I tre giorni a casa di Veronelli, a Bergamo Alta, nel 1999 per girare un servizio con lui come protagonista per il neonato canale televisivo del Gambero Rosso.<br /><br />La zuppa mangiata al Mercato del pesce di Tokyo alle 7 del mattino dopo avere assistito alle 5,30 all'asta del tonno, uno degli spettacoli più unici e affascinanti. Era il 1992.<br /><br /><br /></div>]]>
        
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    <title>The 50 Best Restaurant&apos;s fanno sempre litigare</title>
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    <published>2012-05-07T12:17:29Z</published>
    <updated>2012-05-07T12:58:25Z</updated>

    <summary>Da sinistra Martín Berasategui, Pedro Subijana, Hilario Arbelaitz, Eneko Atxa, Juan Mari Arzak y Andoni Luis Aduriz Foto HernandezI cuochi spagnoli litigano a proposito dei The 50 Best Restaurant&apos;s. E&apos; stato Martin Berasategui, che nella classifica del 2012 è al...</summary>
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        <![CDATA[<br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/1336248897_082724_1336253111_noticia_normal.jpg"><img alt="1336248897_082724_1336253111_noticia_normal.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/05/1336248897_082724_1336253111_noticia_normal-thumb-470x273-3735.jpg" class="mt-image-none" style="" height="273" width="470" /></a><br /><b><font style="font-size: 0.8em;">Da sinistra Martín Berasategui, Pedro Subijana, Hilario Arbelaitz, Eneko Atxa, Juan Mari Arzak y Andoni Luis Aduriz Foto Hernandez</font></b><br /><br />I cuochi spagnoli litigano a proposito dei <a href="http://www.theworlds50best.com/">The 50 Best Restaurant's</a>.<br />
E' stato <font style="font-size: 1em;"><b>Martin Berasategui</b></font>, che nella classifica del 2012 è al 67° posto ed è sceso di ben 38 posizioni, a <a href="http://cultura.elpais.com/cultura/2012/05/05/actualidad/1336248897_082724.html">sparare ad alzo zero</a> per il secondo anno contro la classifica inglese differenziandosi dai suoi colleghi baschi <a href="http://www.theworlds50best.com/awards/1-50-winners/mugaritz/"><b>Mugaritz</b></a> e <a href="http://www.theworlds50best.com/awards/1-50-winners/arzak/"><b>Arzak</b></a> e dal catalano <a href="http://www.theworlds50best.com/awards/1-50-winners/el-celler-de-can-roca/"><b>El Celler de Can Roca</b></a>, che invece la difendono e riconoscono che ormai è una classifica dalla quale non si può prescindere e che porta clienti, come e forse più della Michelin.<br />Berasategui si riconosce solo nella <b>Michelin</b>, lui che ha tre stelle, gli altri, che occupano il secondo, il terzo e l'ottavo posto nella classifica inglese contestata, difendono <b>The 50 Best Restaurant's</b>.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/Adria_chiusura_1.jpg"><img alt="Adria_chiusura_1.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2011/06/Adria_chiusura_1-thumb-470x377-2710.jpg" class="mt-image-none" style="" height="377" width="470" /></a><br /><br />Il paradosso è che proprio lo spagnolo <b>Ferran Adrià</b>, per quattro volte primo con <b>El Bulli</b>, dal 2006 al 2009, nella classifica dei <b>The 50 Best</b>, indicato da Robuchon come il migliore cuoco del mondo, tre stelle Michelin, ovviamente, ha dato credibilità alla manifestazione inglese partecipando ogni anno alla premiazione di Londra, un fatto questo che, vista l'immagine mondiale di Adrià, non poteva che attirare l'attenzione di tutti i media del mondo.<br />La discussione riguarda anche i francesi che non partecipano mai alla premizione dei The 50 Best e che vedono la classifica inglese come un attacco alla loro supremazia internazionale e alla loro guida più famosa.<br />Solo <a href="http://www.theworlds50best.com/awards/1-50-winners/l-astrance/">Barbot</a> e <a href="http://www.theworlds50best.com/awards/1-50-winners/le-chateaubriand/">Inaki</a> sono presenti ogni anno a Londra, mentre <a href="http://www.theworlds50best.com/awards/1-50-winners/latelier-de-joel-robuchon/">Robuchon,</a> che è 11°, <a href="http://www.theworlds50best.com/awards/1-50-winners/larpege/">Passard</a>, che è 16°, <a href="http://www.theworlds50best.com/awards/1-50-winners/pierre-gagnaire/">Gagnaire</a>, che è 17° non si sono fatti vedere e riconoscono solo la classifica della francese Michelin che, tra parentesi, dà ad ognuno di loro le tre stelle.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_1572.jpg"><img alt="IMG_1572.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/05/IMG_1572-thumb-470x352-3738.jpg" class="mt-image-none" style="" height="352" width="470" /></a><br />
<b><font style="font-size: 0.8em;">Massimiliano Alajmo, 32° nella classifica The 50 Best restaurant's</font></b><br /><br />E gli italiani?<br />Ammaccati ma silenziosi e disuniti.<br /><div><a href="http://www.theworlds50best.com/awards/1-50-winners/osteria-francescana/">Massimo Bottura</a> ha perso una posizione, non si capisce perché, ed è 5° avendo avuto proprio questo anno le tre stelle Michelin.<br /><a href="http://www.theworlds50best.com/awards/1-50-winners/le-calandre/">Le Calandre</a> degli Alajmo, altro tre stelle Michelin, sono al 32° posto e <a href="http://www.theworlds50best.com/awards/1-50-winners/il-canto/">Lopriore</a> al 46°<br />Ma sono le retrocessioni fuori dai primi 50 ristoranti del mondo di Cracco, Scabin e Pescatore che hanno colpito per la dimostrazione di <i>sciatteria</i> della giuria ovvero per l'incapacità italiana di fare gruppo.<br />Ho pranzato nei giorni scorsi da Cracco ed è stata un'esperienza di livello altissimo anche perché lui non c'era e quello "strano" secondo che è <b>Matteo Baronetto</b> ha preparato un pranzo perfetto dall'inizio alla fine.<br />Prossime visite obbligate da Scabin e Alajmo ma il risultato è altrettanto prevedibile.<br />I cuochi italiani non hanno litigato, non hanno neppure fatto dichiarazioni ma in privato ci sono rimasti malissimo.<br />E noi con loro perché mai come oggi si è mangiato così bene in Italia.<br /></div><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_2489.JPG"></a> <div><br /><br /></div><div><br /></div>]]>
        
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    <title>E&apos; la biodinamica, bellezza</title>
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    <published>2012-04-30T13:17:27Z</published>
    <updated>2012-04-30T14:11:46Z</updated>

    <summary>Bella questa insalata, vero?E anche buona, saporita, diversa.E&apos; stata raccolta in un campo trattato in modo biodinamico, un terreno trattato per anni con il corno-letame.Questo racconto è dedicato a una mia amica, grande cuoca, che quando ha sentito parlare del...</summary>
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        <name>Stefano Bonilli</name>
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        <![CDATA[<a href="http://blog.paperogiallo.net/insalata%20in%20cespo.jpg"><img alt="insalata in cespo.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/insalata%20in%20cespo-thumb-470x313-3719.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a><br /><br />Bella questa insalata, vero?<br />E anche buona, saporita, diversa.<br />E' stata raccolta in un campo trattato in modo biodinamico, un terreno trattato per anni con il <i>corno-letame</i>.<br />Questo racconto è dedicato a una mia amica, grande cuoca, che quando ha sentito parlare del <i>corno-letame</i> ha detto che non credeva alle sue proprietà, in sostanza che non credeva, come molti, alla biodinamica.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/composto%20e%20corno.jpg"><img alt="composto e corno.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/composto%20e%20corno-thumb-470x705-3709.jpg" class="mt-image-none" style="" height="705" width="470" /></a> <div><br /><i>Corno-Letame</i> a voi dice qualcosa?<br />Siamo a <b>Vallefredda</b>, non lontano dal nuovo <a href="http://www.gazzettagastronomica.it/2012/open-colonna-open-vallefredda/">Resort &amp; Spa di Colonna</a>, nell'azienda agricola di <a href="http://www.biologicodinamico.it/Articolo2.htm"><b>Carlo Noro</b></a> - nella foto - che qui cura l'allestimento di preparati biodinamici che sono l’attività aziendale prevalente. Le coltivazioni principali sono, perciò, le erbe officinali necessarie ad ottenere i preparati, cioè la <i>valeriana</i>, l'<i>achillea</i>, la <i>camomilla</i>, l'<i>ortica</i>, il <i>tarassaco</i>, la <i>quercia</i>. <br />Ma qui si producono e si possono acquistare anche pomodori, zucchine, asparagi, insalate, carciofi, piselli.<br />Il letame necessario per i preparati viene acquistato da un’azienda zootecnica biodinamica, in attesa di portare in azienda le vacche che danno una materia prima migliore per la produzione del corno-letame.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/sterco%20vacca.jpg"><img alt="sterco vacca.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/sterco%20vacca-thumb-470x705-3721.jpg" class="mt-image-none" style="" height="705" width="470" /></a><br /><br />Per il corno-letame tutto inizia, come detto, con lo sterco di vacche allevate biologicamente, senza antibiotici o altri prodotti mescolati al mangime.<br /><br /><i>Lo sterco</i> <i>è costituito dalle deiezioni fresche senza aggiunta di paglia e si chiama "fatta", deve essere di ottima qualità, fresco appena prelevato, prodotto da vacche alimentate in pascoli in cui ci siano le graminacee, per il loro apporto zuccherino, e le leguminose, per il loro apporto proteico. <br />Il letame deve essere quello autunnale, quando c'è il risveglio vegetativo. Vanno scelti buoni corni di vacca e riempiti con<u> la </u></i><i><u>fatta</u>, in autunno. <br />Una volta scelta con molta cura la parte migliore dell’orto, la più fertile, con la migliore esposizione, i corni vengono interrati.</i><br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/corno%20sepolto.jpg"><img alt="corno sepolto.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/corno%20sepolto-thumb-400x300-3731.jpg" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0 20px 20px 0;" height="300" width="400" /></a><br />Primavera inoltrata, il preparato è pronto e i corni vengono dissotterrati e svuotati: il letame si è trasformato in <i>humus</i>, si è ridotto alla metà e non ha più l’odore di letame, ma di sottobosco. Il preparato viene messo in contenitori che, in questo caso, sono stati realizzati da Carlo Noro, e sono parallelepipedi, a camera doppia, in legno di castagno all’esterno, in rame all’interno, con un’intercapedine riempita con torba asettica, con funzione coibente.<br />Si può usare per due anni.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/contenitori.jpg"><img alt="contenitori.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/contenitori-thumb-470x313-3717.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a><br /><br /></div><div><br /></div>]]>
        <![CDATA[<a href="http://blog.paperogiallo.net/taglio%20asparago.jpg"><img alt="taglio asparago.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/taglio%20asparago-thumb-470x313-3723.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a><div><a href="http://blog.paperogiallo.net/asparago.jpg"><img alt="asparago.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/asparago-thumb-470x313-3725.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a></div><div><br />Tutti i terreni dell'azienda agricola di Carlo Noro sono stati trattati lungamente perché andavano bonificati e perciò invece che usare il <i>corno-letame</i> due volte l'anno i primi tempi è stato usato otto volte in un anno, diminuendo via via la quantità fino alla completa trasformazione dei terreni.<br />Mentre camminavamo per il campo Noro ha raccolto alcuni asparagi che abbiamo mangiato immediatamente: esperienza da fare assolutamente per cogliere la diversità dei due mondi, il biodinamico e il tradizionale.<br />Questi asparagi mangiati crudi e appena colti erano vera essenza di asparago, morbidi, ricchi di linfa, asparagi commoventi, da sballo.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/asparagi%20in%20cassetta.jpg"><img alt="asparagi in cassetta.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/asparagi%20in%20cassetta-thumb-470x313-3727.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a><br /></div><div><a href="http://blog.paperogiallo.net/Carlo%20con%20insalata.jpg"><img alt="Carlo con insalata.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/Carlo%20con%20insalata-thumb-470x313-3729.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a><br /><br />Bella l'insalata, vero?<br />E se poi volete sapere tutto del <i>corno-letame</i> non vi resta che andare in azienda il venerdì, con la scusa di acquistare piselli, carciofi, pomodori, e chiedere a Carlo Noro.<br /><br /><b>Carlo Noro - Labico Roma<br />tel/fax 06.9511243</b><br />mail <a href="mailto:carlo.noro@libero.it">carlo.noro@libero.it</a> - web <a href="http://www.biologicodinamico.it/home.htm">www.biologicodinamico.it</a><br /><br /><br /><br /></div><div>Foto di S. Bonilli<br /><br /></div>]]>
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    <title>Piazza Duomo, aspettando Tre Stelle Michelin</title>
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    <published>2012-04-20T11:17:57Z</published>
    <updated>2012-04-20T12:57:25Z</updated>

    <summary> In fondo alla cucina del Ristorante Piazza Duomo, in uno &quot;sgabuzzino&quot; con le pareti di cristallo, c&apos;è il Tavolo dello chef.La sera del 18 aprile Maurizio Cortese ed io abbiamo provato la cucina di Enrico Crippa seduti a questo...</summary>
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        <![CDATA[<a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_0003.jpg"><img alt="IMG_0003.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/IMG_0003-thumb-470x629-3701.jpg" class="mt-image-none" style="" height="629" width="470" /></a> <div><br />In fondo alla cucina del <a href="http://www.piazzaduomoalba.it/">Ristorante Piazza Duomo</a>, in uno "sgabuzzino" con le pareti di cristallo, c'è il <i>Tavolo dello chef</i>.<br />La sera del 18 aprile Maurizio Cortese ed io abbiamo provato la cucina di <a href="http://www.piazzaduomoalba.it/pagine/ita/ristorante-piazza-duomo-alba/piazza-duomo-alba-enrico-crippa.php">Enrico Crippa</a> seduti a questo tavolo privilegiato ed è stata una gran bella esperienza.<br />La recensione del locale è già stata pubblicata recentemente sulla <a href="http://www.gazzettagastronomica.it/2012/il-genio-sottile-enrico-crippa/">Gazzetta Gastronomica</a>, qui ragioniamo sulla cucina di Crippa e più in generale sulla nostra ristorazione.<br />Crippa ha un orto e in ogni istante e in ogni piatto la presenza di questo orto la si scopre nei sapori e nelle consistenze e condiziona i menù di questo cuoco che dal 2005 guida <b>Piazza Duomo</b> grazie alla lungimiranza della <a href="http://www.ceretto.it/">Famiglia Ceretto</a>.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_0031.jpg"><img alt="IMG_0031.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/IMG_0031-thumb-470x629-3703.jpg" class="mt-image-none" style="" height="629" width="470" /></a><br /></div><div><br />L'operazione è limpida: grazie ai mezzi finanziari dei Ceretto è nato il <b><i>Progetto Piazza Duomo</i></b> che punta esplicitamente a fare di questo ristorante uno dei migliori indirizzi del mondo, a conquistare le Tre Stelle Michelin avendo Alba e le Langhe come retroterra unico ed inimitabile.<br />La squadra di Piazza Duomo è giovane e motivata e con l'arrivo di Mauro Mattei, uno dei migliori sommelier italiani, è veramente completa, bravi gli uomini di sala, bella l'equipe di cucina, a questo punto si può puntare al massimo, tenendo conto che già ora ci sono due stelle Michelin e il vertice della guida Espresso che segnala quello da Crippa come pranzo dell'anno.<br />Crippa è arrivato ad Alba dopo una carriera iniziata con Marchesi e che lo ha visto anche nelle cucine di Bras, Westermann, Adrià e poi tre anni in Giappone.<br />Ed è l'influenza giapponese quella che rende Crippa unico nel panorama dell'alta ristorazione italiana.<br />Naturalmente questa iniziativa molto ambiziosa del Progetto Piazza Duomo deve fare anche i conti con il detto, sempre vero, che dice "<i>nemo propheta in patria</i>", nel caso particolare molti produttori di vino non vanno a Piazza Duomo, un ristorante che a New York, Tokyo o Sydney frequenterebbero e prenoterebbero, perché di Ceretto.<br />Questo te lo dicono coloro che abitano in zona e sanno come va il mondo delle Langhe.<br />Sconfortante ma vero.<br />Noi abbiamo fatto una cena tra le migliori di questi ultimi anni, una conferma, se ce ne fosse stato bisogno, di come Crippa sia ormai un cuoco maturo e con una forte identità e personalità.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_0032.jpg"><img alt="IMG_0032.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/IMG_0032-thumb-470x629-3705.jpg" class="mt-image-none" style="" height="629" width="470" /></a><br /><br />Ne è un esempio l'asparago, un piatto essenziale e dalle mille sfaccettature, accompagnato da insalatine, fiori e germogli, dall'orto direttamente al piatto del cliente, con una scelta temporale della raccolta pensata in funzione della ricetta finale.<br />Questa possibilità di raccogliere i prodotti dell'orto in momenti diversi sta influenzando molto la cucina di Crippa e l'insieme di assaggi e piatti che abbiamo fatto, per un totale di 39, ci ha dato modo di capire come usare germogli, piselli, cipollotti, fiori, bietole, carciofi in momenti diversi della loro maturazione e crescità può dare a un piatto accenti e consistenze completamente diverse.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_0042.jpg"><img alt="IMG_0042.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/IMG_0042-thumb-470x629-3707.jpg" class="mt-image-none" style="" height="629" width="470" /></a><br /><br />La finanziera di Crippa, spinaci, rognone, animelle, consistenze nuove, sapori netti, classico e nuovo a un tempo.<br /><br />E poi piace anche il suo basso profilo, la passione nel lavoro e la capacità di guida e traino della sua squadra che fanno di Enrico Crippa il cuoco del secondo decennio, niente reality, poco uscite dalle cucine, tanta sperimentazione.<br />Da provare.<br /></div><div><br /><br /><b>Foto New iPad di S. Bonilli</b><br /><br /></div>]]>
        
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    <title>Testa di tonno</title>
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    <published>2012-04-16T17:17:31Z</published>
    <updated>2012-04-16T17:28:25Z</updated>

    <summary> E&apos; una testa di tonno, pesa 12, 3 chili, e sta per essere cotta in forno per due ore.In Italia la pesca del tonno è contingentata e comunque nessuno porterebbe in tavola una testa come questa, sai i gridolini...</summary>
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        <name>Stefano Bonilli</name>
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        <![CDATA[<a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3311.jpg"><img alt="IMG_3311.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/IMG_3311-thumb-470x313-3699.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a> <div><br />E' una testa di tonno, pesa 12, 3 chili, e sta per essere cotta in forno per due ore.<br />In Italia la pesca del tonno è contingentata e comunque nessuno 
porterebbe in tavola una testa come questa, sai i gridolini e i "Dio che
 impressione" che si leverebbero da tutti i tavoli.<br />Sembra incredibile ma questa, che è forse la parte più buona del tonno, in questo caso un esemplare di 40 chili, in Italia viene abitualmente scartata, in Asia, in Giappone in particolare, è la parte riservata agli ospiti di riguardo.<br />Ed io vengo considerato ospite di riguardo in Italia come in Asia in quanto sono tra i pochi che apprezzano la bontà di queste carni e faccio parte del <i>club dei mangiatori di teste</i>.<br />In questo caso le guance erano quasi delle ostriche, tanto la carne era morbida e impregnata di sapore marino.<br />La lingua un boccone succulento.<br />La pelle croccante come quella di una porchetta e non a caso del tonno si dice che è il maiale del mare, non se ne butta via nulla.<br />L'occhio, si, anche l'occhio, è un boccone da intenditori e poi ci sono le carni di questa testa che sono bastate a "sfamare" sei persone.<br /><br /><br /></div>]]>
        
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    <title>&quot;Good Morning Vietnam&quot;</title>
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    <published>2012-04-12T15:05:03Z</published>
    <updated>2012-04-12T17:49:14Z</updated>

    <summary>L’aereo sorvola il Delta del Mekong, grande e tentacolare, e dovunque si vedono rami del fiume e per minuti e minuti guardo la storia, sento nelle orecchie gli echi di quelle cronache giornalistiche della fine degli Anni ’60 che ci...</summary>
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        <name>Stefano Bonilli</name>
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        <![CDATA[<a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3866.jpg"><img alt="IMG_3866.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/IMG_3866-thumb-470x313-3680.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a><br /><br />L’aereo sorvola il <b>Delta del Mekong</b>, grande e tentacolare, e dovunque si vedono rami del fiume e per minuti e minuti guardo la storia, sento nelle orecchie gli echi di quelle cronache giornalistiche della fine degli Anni ’60 che ci raccontavano la <b>Guerra del Vietnam </b>e infiammavano le università americane ed europee e quei nomi che erano il racconto di tante battaglie a <b>Saigon,</b> nel <b>Delta del Mekong</b>, a <b>Da Nang</b>, a <b>Hué</b>, l’offensiva del <b>Tet</b> e poi la strage di <b>My Lai</b> e ancora e ancora.<br />E poi la delusione per l'involuzione vietnamita, comunque decisa tra vietnamiti e non da truppe di occupazione.<br /><br />Si atterra a Saigon, oggi una città enorme che è stata ribattezzata <b>Ho Chi Minh</b> ma resta sempre <i>la Saigon città prostituta</i>, e atterrando si vedono i capannoni abbandonati delle postazioni dell’esercito Usa attorno all’aeroporto, nel frattempo completamente nuovo e adatto alla nuova industria turistica che negli ultimi venti anni ha aperto le frontiere di questo paese che è un paradiso della natura.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3834.jpg"><img alt="IMG_3834.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/IMG_3834-thumb-470x313-3684.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a><br /><br />Saigon era ed è una città caotica dove i motorini la fanno da padroni.<br />&#8232;E’ il porto d’entrata nel Vietnam del turismo e i vietnamiti hanno trasformato in tappa quasi obbligata anche il ricordo della guerra e lo hanno fatto in modo didattico e doloroso perché la guerra è stata parte di questo popolo dagli Anni ’40 fino all’inizio degli Anni ’90 dello scorso secolo, prima contro i colonizzatori francesi, poi contro gli americani, poi contro la Cambogia e la Cina, milioni di morti, enormi estensioni di territorio distrutte, bruciate, contaminate.<br />La cronaca della liberazione di Saigon l’avevo letta nel bel libro di Tiziano Terzani, <i>Giai Phong - La liberazione di Saigon</i> - e poi c’erano quelle immagini televisive del carro armato vietnamita che sfonda la cancellata del Palazzo Presidenziale, il 30 aprile del 1975.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3861.jpg"><img alt="IMG_3861.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/IMG_3861-thumb-470x313-3688.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a><br /><br />Ci sono scolaresche, vecchi reduci, famiglie e molti americani che si aggirano nel parco e fra le sale del palazzo.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3855.jpg"><img alt="IMG_3855.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/IMG_3855-thumb-470x313-3686.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a><br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3834.jpg"></a>Non riesco a immaginare che effetto faccia a degli americani vedere questo palazzo e il vicino museo della guerra, incontrarsi con il ricordo della prima sconfitta dell’esercito Usa, ricordare i 50.000 morti americani nel Vietnam, una generazione segnata.<br />Qui nel palazzo c’è poco da vedere ma a poche centinaia di metri ci sono le gabbie di tigre dove i prigionieri vietcong venivano detenuti, torturati e uccisi e ci sono le foto dei principali reporter del mondo, molti dei quali morti sul campo, che documentano l’atrocità delle guerre del Vietnam.<br />Alcune sono foto storiche, impresse nell’immaginario collettivo di quel tempo e nella storia del giornalismo di guerra.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3908.jpg"><img alt="IMG_3908.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/IMG_3908-thumb-470x313-3691.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a><br /><br />Fuori, davanti a attorno al museo, l’aria è calda e umida, ci sono 35°, i motorini circondano le strade del quartiere in un carosello ininterrotto, la speculazione edilizia ha cambiato il panorama della città, Saigon o Ho Chi Minh che sia, resta sempre la capitale di un sud che non ha mai amato il nord, e viceversa.<br />In volo per <i><b>Da Nag</b></i> viene in mente la grande base Usa da dove partivano e atterravano gli attacchi degli elicotteri e dei caccia e dove sbarcavano rifornimenti di mezzi, armi e munizioni del più ricco e potente esercito del mondo.<br />Una gran parte del vecchio aeroporto è cintata e abbandonata perché gravemente contaminata.<br />Si vedono gli hangar di cemento, le torrette e una vegetazione selvaggia che ha occupato ogni spazio.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3917.jpg"><img alt="IMG_3917.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/IMG_3917-thumb-470x313-3693.jpg" class="mt-image-none" height="313" width="470" /></a><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_7411.jpg"><img alt="IMG_7411.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/IMG_7411-thumb-470x352-3695.jpg" class="mt-image-none" style="" height="352" width="470" /></a><br /><br />La spiaggia di <b>China Beach</b>, bella è infinita, lunga circa trenta chilometri, è ormai terreno di caccia dell’industria alberghiera internazionale e lungo le rive si susseguono alberghi brutti e bruttissimi, un Casinò, le case al mare dei neo ricchi ma la sabbia e il mare sono ancora incontaminati e i pescatori escono la mattina presto su quelle loro imbarcazioni tondeggianti e impossibili da governare se non da un pescatore vietnamita che c’era prima della guerra, ha convissuto con la guerra e che oggi il turismo sta facendo lentamente scomparire.<br />Ve lo ricordate il grido “<i>Goooooood mooorning Vietnaaaam</i>….” che <b>Robin Wiliams</b> faceva ogni mattina dai microfoni della radio militare Usa?<br />E quell’indimenticabile&nbsp; “… <i>io fare te amore lungo lungo per solo five dolla</i>….." della ragazza vietnamita che si rivolge a Joker, il giornalista-militare di <b>Full Metal Jacket</b> di Kubrick, girato negli stabilimenti di Pinewood di Londra. La città di Hué della scena finale del film è stata ricostruita e distrutta a Beckton in un vecchio stabilimento per il gas vicino al Tamigi.<br />E il capolavoro di <b>Coppola</b>, forse il più bel film di guerra, quell’<b>Apocalypse Now</b> girato nelle Filippine, una rivisatazione del Conrad di <i>Cuore di temebra</i> con <b>Robert Duval</b> che vuole guardare i soldati che fanno il surf e fa sganciare il napalm per liberare il campo dai mortai vietcong e ne respira con piacere l’odore acre.<br />E <b>Il cacciatore</b>, di Michel Cimino, atroce e struggente, con una colonna sonora tra le più applaudite del decennio.<br /><b>Platoon</b>, di <b>Oliver Stone</b>, ci mostra lo spirito di corpo, paure e bassezze della vita di trincea ma anche in questo caso non è stato girato in Vietnam<br />Nessuno dei film e delle immagini che ci sono rimaste impresse della guerra del Vietnam raccontata dal cinema sono autentiche, era un Vietnam ricostruito, falso, eppure quando atterri a Da Nang riconosci il profilo della montagna, ti sembra di esserci già stato e la spiaggia di China Beach è quella dove i militari venivano portati in elicottero prima e dopo i turni al fronte.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_7458.jpg"><img alt="IMG_7458.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/IMG_7458-thumb-470x626-3697.jpg" class="mt-image-none" style="" height="626" width="470" /></a><br /><br />Pensi a tutto questo disteso ai bordi della piscina in riva al mare di questo Vietnam del XXI secolo dove turismo, industria, bandiere rosse e Samsung compongono un mix che sa tanto di globalizzazione e non più di ideologia.<br />Goodby Vietnam.<br /><br /><br /><br />Foto di S. Bonilli<br /><br /> <div><br /></div>]]>
        
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    <title>Un piatto di paccheri da 320.000</title>
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    <published>2012-04-07T04:17:46Z</published>
    <updated>2012-04-06T23:41:45Z</updated>

    <summary><![CDATA[ Fuori 35° e umidità al 92%, dentro aria condizionata a palla.- Hanno inaugurato stamattina il nuovo ristorante italiano Opera - ci dice il responsabile dell'accoglienza del Park Hyatt di Saigon&nbsp; che poi si dovrebbe chiamare Ho Chi Minh e...]]></summary>
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        <name>Stefano Bonilli</name>
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        <![CDATA[<a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_1453.jpg"><img alt="IMG_1453.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/IMG_1453-thumb-470x626-3675.jpg" class="mt-image-none" style="" height="626" width="470" /></a> <div><br />Fuori 35° e umidità al 92%, dentro aria condizionata a palla.<br />- <i>Hanno inaugurato stamattina il nuovo ristorante italiano</i> Opera - ci dice il responsabile dell'accoglienza del <a href="http://saigon.park.hyatt.com/hyatt/hotels/index.jsp?null">Park Hyatt di Saigon</a>&nbsp; che poi si dovrebbe chiamare Ho Chi Minh e non più Saigon - e allora andiamo a inaugurare la cucina ordinando un piatto di paccheri con melanzane e pomodoro, che suona un po' come ordinare del Gulash il 15 agosto a Roma.<br />Ma non è una recensione gastronomica, anche se devo dire che i paccheri erano inaspettatamente gradevoli, ma il primo impatto con i conti del Vietnam.<br />Già, perché i paccheri sono costati 320.000 Dong in valuta locale.<br />No, non è che il Park Hyatt sia l'albergo più caro del mondo, qui stiamo parlando di un'inflazione record e tagli da 500.000 Dong che poi per noi valgono € 18,35 e così il piatto di paccheri si traduce in un esborso di € 11,75.<br />Ma vedere per la prima volta il conto fa un certo effetto perché il totale supera il milione e la San Pellegrino costa 180.000 ma non euro ma Dong, per fortuna.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_1454.jpg"><img alt="IMG_1454.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/IMG_1454-thumb-470x626-3677.jpg" class="mt-image-none" style="" height="626" width="470" /></a><br /></div><div><br /></div>]]>
        
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    <title>Raccontare Singapore a un italiano</title>
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    <published>2012-04-05T04:30:40Z</published>
    <updated>2012-04-04T22:44:27Z</updated>

    <summary> A Singapore di sigarette per terra non se ne vedono proprio.Sarà per quel vecchio articolo letto anni fa nel quale si narrava di un turista italiano multato per avere buttato un mozzicone di sigaretta per terra, sarà per via...</summary>
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        <name>Stefano Bonilli</name>
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        <![CDATA[<a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3625.jpg"><img alt="IMG_3625.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/IMG_3625-thumb-470x313-3661.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a> <div><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3622.jpg"><img alt="IMG_3622.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/IMG_3622-thumb-470x313-3663.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a></div><div><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3643.jpg"><img alt="IMG_3643.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/IMG_3643-thumb-470x313-3665.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a></div><div><br />A Singapore di sigarette per terra non se ne vedono proprio.<br />Sarà per quel vecchio articolo letto anni fa nel quale si narrava di un turista italiano multato per avere buttato un mozzicone di sigaretta per terra, sarà per via della democrazia sotto tutela che esiste nella Città-Stato, ma io dopo numerosi viaggi in Asia e nel Sud Est Asiatico a Singapore non avevo ancora voluto fare tappa.<br />Le tre foto raccontano l'oggi, il passato coloniale e la proiezione nel futuro di Singapore. L'oggi non può che essere rappresentato da un fiore perché appena scendi dall'aereo e prendi il taxi ti immergi nella natura percorrendo una strada a quattro corsie circondata da piante e fiori, forse il più bel tratto aeroporto-città che esista al mondo.<br />Il passato è ben rappresentato dal <a href="http://www.raffles.com/home/">Raffles Hotel</a>, con la sua struttura coloniale intatta, le stanze belle, ricche di mobili antichi, come essere comparse di un film sull'Impero Britannico.<br />La proiezione verso il futuro sono i cento grattacieli e le costruzioni avveniristiche firmate dai più grandi architetti del mondo.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3654.jpg"><img alt="IMG_3654.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/IMG_3654-thumb-470x313-3667.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3647.jpg"><img alt="IMG_3647.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/IMG_3647-thumb-470x313-3669.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a><br /></div><div><br />Le città sono anche ambiziose, sono l'immagine della loro classe dirigente e se Roma è ben rappresentata dal Colosseo, un passato imperiale e un presente con sigarette e spazzatura al suolo.<br />Se Parigi è la Torre Eifel e la grandeur francese e Londra è il Big Ben e una tradizione imperiale decaduta, Singapore si trova oggi a raccontarsi al turista attraverso un'immagine-icona recente e non ancora del tutto consolidata a livello planetario come questo albergo di 2500 stanze, il <a href="http://www.marinabaysands.com/">Marina Bay Sands</a>, tre torri, un casinò e sul tetto, diremmo noi, una piscina, un resort, un parco giochi con molte piante, dei ristoranti, il tutto sospeso a duecento metri di altezza, come un disco volante, come una gigantesca tavola da surf.<br />Non è una bella costruzione, assomiglia a un'opera aliena ma segna ormai lo skyline di Singapore come la bellissima Opera House di Sydney ti dice Australia ma molto più probabilmente vuole fare concorrenza alle Torri Petronas della vicina Kuala Lumpur, capitale della Malesia di cui Singapore è il sud estremo, piccola Città-Stato ma ricca perché è una delle capitali mondiali della finanza.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3638.jpg"><img alt="IMG_3638.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/IMG_3638-thumb-470x705-3671.jpg" class="mt-image-none" style="" height="705" width="470" /></a><br /></div><div><br />Tutto bello e perfetto?<br />No, c'è anche il retro del palcoscenico ma non è mai povertà, solo bruttezza e pulizia, perché qui sono piccoli e ricchi e l'Europa appare sempre più lontana, un po' perché molti dei capitali, quelli grandi, italiani in particolare, sono al sicuro dalle tasse tra qui e Hong Kong, altro che Svizzera.<br />Un po' perché il baricentro del mondo si è ormai spostato verso l'Asia e l'Australia e noi italiani-europei, poco abiatuati all'Impero degli inglesi che quaggiù sono di casa, alle colonie dei francesi e degli olandesi, al girare il mondo dei tedeschi, ci aggiriamo da queste parti, curiosi e provinciali, credendo ancora di poter guardare dall'alto in basso i nativi, mentre sembriamo molto spesso veri protagonisti del cinepanettone "Vacanze a Singapore".<br />Ma le sigarette per terra abbiamo capito che non possiamo buttarle, almeno qui.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3639.jpg"><img alt="IMG_3639.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/IMG_3639-thumb-470x313-3673.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a><br /><br /><br />Foto S. Bonilli<br /><br /><br /></div><div><br /></div>]]>
        
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    <title>Airbus 380 e le ali lesionate</title>
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    <published>2012-04-01T12:17:12Z</published>
    <updated>2012-04-01T12:19:33Z</updated>

    <summary> Chi ci ha già volato riconosce la cabina, è quella della Business dell&apos;Airbus 380, il più grande aereo del mondo in servizio sulle lunghe rotte, in questo caso era il volo Dubai-Sydney senza scalo della Emirates, durata della tratta...</summary>
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        <name>Stefano Bonilli</name>
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        <![CDATA[<br /><img alt="Airbus_Emirates.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/Airbus_Emirates.jpg" class="mt-image-none" style="" height="601" width="470" /> <div><br />Chi ci ha già volato riconosce la cabina, è quella della Business dell'<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Airbus_A380">Airbus 380</a>, il più grande aereo del mondo in servizio sulle lunghe rotte, in questo caso era il volo Dubai-Sydney senza scalo della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Emirates">Emirates</a>, durata della tratta ore 18,30.<br />Ho già viaggiato una decina di volte su questo aereo da e per l'Australia, a Shanghai e sulla Roma-Dubai.<br />Agli inizi di febbraio di quest'anno su un Airbus 380 della Qantas sono state rilevate delle micro fratture sulle ali e per questo motivo l'<a href="http://www.easa.europa.eu/">EASA</a>, <i><b>European Aviation Safety Agency</b></i>, ha chiesto il controllo dei 68 esemplari in servizio su 16 compagnie aeree.<br />La notizia è stata data con rilievo dal <a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_febbraio_08/airbus-ispezioni_4818bdae-523a-11e1-9430-803241dfdaad.shtml">Corriere della sera</a> l'8 febbraio del 2012 e da allora è sceso il silenzio.<br />Per comprendere questo silenzio bisogna sapere che ogni Airbus 380 costa 290 milioni di dollari e fino ad oggi ne sono stati acquistati 253 esemplari.<br />E' chiaro che guasti strutturali come questo mettono a repentaglio un enorme business anche perché fino ad oggi non è chiara la causa che ha provocato queste microfratture alle ali che sono costruite negli stabilimenti britannici di EADS-Airbus, di Broughton, vicino a Chester, e Filton (Bristol).<br />Le fratture sono emerse nei bordi d’entrata e d’uscita delle ali nei punti dove il rivestimento d’alluminio è unito alle centine della struttura attraverso i rivetti. Il difetto nasce sia dal metodo di fabbricazione che deve essere cambiato, sia dal tipo di lega metallica usata nelle parti incriminate.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/a380emra.jpg"><img alt="a380emra.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/04/a380emra-thumb-470x247-3659.jpg" class="mt-image-none" style="" height="247" width="470" /></a><br /><br /></div><div>Faccio frequentemente lunghi viaggi in aereo e quando prenoto sto molto attento nello scegliere la compagnia e il modello di aereo col quale viaggiare, abitudine che consiglio anche a voi.<br />Per i voli a lungo raggio verso est e diretti in Asia e Australia Emirates era secondo me e fino ad oggi, una delle migliori compagnie come servizio a bordo, prezzi, servizi a terra e modernità dei velivoli della flotta, per questo sono rimasto stupito quando circa un mese fa, sulla pagina web delle prenotazioni di Emirates, ho trovato l'Airbus 380 sul volo Roma-Dubai e lo stesso velivolo anche sul volo Kuala Lumpur-Dubai.<br />Quindi ho pensato che la revisione fosse terminata positivamente e ho tranquillamente prenotato.<br />Poi, rileggendo il report di Emirates per il mio viaggio pasquale a Singapore, Saigon e Kuala Lumpur, ho scoperto che era stato cambiato l'aereo, avremmo viaggiato su un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Boeing_777">Boeing 777 300 ER</a> mentre gli Airbus 380 erano spariti dalla griglia delle prenotazioni di Emirates.<br /><br />Sul web non si trova nessuna notizia posteriore a quelle di febbraio e al centralino di Emirates solo dietro esplicita domanda ammettono che gli Airbus 380 sono stati tolti dal servizio per la revisione delle ali, mentre sul sito non c'è nessuna comunicazione, il che lo trovo un fatto grave.<br />Ho naturalmente ripensato a quei miei lunghissimi voli a bordo degli Airbus 380 e alla possibilità di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato.<br />Si, certo, conosco la statistica che dice che il viaggio Roma-Milano in autostrada è più pericoloso del viaggio aereo Roma-Sydney ma quelle micro fratture delle quali poco si parla mettono in discussione anche le statistiche, almeno psicologicamente, visto che a bordo di un Airbus 380 con micro fratture sulle ali viaggiavano circa 500 passeggeri ogni volta e su un auto al massimo 5.<br />Io comunque sto volando su un Boeing 777 300ER, il più grande bimotore del mondo.<br />Le ali?<br />Bene, grazie.<br /><br /><br /><br /><br /></div>]]>
        
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    <title>Il turismo dei centurioni</title>
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    <published>2012-03-29T15:22:41Z</published>
    <updated>2012-03-29T16:37:21Z</updated>

    <summary>Il centurione romano è nel suo territorio di caccia, quasi una riserva, la sua preda sono i turisti stranieri che vogliono farsi immortalare accanto al reperto archeologico vivente.Siamo alla fine di Via dei Fori Imperiali, al Colosseo, che non è...</summary>
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        <name>Stefano Bonilli</name>
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        <![CDATA[<a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3553.jpg"><img alt="IMG_3553.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/03/IMG_3553-thumb-470x705-3657.jpg" class="mt-image-none" style="" height="705" width="470" /></a><br /><br />Il centurione romano è nel suo territorio di caccia, quasi una riserva, la sua preda sono i turisti stranieri che vogliono farsi immortalare accanto al reperto archeologico vivente.<br />Siamo alla fine di Via dei Fori Imperiali, al Colosseo, che non è Roma ma terra di nessuno.<br />Attorno scorre il traffico dei romani, indifferenti e annoiati.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3529.jpg"><img alt="IMG_3529.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/03/IMG_3529-thumb-470x313-3643.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a> <div><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3504.jpg"><img alt="IMG_3504.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/03/IMG_3504-thumb-470x313-3645.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a></div><div><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3524.jpg"><img alt="IMG_3524.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/03/IMG_3524-thumb-470x313-3647.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a></div><div><br />Qui nella piazza del Colosseo ci sono gli <i><b>Unni </b></i>che vendono panini, birre, minerale, pizze, sciarpe, magliette, felpe, collanine, occhiali, foto col centurione, un giro in carrozzella e molto altro.<br />All'ingresso del Colosseo c'è una fila di un centinaio di metri, quasi tutti stranieri, e attorno a loro un mercato rumoroso.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3534.jpg"><img alt="IMG_3534.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/03/IMG_3534-thumb-470x313-3649.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a><br /></div><div><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3539.jpg"><img alt="IMG_3539.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/03/IMG_3539-thumb-470x313-3651.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a></div><div><br />E poi ci sono i centurioni che ti offrono una foto in loro in compagnia, personaggi che avete visto nel <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roma_%28film%29"><b>Roma</b></a> di Fellini, molti sono dei pregiudicati che vengono dalle periferie e gestiscono questo business chiuso, se non sei del loro giro te lo scordi di metterti armatura e calzari.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3523.jpg"><img alt="IMG_3523.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/03/IMG_3523-thumb-470x313-3653.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a><br /></div><div><br />Una terra di nessuno, i vigili guardano indolenti, i turisti sono il miele, attorno api fastidiose e insistenti.<br /><a href="http://www.gazzettagastronomica.it/2012/colosseo-panini-e-centurioni/">La Soprindente Archheologica</a> di Roma ha ingiunto, con lettera ultimativa al Sindaco Alemanno, di sgombrare tutto entro venerdì che, guarda caso, è il <b>Venerdì Santo</b> della Via Crucis papale che si svolge proprio in zona.<br />Da lunedì, Pasquetta, tutto tornerà come prima perché questa è Roma, capitale di un'Italia sempre più al Sud dell'Europa.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3551.jpg"><img alt="IMG_3551.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/03/IMG_3551-thumb-470x313-3655.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a><br /><br /><br /><br /><br />Foto di S. Bonilli<br /></div>]]>
        
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    <title>Prendete una testa di cinghiale, disossatela...</title>
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    <published>2012-03-28T13:17:18Z</published>
    <updated>2012-03-28T14:16:30Z</updated>

    <summary> La ricetta recita così : &quot;Dopo aver rasato, disossato e ben lavato la testa del cinghiale, la si taglia in più pezzi a seconda delle dimensioni iniziali...&quot;Sento già i lamenti - Dio che schifo, nooo... una testa di cinghiale...!?!...</summary>
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        <name>Stefano Bonilli</name>
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        <![CDATA[<a href="http://blog.paperogiallo.net/cinghiale.jpg"><img alt="cinghiale.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/03/cinghiale-thumb-470x618-3636.jpg" class="mt-image-none" style="" height="618" width="470" /></a> <div><br />La ricetta recita così : "<i>Dopo aver rasato, disossato e ben lavato la testa del cinghiale, la si taglia in più pezzi a seconda delle dimensioni inizial</i>i..."<br />Sento già i lamenti - Dio che schifo, nooo... una testa di cinghiale...!?! - di chi non sa che questa è una delle ricette più antiche, rare e anche buone della tradizione maremmana e in particolare di Castagneto Carducci.<br />Per questo quando ho trovato la ricetta tradizionale e la scheda del ristorante Da Ugo di Castagneto Carducci, dove in questo periodo la potete ordinare, a pag 209 della <i><b>Cucina ritrovata</b></i>, sottotitolo -<i> I piatti della tradizione spariti dai menù, i locali dove è ancora possibile gustarli</i> - ho pensato che valeva la pena recensire il libro curato da <a href="http://www2.ilmangione.it/magazine/articolo.php?id_articolo=4608">Andrea Guolo</a>, direttore responsabile de <a href="http://www2.ilmangione.it/index.php">ilmangione.it</a>, perché il lavoro era frutto della ricerca e della collaborazione dei lettori del Mangione, il portale 2.0 che dà ai lettori la possibilità di recensire i locali dove mangiano e raccontare le ricette della cucina regionale.<br />Un bel libro che ogni appassionato deve avere e che non avevo visto in libreria dove montagne di ricettari ingorgano ormai gli scaffali.<br />Avevo letto del libro in uno dei molti quotidiani che mi spupazzo ogni mattina e non avendolo visto nella solita Feltrinelli l'ho ordinato su Amazon ricevendolo, con lo sconto, dopo tre giorni.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_1280.jpg"><img alt="IMG_1280.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/03/IMG_1280-thumb-270x360-3638.jpg" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0 20px 20px 0;" height="360" width="270" /></a>Pensavo fosse uno dei tanti libri che ingolfano la mia libreria e già maledicevo il fatto che non fosse in edizione Kindle o per iPad quando sono arrivato a leggere della testa del cinghiale di Castagneto e poi, continuando a sfogliare, della <i>Coscia della Zita</i>, piatto nel quale, storia, sesso e leggenda si mescolano in un piatto che, a quel che ho letto, dovrebbe essere molto buono.<br />Così ho studiato il libro a fondo e mi è piaciuto perché affonda nelle nostre ricette più regionali della cucina italiana, alcune quasi scomparse, altre famosissime ma con molte varianti, come per il caso della cotoletta alla milanese.<br />Ogni ricetta è preceduta dalla storia e, come nel caso della cotoletta alla milanese, si racconta che il maresciallo Radeztky... tranquilli, non l'abbiamo copiata noi dall'invasore austriaco ma loro da noi ribattezzandola Wiener schnitzel.<br />Quanto alla testa di cinghiale, quella si l'ho mangiata molte volte perché per anni ho avuto una casa sulla Bolgherese, prima che la zona diventasse cara come Via Montenapoleone e ci arrivasse Angelo Gaja a metter su cantina.<br />Fino a quando c'era solo la vigna della Sassicaia affacciata sulla Bolgherese e i cavalli della Dormello Olgiata, il viale dei cipressi era solo un verso di una poesia scritta da un signore al quale piaceva molto mangiare.<br />Anche la testa di cinghiale.<br /><br /><b>La cucina ritrovata<br />a cura di Andrea Guolo<br />Morellini Editore<br />pag. 344<br />€ 17,90</b><br /></div>]]>
        
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    <title>Pasta del carrettiere e sugo di tonno</title>
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    <published>2012-03-26T13:17:47Z</published>
    <updated>2012-03-26T13:36:03Z</updated>

    <summary> La pasta del carrettiere è un vecchio formato non più in commercio, la si dava come compenso per il pranzo ai carrettieri che consegnavano la semola ai pastifici di Gragnano.Sabato siamo andati in Via dei Campi a trovare Peppe...</summary>
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        <name>Stefano Bonilli</name>
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        <![CDATA[<a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3465.jpg"><img alt="IMG_3465.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/03/IMG_3465-thumb-470x705-3626.jpg" class="mt-image-none" style="" height="705" width="470" /></a> <div><br />La <i>pasta del carrettiere</i> è un vecchio formato non più in commercio, la si dava come compenso per il pranzo ai carrettieri che consegnavano la semola ai pastifici di Gragnano.<br />Sabato siamo andati in Via dei Campi a trovare <a href="http://www.pastificiodeicampi.it/">Peppe Di Martino</a> e c'erano alcune casse di questi prototipi di <i>pasta del carrettiere</i> che sarà prossimamente messa in commercio.<br />Ne ho portati a casa due chili per provare a cucinarla con un sugo adatto.<br /><br /><b>Pasta del carrettiere in sugo di pomodoro e buzzonaglia di tonno</b><br /><br /><i>500 gr di pomodori pelati<br />200 gr di buzzonaglia di tonno<br />una cipolla<br />una manciata di capperi<br />un cucchiaio d'olio<br />sale e pepe</i><br /><br /><i>In una padella capiente ho messo la cipolla tagliata abbastanza grossa a imbiondire e poi ho aggiunto i pomodori pelati e ho fatto cuocere il sugo per 15 minuti. A cottura ultimata ho aggiunto la buzzonaglia di tonno e i capperi.<br />In una pentola con abbondante acqua ho cotto per 16 minuti la pasta del carrettiere senza spezzarla e a cottura ultimata con una pinza per la pasta ho preso i grossi bucatini-non bucati e li ho fatti saltare in padella per amalgamare il tutto e serviti con una spolverata di pepe.</i><br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3449.jpg"><img alt="IMG_3449.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/03/IMG_3449-thumb-470x313-3628.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a><br /><br />Grande piatto dai sapori forti, il tonno molto primitivo, la dolcezza delle cipolle, l'acidità dei pelati e poi la pasta, compatta, insolita per il suo spessore, buona da masticare e forse da cuocere 15 minuti e non 16 se vi piace molto al dente.<br />Mi sono trovato bene nella parte del "<i>collaudatore di prototipi</i>" e magari ripeterò l'esperimento con altri formati non in commercio anche perché, come molti italiani, sono un vero <i>pastaro</i>.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3456.jpg"><img alt="IMG_3456.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/03/IMG_3456-thumb-470x313-3630.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a><br /><br /><br /><br />Foto S. Bonilli<br /></div><div><br /></div>]]>
        
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    <title>Anatre e Monfortino</title>
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    <published>2012-03-23T13:17:33Z</published>
    <updated>2012-03-23T17:01:11Z</updated>

    <summary> La cena l&apos;avevamo costruita attorno a due bottiglie di vino, una doppia magnum di Pergole Torte 1990 e una magnum di Monfortino 1970.Protagoniste due anatre mute del Podere Lo Spicchio in Val D&apos;Orcia che abbiamo cucinato seguendo la ricetta...</summary>
    <author>
        <name>Stefano Bonilli</name>
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        <![CDATA[<a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3409.jpg"><img alt="IMG_3409.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/03/IMG_3409-thumb-470x313-3618.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a> <div><br />La cena l'avevamo costruita attorno a due bottiglie di vino, una doppia magnum di <b>Pergole Torte 1990</b> e una magnum di <b>Monfortino 1970</b>.<br />Protagoniste due anatre mute del <a href="http://spicchio.logomatica.it/">Podere Lo Spicchio</a> in Val D'Orcia che abbiamo cucinato seguendo la ricetta dell' <i>Anatra in porchetta</i> di una degli ospiti della serata, Annalisa Barbagli.<br /><br /><b>Anatra in porchetta</b><br />1 anatra completa di ventriglio e fegatino<br />2 fette di pancetta stesa spesse 1/2 centimetro<br />10 spicchi d'aglio<br />1 cucchiaio di semi di finocchio selvatico<br />sale e pepe<br /><br />Ovviamente nel nostro caso la ricetta è stata moltiplicata X 2 perchè 2 erano le anatre.<br /><br /><i>Abbiamo fiammeggiato l'anatra, ripulita la pelle dalle penne e svuotata, lavata e asciugata anche internamente.<br />Su un piatto abbiamo messo un cucchiaino di sale, una macinata abbondante di pepe e abbiamo mescolato con i semi di finocchio.<br />Abbiamo tagliato la pancetta a quadratini e li abbiamo passati nei semi di finocchio.<br />Svuotato il ventriglio e ripulito il fegatino da tracce di fiele, li abbiamo lavati e tagliati a pezzetti e mescolati con pancetta e spicchi d'aglio non spellati.<br />Abbiamo messo tutto dentro l'anatra e cucito con un grosso ago e filo bianco e robusto.<br />Insaporita l'anatra anche all'esterno con sale e pepe l'abbiamo messa assieme all'altra anatra in una teglia munita di una piccola griglia sul fondo e messa nel forno già caldo a 190°<br />Durante la cottura abbiamo girato spesso le due anatre e ogni tanto abbiamo punzecchiato la pelle per fare uscire il grasso.<br />Le due anatre le abbiamo cotte per ore 1,45 e negli ultimi dieci minuti di cottura abbiamo rialzato la temperatura fino a 220° per far diventare la pelle ben asciutta e croccante.</i><br /><br />La carne era soda e saporita, si capiva che erano animali allevati biologicamente e a terra, a questo punto dovevamo completare l'abbinamento con il vino.<br />La doppia magnum di Pergole Torte 1990 è risultata dolorosamente svanita quanto a vino per via di un difetto del tappo e quindi rimarrà come ricordo la bottiglia, l'etichetta e l'idea che sarebbe stato un gran bere.<br /><br /><img alt="IMG_1208-thumb-470x626-3592.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/IMG_1208-thumb-470x626-3592.jpg" class="mt-image-none" style="" height="626" width="469" /><br /><br /></div><div><br /></div>]]>
        <![CDATA[<a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3379.jpg"><img alt="IMG_3379.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/03/IMG_3379-thumb-470x313-3621.jpg" class="mt-image-none" style="" height="313" width="470" /></a><div><br />Così abbiamo affiancato al <b>Monfortino</b> un <a href="http://www.louislatour.com/pages/index.php?id_page=41&amp;id_vin=7"><b>Grands Echezeaux Louis Latour 2002</b></a> per non farci mancare nulla e sostituire almeno in parte la grande bottiglia di Pergole Torte 1990 evaporata.<br />A me come padrone di casa è toccata una coscia d'anatra, buona, soda, saporita, una carne assolutamente diversa da quella che si trova abitualmente in commercio, e con i primi sorsi di Pinot Noir, la cena è decollata.<br />Maurizio Cortese era arrivato da Napoli attirato da cotanto bere con un casatiello da sballo, <i>made by his wife <a href="http://www.gazzettagastronomica.it/2012/pasta-e-piselli/">Cristina Lontananza</a></i>.<br />Essendo in otto a tavola del Pinot Noir ne abbiamo bevuto un bicchiere scarso a testa, poi si è passati alla magnum di <b>Monfortino 1970</b> e qui si è entrati in un'altra dimensione perché il vino, che alla vista si capiva che era maturo, al palato sembrava quasi giovane, una acidità perfetta, i tannini morbidi e dolci, un vino di personalità impressionante e al cui confronto la bottiglia di Grands Echezeaux appariva piccola cosa.<br />L'anatra era superba e ad accompagnare le carni del petto, delle ali, delle cosce un contorno di rape e cipolline glassate.<br />Ma è stato il vino il grande protagonista della serata, un'esperienza memorabile provocata da una bottiglia che era stata un regalo del grande <b>Giovanni Conterno</b> quando ero andato a trovarlo in cantina alla metà degli anni '90.<br /><br /><a href="http://blog.paperogiallo.net/IMG_3418.jpg"><img alt="IMG_3418.jpg" src="http://blog.paperogiallo.net/assets_c/2012/03/IMG_3418-thumb-470x705-3623.jpg" class="mt-image-none" style="" height="705" width="470" /></a><br /></div><div><br />Quello che segue è un articolo dedicato al Monfortino e al suo "inventore", pubblicato nel <a href="http://archiviostorico.corriere.it/1994/settembre/25/piacere_del_vino_co_10_9409257324.shtml"><i>Corriere della sera</i> del 25 settembre 1994</a>, quando collaboravo al quotidiano di via Solferino<br /><b><br />il piacere del vino</b><br /><br />&nbsp;<i>Questa volta parliamo di un mito. Anche se a Roma sembra estate, anche se i grandi vini rossi fanno paura e hanno la cattiva fama del prezzo elevato, anche se non ne capite niente e il vino e' per voi un liquido poco piu' che colorato. Questa volta parliamo di Giovanni Conterno di Monforte d' Alba e dei suoi vini e tra questi vi raccontiamo la leggenda del Barolo Riserva Monfortino, uno dei piu' grandi vini del mondo. La storia e' tipicamente italiana. In Germania i vini di Conterno Giovanni sono un "cult", attesi ed esauriti appena in commercio, presenti nelle carte dei vini dei piu' grandi ristoranti, nelle cantine private di ogni appassionato, esaltati in tutte le rubriche. In Italia Giovanni Conterno viene confuso con il fratello Aldo, anche lui un grande, e i suoi vini sono sconosciuti, li trovate con difficolta' in enoteca, quasi mai al ristorante e, comunque, scordatevi il Monfortino, un vino che hanno in pochi e bevono o hanno bevuto ancora in meno. Ma cosa avra' di speciale questo Monfortino, penserete voi. E, come dicevamo, uno dei grandi vini del mondo perche' e' ottenuto da una selezione, che si fa solo nelle migliori annate, di uve provenienti dai vigneti di proprieta' dell' azienda. Perche' e' ottenuto con una particolare lavorazione basata sulla durata della fermentazione che arriva fino a 30 33 giorni tenendo sempre le vinacce sommerse. Perche' l' invecchiamento in botti di rovere dura ben 7 anni. Oggi inizia a essere in commercio il 1987, annata, generalmente mediocre. Mediocre per gli altri, non per il Monfortino che, anche nel 1987, risulta eccezionale. Del resto il fatto non vi deve stupire perche' vi trovate di fronte a un vino che ha pochi rivali al mondo, un numero uno assoluto. Ma se giunti a questo punto pensate di acquistare il Monfortino 1987 dovete avere anche chiaro che un vino simile non va bevuto subito. Certo, si puo' fare tutto, anche questa sciocchezza, ma pensate che una delle caratteristiche del Monfortino e' la sua infinita capacita' di invecchiamento. Per questo motivo il vostro 1987 mettetelo in cantina, ovvero in un posto buio, a temperatura costante, lontano da fonti di calore e di rumore e cercate le annate precedenti, il Barolo Riserva Monfortino 1970, ' 71, ' 74, ' 78, ' 82, ' 85. Se le trovate scoprirete che costano molto, e sempre di piu' in relazione all' annata. Arrivati a questo punto e se ancora il Monfortino vi tenta potete essere solo degli appassionati gia' con una vostra esperienza perche' stiamo parlando di bottiglie da centomila lire e piu' . Naturalmente potete decidere un progressivo avvicinamento ai vini di Giovanni Conterno iniziando con il Dolcetto d' Alba ' 93 e con la Barbera d' Alba ' 93, nella loro tipologia, dei grandi, per poi passare al Barolo Cascina Francia, uno dei giganti delle Langhe. Le annate ' 85, ' 87, ' 89 e ' 90, l' ultima uscita, da poco in commercio, sono semplicemente strepitose, in linea con la tradizione della cantina. E, del resto, non poteva essere altrimenti se da queste vigne e da questa azienda nasce il Barolo Riserva Monfortino. Conterno non ha una organizzazione di vendita per cui in cantina si assiste al continuo arrivo di clienti, amatori, ristoratori, giornalisti provenienti da tutto il mondo. Se volete acquistare una delle grandi bottiglie forse dovrete far parte di questa schiera. Ma ne vale la pena. Azienda Giacomo Conterno; Loc. Ornati, 2 12065 Monforte d' Alba (Cuneo), tel. 0173.78.221</i><br /><br />Pagina 50&#8232; (25 settembre 1994) - Corriere della Sera<br /><br /></div>]]>
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